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giovedì, Maggio 23, 2024

Don Marco Pozza: “La chiesa non è un museo, è un giardino da coltivare e bisogna sporcarsi le mani”

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Don Marco Pozza ad Ischia per parlare di più argomenti soprattutto quello che, in qualche modo, sta richiamando l’attenzione anche dei grandi leader mondiali che è quello dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla vita degli uomini. Il Papa interverrà al G7 e ha già in qualche modo chiarito la posizione della chiesa. Davvero ci sono pericoli?
“Non bisogna ridurre la realtà a slogan, ma cercare di comprendere i diversi aspetti che la caratterizzano. Questo vale anche per la sfida dell’intelligenza artificiale, che richiede uno sguardo attento e non pregiudiziale. Trovo molto significativo che Papa Francesco nel suo messaggio abbia collegato l’intelligenza artificiale alla sapienza del cuore. Infatti, uno strumento non è in sé buono o cattivo, ma dipende dall’uso e dall’intenzione che se ne fa. L’intelligenza artificiale, quindi, non è qualcosa di bene o di male? Dipende. Se io voglio diventare consumatore passivo degli algoritmi, è qualcosa di seducente.

Se io voglio coltivare il mio cuore di libertà, allora è uno strumento, non è il fine da raggiungere. Certamente, come tutte le cose che nascono dall’intelligenza umana, c’è sempre questo rischio di voler diventare come Dio, cioè di essere capaci di spiegare tutti i misteri o magari evitando anche la fatica. Quindi se invece di studiare, approfondire, riflettere per fare una tesina la trovo già fatta su internet e chiaramente ringrazio che ci sono però tutto sta se nella vita si vuole arrivare sulla cima attraverso una scorciatoia che a volte è pericolosa oppure attraverso la strada normale, quella faticosa”.

Sappiamo che lei ha rapporti con il Papa ormai questo è notorio ci può raccontare qualcosa in più
“Vorrei dire che tutti dovremmo avere un legame con il Papa, perché avere un legame con Pietro significa essere sulla via giusta verso Cristo. Certamente nella mia vita ho vissuto questa esperienza di grazia personale, non professionale, attraverso la quale ho potuto sentire cosa vuol dire essere perdonato, cosa vuol dire la misericordia di Dio nella storia fallimentare di una persona come la mia. E questo mi fa provare un grande debito verso Dio. Quindi impari piano piano a guardare anche chi sbaglia, anche l’altro, con gli occhi con cui guarderebbe Dio, perché sei stato perdonato e quindi non ti senti in colpa verso Dio. Questa è la mia piccola avventura. Poi tutto il resto è parte di quell’atto spirituale di salvezza dell’anima che non voglio rendere pubblico a nessuno. Mi sembra giusto, anche se voglio testimoniare, per quel che conta, che ne vale la pena”.

Viviamo sempre di più una società multiculturale a tutti i costi vogliono azzerare quella che è l’identità del Vangelo al di là delle professioni delle fedi e in qualche modo viviamo questa sorta di confusione da una parte l’inclusione e quindi la necessità di essere di accoglienti e dall’altra parte però, allo stesso modo, poi quando si difende la nostra identità di quelli che credono nel Vangelo e nelle Sacre Scritture siamo medievali
“Penso di essere stato fortunato perché non ho mai dovuto difendere un confine o una proprietà privata. Sono cittadino di uno Stato che si estende dalle Alpi alle piramidi, quasi. Sono figlio di un mondo che ormai è un villaggio globale. E sono contento che il punto di partenza, il punto di ingresso nella mia vita, sia stata una bellissima storia di fede, raccontata in modo spontaneo ed esemplare, senza costrizione. Nella mia famiglia ho trovato un ambiente dove mi sento a casa, e quindi quando uno è orgoglioso della sua famiglia, quando uno sta bene a casa, non ha paura di lasciare la porta aperta, di lasciare la chiave perché qualcuno possa entrare. Quindi a volte la diffidenza e anche il tentativo di considerarci gli unici detentori di una verità. Questa rigidità dogmatica, secondo me, è tipica di quelle persone che non hanno ancora fatto pace con se stesse e con la loro storia.

Ripeto, oggi il mondo ci chiede di essere cittadini senza frontiere. D’altro canto capisco anche la difficoltà di confrontarci con il diverso, che non è solo un diverso di fede, di religione, di cultura, è un diverso anche per storia. La mia difficoltà di confrontarmi con gente che ha fallito nella vita, con gente che ha commesso crimini orribili. La mia difficoltà di confrontarmi con il problema del male, con il mistero del male, perché, come direbbe Calvino, anche il male è prodigo nei suoi misteri. Ma non ho mai pensato che si possa crescere, che un bruco possa diventare farfalla, senza fare lo sforzo di rompere il guscio. Questa è l’avventura della mia vita”.

Spesso questo è uno dei temi che almeno sull’isola affrontiamo. Ischia è una comunità molto legata a quella che la tradizione cattolica che diciamo ha influenzato parecchio la nostra storia. Molto spesso il credente normale fa la differenza tra il prete 2.0 ovvero magari come potrebbe essere lei come potrebbe essere Don Carlo e magari il prete 1.0, quello che cammina con ancora gli abiti da prete che in qualche modo vive una vita tra virgolette più sotto una forma di galateo
“Dall’interno, si sente questa differenza, ma io non sono in grado di giudicare la fede di un sacerdote, il suo amore per Dio. Penso però di sapere una cosa: che non c’è un prete 2.0 o 5.0, non c’è un prete di strada o di chiesa, c’è il prete. E come si dice da me, ognuno fa il fuoco con la legna che trova. Il Signore chiama degli uomini con una storia vera, con un carattere diverso dagli altri, e con quella storia lì personalizza la sua chiamata. Così ognuno incontra Dio nella sua strada. Penso che più dell’aspetto conti la testimonianza, conti il fatto di dire alla sera, non sono stato il prete più bravo del mondo, ma sono stato il prete che avrei potuto essere. Questa testimonianza il mondo ne ha bisogno. Poi, tra preti e tra cristiani, resta da decidere. No? Se conservare un bellissimo museo, così come sta diventando purtroppo la fede cristiana in molti luoghi, oppure se curare un giardino che, anche se pieno di erbacce, direbbe mio nonno, sotto la terra è buona. Per conservare un museo basta togliere la polvere, curare un giardino, magari con le erbacce, richiede di sporcarsi le mani. Usare la zappa e usare il concime, anche la merda, anche il letame, per far crescere tutto questo”.

In chiusura in questa piacevole conversazione le volevo chiedere dove sta andando la nostra società, il nostro mondo parlando di intelligenza artificiale. Ma io penso che i problemi forse più aggressivi che oggi abbiamo sono il porno libero e accessibile e le varie devianze che i social accentuano, facilitano e creano delle comfort zone pericolose. Dove stiamo andando?
“Secondo me, il mondo segue la direzione che ha scelto. No, non può esserci felicità se non c’è libertà, anche la libertà di allontanarsi da Dio. Ma a me interessano molto tutte queste tra virgolette tentazioni che lei ha menzionato, perché nel mio Paese si dice che uno non può dire di essere casto se non è tentato. È la tentazione, è il momento della tentazione che ci fa vivere il mistero della libertà. Quindi è l’uomo che deve scegliere dove andare e a seconda della sua scelta troverà degli strumenti per il bene o per il male. Ma questo è il mistero della libertà di fronte al quale, e mi preme sottolinearlo per il contesto in cui lavoro, il carcere, anche Dio si inchina e si ferma, perché non può esserci felicità senza libertà, anche la libertà di allontanarsi da Dio.”

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