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giovedì, Maggio 23, 2024

Chiara Conti: “La DADA? Un moderno fallimento!”

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Per capire bene il fenomeno DADA e il disastro annunciato che si vivrà a Forio, abbiamo chiesto a Chiara Conti, l’ex dirigente scolastica del Comprensivo 1 di Forio (vera conoscitrice della scuola foriana) un commento da pedagogista. Un commento esterno che può servire a comprendere il fenomeno.

Chiara Conti
Cos’è la DADA, termine che stiamo sentendo sempre più spesso? Si può dire che non è l’ultimo “ritrovato metodologico”. Fa parte della didattica per ambienti (o scenari) “intuita” da tempo (se ne inizia parlare tanti anni or sono, forse nel 1993. Si parlava allora di organizzazione degli spazi di apprendimento e mobilità). Ora sembra essere tornata in auge (in molte scuole della Repubblica già la attuano, ho sentito dire. Che coraggio!) con tutti gli sviluppi e gli abbellimenti del caso e se ne parla con gran fermento e intenso interesse.
Per chiarire il concetto riporto, in sintesi quanto reperito: “Il termine DADA è un acronimo di Didattiche per Ambienti Di Apprendimento: le aule diventano come un ambiente attivo di apprendimento. Esse infatti vengono personalizzate per ognuna materia, e quindi non sono assegnate alla classe, bensì ai docenti: ogni aula rispecchierebbe una disciplina, e gli alunni si sposterebbero da un’aula all’altra nel cambio di lezione (proprio come succede negli Stati Uniti)”. Ma devono essere arredate, almeno di 50 mq. e attrezzate con moderne tecnologie e ovviamente se ogni disciplina (13 alle medie) ha un’aula, occorrono 13 aule per ogni classe… in quale scuola esistono tante aule?

Per semplificare ulteriormente si può parlare (con esagerazione) di rivoluzione copernicana. Non sono gli insegnati a muoversi, ma gli alunni che, ad ogni lezione, cambiano aula (non hanno una loro classe).

Così, dicono, i nostri ragazzi non saranno costretti a stare fermi e immobili per ore su scomode sedie (questa è una bella immagine propagandista ma, come sanno tutti, almeno chi insegna veramente, ciò non avviene mai), bensì si sposteranno ad ogni nuova lezione in ambienti-classi costruiti appositamente per insegnare quella determinata materia perdendo almeno 20 minuti.
Saranno gli insegnanti a dover rimanere mummificati per ore e ore su una scomoda sedia (quasi una punizione) nella stessa classe.

LA TEORIA E LA PRATICA
Ottimo. Immaginiamo la scena. Al suono della campanella in ogni classe i ragazzi rumorosamente si alzano. Alcuni prendono il pesante zaino, altri un libro (quello giusto?), qualcuno un tablet (magari scarico), c’è anche chi non prende nulla. Fatta questa prima operazione escono da quella classe e incontrano o si scontrano con i colleghi-allievi usciti dalle altre aule. Negli stretti corridoi si formano ingorghi, file, assembramenti. Chi si ferma a parlare con una bella compagna, chi ne approfitta per andare ai servizi, chi entra in un’aula di una materia sconosciuta (e seguirà un’alta lezione), chi ne approfitta per fermarsi alle macchinette o sgattaiolare nell’ufficio dei bidelli. Qualcuno potrebbe anche fare una puntatina a casa, annoiato dalle troppe lezioni.
Tutta la scuola in movimento, il corridoio sembra la via principale di una città (ci vorrà un vigile?). Gli alunni diventano passanti, viaggiatori, vagabondi o pellegrini in cerca di un ‘ubi consistam’.

Alla fine, quando riescono a trovare (non è detto tutti) l’aula giusta per quella determinata lezione, inizia il processo di individuazione posti (il posto della settimana passata potrebbe essere stato occupato da un compagno arrivato prima) e di sistemazione sulle scomode e dure sedie. Non è finita. Bisogna rintracciare dallo zaino il libro giusto (“Oh, perbacco, l’ho dimenticato a casa”) e concentrarsi per la lezione.
Fatto tutto questo ci si rivolge vero il professore spazientito e irritato da tanta attesa e finalmente si può dare avvio a una lezione certamente molto fruttuosa.

Ecco la fantastica DADA.
D’altronde per cambiare ci vuole tempo e accordo tra docenti e genitori.
In realtà i fautori (ed esperti) di questo innovativo sistema scolastico, con una brillante propaganda e tanti soldi per fare la propaganda… ne esaltano tutti i benefici. Il rapporto movimento e pensiero risolverà tutti i problemi degli studenti, che, senza sforzo, contenti e felici apprenderanno pienamente ogni cosa (andate a leggere i libri sull’argomento, se non ci credete). Un vero moderno fallimento. Per amore della verità ci sono in Italia alcune Scuole che hanno fatto tale scelta ma hanno i locali, le aule, i laboratori e hanno attivato formazione seria per tutti i docenti per almeno tre anni e i genitori sono concordi e seriamente coinvolti

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