I soliti buontemponi hanno attribuito il merito della mancanza negli ultimi sette giorni di miei interventi pubblici sulle elezioni di Lacco Ameno sul fatto che sarei stato minacciato da componenti dell’entourage di Domenico De Siano di gravi ritorsioni personali -dirette e indirette- in caso di loro vittoria.
Altri, invece, vanno in giro dicendo che ultimamente avrei preferito restare sulle mie dopo aver constatato che, ormai, all’ombra del Fungo si respira aria di sconfitta per Giacomo Pascale e i suoi. Voglio rassicurarVi tutti, amici Lettori: sono falsissime e prive di qualsiasi fondamento entrambe le voci! Grazie a Dio, ho anche tantissimo altro da fare e di cui scrivere piuttosto che appiattirmi sul destino di una comunità che, da sola, nel bene o nel male, saprà orientarsi al voto e scegliere il proprio destino.
E questo orientamento prescinde dalla partecipazione pubblica a questo o quell’evento di piazza organizzato dalle singole fazioni. Anzi, se proprio volete saperlo, una valutazione attenta di quel tipo di fenomeno lascia pendere l’ago della bilancia nettamente a favore della lista “Il Faro” e di Giacomo Pascale. E Vi spiego il perché!
Ho già avuto modo di analizzare, quando De Siano e i suoi si “esibirono” a Piazza Santa Restituta, la natura di un certo affollamento: gente costretta a partecipare, “immigrati” foriani, ischitani e casamicciolesi “a comando”, familiari dei candidati e pochi veri elettori di parte. Dalla parte di Giacomo, invece, a prescindere dalle avverse condizioni meteo di due eventi su tre, la partecipazione spontanea è stata senza dubbio superiore. E sebbene i numeri in piazza sotto certi aspetti potrebbero ingannare, anche nella precedente competizione elettorale furono tantissimi a non esporsi, ma altrettanti a recarsi alle urne e, contro ogni più rosea previsione della controparte, votare nel rispetto delle proprie convinzioni pur rischiando di essere sotto ricatto e a rischio vendetta del “padrone”.
Resto fermamente convinto dell’inopportunità, da parte dei cittadini-elettori di Lacco Ameno, di riportare Domenico De Siano e i suoi alla guida del loro Comune e, soprattutto, a renderli nuovamente artefici del ritorno a un futuro a tinte fosche che sa tanto di passato, di un modus operandi a vantaggio di pochi e del consolidamento del potere politico nelle mani di chi detiene già fin troppo abbondantemente quello economico.
Oggi, ritroviamo da una parte chi prova, con tutti i limiti del caso, a proseguire una prospettiva amministrativa fondata sul confronto, sulla presenza costante sul territorio, sulla disponibilità all’ascolto e su una visione moderna e “pubblica” del paese; dall’altra c’è invece chi continua ad interpretare la politica come esercizio privatistico del controllo assoluto del territorio, gestione del consenso attraverso dinamiche antiche e perpetuazione di un sistema di relazioni che ha già mostrato nel tempo tutte le proprie crepe e il proprio fallimento.
Non è un mistero che Lacco Ameno attraversi una fase delicatissima. Le difficoltà economiche delle famiglie, il commercio in sofferenza, il turismo che cambia pelle, il disagio giovanile, la necessità di completare nel migliore dei modi la ricostruzione e le tante opere pubbliche avviate dall’amministrazione Pascale sono tutte situazioni di fatto che richiedono coraggio, competenza e soprattutto libertà da condizionamenti, da interessi trasversali, da logiche personalistiche che troppo spesso hanno piegato il bene comune a vantaggio di pochi privilegiati.
Domenica e lunedì saranno i lacchesi a parlare. Lo faranno senza filtri, senza intermediari e senza possibilità di manipolare la realtà. E qualunque sarà il verdetto delle urne, esso meriterà rispetto. Perché Lacco Ameno merita molto di più di una semplice resa dei conti tra gruppi di potere: ha bisogno di proseguire la sua stagione di libertà, trasparenza e autentico rinnovamento che, nel loro piccolo, solo Giacomo Pascale e i suoi potranno continuare a garantire.
