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mercoledì, Giugno 12, 2024

Un altro anno scolastico è finito

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LE STORIE DI SANDRA MALATESTA| E un anno scolastico è finito e l’estate incombe e qui sulla nostra isola si avverte di più tutto, ogni sensazione, perché Ischia non vive per sé stessa e i suoi abitanti, ma è un’isola che ospita tante altre persone. Gli ultimi gironi di scuola regalano un senso improvviso di sentirsi liberi da impegno quotidiano e, allo stesso tempo, sembra che di colpo non si abbia niente da fare e che il tempo passi lento lento. Penso spesso a quegli ultimi minuti nell’androne della Scuola Media “Giovanni Scotti” di Ischia dove ho insegnato per tanti anni. Una marea umana sulle scale nell’androne, tutti in attesa fino a quel suono, quando un boato dà l’avvio all’uscita da scuola e le porte sebbene aperte, sembrano troppo strette. E poi si pensa al riposo, a non orari, a poter andare più piano. E mentre le scuole e i vari Istituti chiudono i battenti, tutto intorno è un’apertura, sono colori, sono lavori per fare belli i negozi dopo le piogge e il cattivo tempo, sono gli alberghi che fin da Pasqua hanno riaperto e sono tanti e tanti bambini piccoli che forse dovranno stare ancora un poco all’asilo prima di giungere all’ultimo giorno.

Non vedo più in giro famiglie accompagnate da sensali, non vedo più carrozze con cavalli, non vedo più le nonne sedute sulle sedie di casa loro fuori ai vari portoni e, soprattutto, non sento più cantare dalle case con le finestre aperte. Io mi convinsi che il canto delle nostre mamme fosse una specie di medicina tranquillizzante, doveva essere così, altrimenti perché cantare? Tutto più faticoso per loro, lavare panni a mano, sfaccendare, cucinare, non uscire mai per mangiare una pizza sole con i mariti, e allora perché cantavano? Certo cantavano anche canzoni tristi come quella che mi faceva piangere e faceva così: “Partono i bastimenti per terre assai lontane piangono a bordo e son napoletani” oppure “Comm’ ci costa lacrime st’ America a nui napulitan, a nui ca ci chiagnimm’ o ciel’ e Napul…”

Eppure tornando da scuola a fine maggio, da tanti balconi aperti era un continuo di canzoni e come erano intonate le nostre mamme. Entrare a casa, essere stretti dai genitori, mettere finalmente tutti i libri fuori dalla cartella, posare il grembiule in un posto dove non si doveva vedere, erano I rituali dell’ultimo giorno di scuola, ma quello più bello era l’appuntamento alle tre sulla spiaggia per il primo bagno, che solo in pochi potevano fare perché molte mamme aspettavano San Pietro per darci il permesso. Ma capitava però, che qualcuno da dietro ci spingesse a mare e noi felici, invece che arrabbiati, sapevamo che le mamme non ci avrebbero sgridato perché; “Mamma non è colpa mia non volevo fare il bagno ma mi hanno buttata a mare”. E i giorni passavano veloci e la scuola diventava un ricordo, mentre le giornate di mare facevano da prime attrici. Ischia ogni giorno diventava più bella piena, di sole che da dietro al Castello girava per andare a dormire a Forio. E poi…già da fine giugno si ricominciava.

I compiti per le vacanze, erano pochi, ma le copie e le ricerche tante, per non parlare delle coniugazioni dei verbi che diventavano una cantilena. E ogni giorno quel suono della campanella dell’ultimo giorno di scuola, si pensava sempre meno. Dopo una quindicina di giorni di riposo, le mamme ci facevano cominciare a dire ad alta voce le tabelline, le coniugazioni dei verbi, anche se per pochi minuti al giorno. La cosa che non vedo succedere oggi è che noi spesso, seduti in cerchio sulla spiaggia, giocavamo alla gara dei verbi mettendo in palio o un’aranciata o un super santos. Vinceva chi non sbagliava mai niente per almeno tre volte. Quel gioco ci piaceva e lo facevamo spesso. Quando poi a scuola la maestra ci faceva fare le gare dei verbi noi e “Vascia a Marin” vincevamo sempre la fascia tricolore da indossare per una settimana, e siccome eravamo in tre, la indossavamo due giorni a testa. Tra gare di verbi, compiti per le vacanze, voglia di bagni e di giochi, ogni giorno il sole andava prima a dormire e noi tornavamo sempre prima a casa pieni di sale e di sabbia.

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