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mercoledì, Giugno 12, 2024

UE: Che strana campagna elettorale!

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Chico Forti era ancora arrivato all’aeroporto di Pratica di Mare a bordo del Falcon 2000 dell’Aeronautica Militare, che, sarà stata l’accoglienza della premier Giorgia Meloni, si è infiammata l’opposizione, immediatamente prodiga di commenti negativi ritenendo “non necessaria, ma anzi esagerata, la presenza della premier in aeroporto”. Alcuni giornali di parte hanno scritto: “Meloni svilisce lo Stato: onori alle vittime, non ai condannati”.
Ma è mai possibile? Si tratta delle stesse persone che sino a qualche giorno fa evocavano l’intervento del Governo per consentire a Chico Forti di tornare in Italia. Capisco che la memoria a volte faccia cilecca, ma qui rasentiamo il ridicolo!
L’ex magistrato e deputato del M5s, Cafiero de Raho, udite udite, ha esposto pensieri molto decisi è completamente in controtendenza con il M5S di qualche anno fa: «Credo che la presidente del Consiglio sia venuta meno alla propria immagine istituzionale». Ve li ricordate Di Maio e Conte ad accogliere Silvia Romano in abiti da estremista islamica? Non ci fecero una bella figura, ma ne presero gusto tanto che si impegnarono molto anche su Chico Forti!

Sul fatto che sia di fondamentale importanza che un detenuto italiano possa rientrare nel nostro Paese per eseguire la sua pena sembra ci sia il consenso di tutti, e dunque, ciò che si contesta cosa sarebbe? Che il detenuto è stato accolto dal presidente del Consiglio? Meloni ha fatto bene: ha portato a compimento lei l’operazione ed a lei il merito!
Nel 2020 tra l’altro, il Fatto Quotidiano parlava di Chico Forti descrivendolo come un “ex produttore televisivo detenuto da 20 anni”. Al tempo c’era per l’appunto il governo presieduto dal segretario del M5S, Giuseppe Conte con Luigi Di Maio agli Esteri. Entrambi avevano annunciato l’imminente ritorno a casa del velista trentino ed il quotidiano che chiaramente li supportava, descriveva Forti come “un uomo che si è sempre dichiarato innocente”. Il “sentiment” del Fatto Quotidiano nei confronti di Chico Forti adesso è radicalmente cambiato perché al governo c’è la Meloni! La copertina di domenica 19 maggio ha titolato “Benvenuto assassino” e poi descritto l’uomo come “uno spietato criminale”, di fatto, trasformando il caso da giuridico come quando in carica c’era un governo di centrosinistra, a fortemente politicizzato ora che al governo vi è il centrodestra.
E’ chiaro? A questi giornalisti, non frega di niente e nessuno se non della componente politica cui dare sponda o meno a comando!
Non c’è poi di che meravigliarsi se l’intervista a Chico Forti, firmata Rai abbia scatenato un inferno di polemiche. Aa tutti i costi si è voluta interpretarla come fosse uno spot elettorale del Governo, e non come un semplice servizio giornalistico.

Chico Forti adesso come adesso vuole incontrare la mamma, Maria Lonar Forti, che ha 96 anni e che non vede dal 2008. Il 65enne trentino, ex sportivo, ex imprenditore e produttore televisivo, è arrivato nel carcere Montorio di Verona e ha detto: «Spero un giorno di poter essere libero perché sono innocente».
È rientrato in Italia dopo 24 anni di detenzione in Florida, dove era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Probabilmente in Italia non avrebbe mai scontato una pena così lunga, ma sul suo caso le incognite sono davvero tante!
Forti si trasferì negli Stati Uniti dove divenne un produttore di documentari e programmi tv, e creò la casa di produzione Hang Loose, che trasmetteva programmi specializzati in sport estremi su SuperChannel e ESPN. Tra le sue produzioni, anche un documentario sul caso dell’omicidio di Gianni Versace, in cui veniva messa in dubbio l’integrità della polizia di Miami. Nel febbraio 1998 venne trovato il cadavere dell’australiano Dale Pike, figlio di Anthony, con il quale Chico Forti era in trattativa per l’acquisto dell’hotel Pikes di Ibiza a un prezzo irrisorio. L’uomo era stato ucciso con due colpi di pistola calibro 22. Secondo le ricostruzioni, Dale Pike, arrivato negli Usa il giorno precedente, era stato accompagnato in auto da Forti (che era andato a prenderlo in aeroporto) al parcheggio di un ristorante a Key Biscayne. È nei pressi di quel locale che, poche ore dopo, venne ucciso. Dopo alcuni giorni, Chico Forti venne interrogato come persona informata sui fatti dalla polizia di Miami. Nella prima convocazione, però, negò di avere incontrato l’australiano. La polizia scopre la bugia, detta – come spiegherà poi la difesa di Forti – per il timore di essere coinvolto in una vicenda tanto grave. Qualche giorno dopo, Chico Forti tornò al dipartimento per consegnare la documentazione relativa agli affari che stava intrattenendo con il padre della vittima. Si presentò senza avvocato, venne interrogato per 14 ore e ritrattò la prima versione dei fatti. Quindi venne arrestato, con l’accusa di omicidio, commesso insieme a un altro crimine, e cioè la presunta truffa ai danni di Anthony Pike. Secondo l’accusa, Dale voleva impedire a Forti di comprare l’albergo del padre al prezzo concordato, e per questo sarebbe stato ucciso. In seguito scagionato dai capi d’accusa che riguardavano la frode, il 15 giugno 2000, dopo un processo di 24 giorni, Chico Forti fu giudicato colpevole «per aver personalmente e/o con altre persone allo Stato ancora ignote, agendo come istigatore e in compartecipazione, ciascuno per la propria condotta partecipata, e/o in esecuzione di un comune progetto delittuoso, provocato, dolorosamente e preordinatamente, la morte di Dale Pike», e condannato all’ergastolo senza condizionale.

Chico Forti si è sempre proclamato innocente, dichiarando di essere vittima di un complotto ordito dalla polizia (di cui aveva parlato male nel documentario su Versace) e di prove circostanziali manipolate. Tutti i ricorsi nei vari appelli furono rifiutati senza motivazione.
La difesa dell’uomo sottolinea che la pistola calibro 22 con cui è stato ucciso Pike, anche se pagata da Chico, era in realtà in uso al vicino di casa Thomas Knott, un tedesco con precedenti per truffa, che aveva messo in contatto Forti con il padre di Pike per la vendita dell’hotel: «Il truffato è Chico Forti e non Pike. Perché l’albergo era un white elefant, un elefante bianco, una fregatura colossale per Chico, gravato di debiti e non più di proprietà di Pike», ha sostenuto la criminologa Roberta Bruzzone, che ha studiato a lungo il caso.
Nel corso degli anni, sono emersi dubbi sulla correttezza del processo e sulla qualità delle prove presentate contro Forti. Molti osservatori, tra cui giornalisti investigativi e legali, hanno criticato la condanna, sostenendo che Forti non avrebbe ricevuto un processo equo. Lo stesso fratello della vittima, Bradley Pike, nel 2020 ha scritto una lettera al governatore della Florida: «L’assassinio di mio fratello è stata una tragedia che mi ha perseguitato per due decenni. Ma aggiungere alla sua scia un uomo innocente che soffre, è una beffa troppo grande. Perciò io chiedo, per favore, che il signor Forti venga rilasciato dalla reclusione per evitare ulteriori sofferenze inutili e ingiustificate».
Per anni la famiglia di Chico si è battuta per un suo rientro in Italia e ha lanciato campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica sul suo caso e chiedere una revisione del processo: dopo anni di stallo, nel marzo 2024, la premier Giorgia Meloni ha annunciato la firma dell’accordo di trasferimento di Chico Forti in Italia, e qui le polemiche. Chico intanto continuerà a scontare la sua pena, anche se potrà ottenere permessi e libertà condizionata.
Questo caso come si può consentire di politicizzarlo? Tra l’altro nel mentre di una competizione elettorale come quella delle europee!
Quattro mesi fa un dato sembrava difficilmente incontrovertibile: l’Europa sta virando a destra e non cambierà rotta.

Ecco, adesso come adesso, la sterzata è più netta di quanto fosse lecito ipotizzare. Rilevante è la somma dei seggi che potenzialmente i gruppi di destra potrebbero raccogliere: oltre 170, rispetto agli attuali 141 del gruppo Socialisti & Democratici. Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia vengono accreditati di una forbice di consensi in crescita, che oscilla fra il 28 ed il 30% e 25/27 europarlamentari. Per la premier si profila un ulteriore netto successo, sedimentato su un’azione di governo incentrata sulla pacatezza, la preparazione e la capacità d’intervento personale. Elly Schlein e il Pd pur con tutte le lacerazioni interne tipiche della sinistra, vengono accreditati di una forbice fra il 19 e il 21% di consensi e 18/19 europarlamentari.
Matteo Salvini e la Lega rischiano di uscire stravolti dal voto europeo e sono accreditati di una forbice di consensi che oscilla fra il 5 e il 7% con soltanto fra 6 e 9 europarlamentari.
Giuseppe Conte e i Cinque Stelle rappresentano ancora la vera incognita dei sondaggi delle Europee, mentre per Antonio Tajani e Forza Italia si parla di una forbice di consensi fra l’8 e il 10% e la prospettiva di eleggere da 8 a 9 europarlamentari. Alleanza Verdi e Sinistra con diversi candidati di spicco, come quello di Ilaria Salis la 39enne detenuta da un anno in Ungheria è accreditata di una forbice di consensi che supera di poco il 4% e otterrebbe l’elezione di uno o due europarlamentari.
Matteo Renzi, Emma Bonino e gli Stati Uniti d’Europa sono accreditati d’un soffio oltre la soglia di sbarramento del 4% e con la possibilità di fare scattare 2 seggi di europarlamentari, come Carlo Calenda e Azione. L’opposizione? Pensasse a trovare consensi in altro modo invece che facendo leva sul caso Chico Forti!

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