Nelle prossime ore si concluderà la breve parentesi commissariale che ha accompagnato Lacco Ameno fino al voto e all’insediamento del nuovo sindaco e del nuovo consiglio comunale. A guidare il municipio in questa fase di transizione è stata Tiziana Tizzano, prefetto in quiescenza con una lunga esperienza maturata tra Nord e Sud del Paese, chiamata a reggere il Comune in coincidenza con uno dei momenti più sentiti dalla comunità isolana, i festeggiamenti per Santa Restituta, patrona dell’isola.
Tizzano era arrivata a Lacco Ameno il 27 marzo e si era insediata in municipio in un sabato mattina difficile da dimenticare per Lacco Ameno. Perché mente il prefetto Tizzano saliva nella “torre” di Lacco Ameno, in parallelo, sull’altro fronte della vicenda politica, Domenico De Siano e Giacomo Pascale tenevano le rispettive conferenze stampa per commentare la sfiducia che aveva travolto proprio il sindaco Pascale e aperto la strada al commissariamento. Un avvio di mandato segnato dunque dal clima incandescente di quelle ore, in cui la città si trovava di fatto sospesa tra la fine traumatica di un’amministrazione e l’inizio di una gestione tecnica chiamata a garantire continuità.
L’incarico le era stato affidato dal prefetto di Napoli Michele di Bari, con cui Tizzano ha avuto l’interlocuzione diretta nelle ore precedenti l’insediamento.
Nella giornata di silenzio elettorale e con il voto di ieri di oggi fino alle 15.00, il commissario uscente traccia per Il Dispari Quotidiano un bilancio di queste settimane lacchesi e propone una riflessione più ampia sul rapporto tra cittadini e istituzioni, frutto di una carriera lunga e di osservatori molto diversi tra loro.
Dottoressa Tizzano, com’è stata questa esperienza ischitana? Una guida commissariale breve rispetto alla sua lunga esperienza, ma arrivata nel momento più importante per la comunità, quello della festa di Santa Restituta.
«Come si usa spesso dire, è stata un’esperienza breve ma intensa. Abbiamo cercato, sia pure in questo brevissimo tempo, di adottare alcuni atti importanti per l’amministrazione, ma soprattutto di non far pesare l’assenza degli organi ordinari e di mantenere una continuità nell’interesse della collettività. Questo è stato il principio ispiratore di questa mia breve fase di vita e di esperienza. Sono stata contentissima di trovarmi a vivere anche la bellissima ricorrenza della Santa Patrona: ho visto qualcosa che non mi era mai capitato di vedere nella mia vita, ho partecipato con grandissimo piacere e penso di non aver perso nessuna delle tappe dei festeggiamenti. Mi ha colpito molto la presenza dei giovani, la forte attrazione che questa festa esercita anche su di loro. È una cosa importantissima, perché significa voler a tutti i costi mantenere delle tradizioni che nel tempo si rischia purtroppo di perdere. Porterò questo ricordo con me molto caramente».
Lei è un prefetto in quiescenza, ne ha viste di tutti i colori come si suol dire. Non è stata solo a Napoli, ha girato parecchio, ha conosciuto diversi territori. Com’è cambiata la nostra nazione? Qual è la sua sensazione oggi?
«La mia sensazione è che ci vuole davvero un grandissimo impegno per cercare di riportare tutte le cose sulla strada giusta, guardando soprattutto a un interesse unico, che deve essere quello generale, della collettività. Io ho fatto esperienza al Nord e al Sud, e purtroppo il cittadino si rivolge molto alle istituzioni perché spesso non trova risposte nemmeno in manifestazioni semplici della propria vita quotidiana. Ha bisogno dello Stato, ha bisogno di trovare istituzioni responsabili e pronte ad ascoltare i suoi bisogni. Credo che su questa strada abbiamo ancora tanto da fare, soprattutto nel recuperare tempo nel disbrigo delle pratiche. Non bisogna far soffrire il cittadino per lungaggini amministrative, ma nello stesso tempo non perdere mai di vista quello che è il nostro filo conduttore: la legalità».
Una domanda legata anche alla giornata di giovedì 21, quella in cui il prefetto di Napoli Michele di Bari, ha tenuto il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Quando l’hanno chiamata, il giorno prima dell’incarico, cosa vi siete detti? Immagino ci fosse anche tutta la fiducia di un collega nei suoi confronti.
«Le devo dire che per scelta avevo deciso di gettare la spugna, come si usa dire. Dopo un’esperienza abbastanza lunga al Comune di Formia avevo stabilito che non avrei più accettato altri incarichi, soprattutto perché ritenevo fosse arrivato il momento di godermi un po’ la vita, visto che onestamente ho lavorato tantissimo nel mio percorso professionale. Però non ho saputo dire di no. C’è l’attrazione che ho per il mio lavoro, che mi è sempre piaciuto: fare il commissario è un’altra cosa rispetto a quello che ho fatto io per tanti anni, però potersi dedicare, conoscere nuove realtà, imbattersi in esperienze non sempre facili mi fa sempre piacere. Sono una persona che si butta nella competizione, quindi l’ho accolto con molto piacere».
Parole che, nel loro tono asciutto, restituiscono il senso di un passaggio amministrativo affrontato con la consapevolezza di chi sa che il commissariamento non è mai un punto d’arrivo, ma una cerniera tra due fasi della vita di una comunità.
Tizzano lascia Lacco Ameno dopo aver attraversato settimane non semplici, scandite dal voto e dalla ricorrenza patronale che ha messo in scena, ancora una volta, l’identità più profonda del comune del Fungo. Il testimone, tra poche ore, passerà nelle mani dell’amministrazione che sarà eletta dopo il voto di ieri e di oggi, chiamata a tradurre in atti concreti quella continuità che il commissario ha cercato di garantire nelle ore più delicate. Resta, sullo sfondo, il monito affidato a queste pagine: ridurre i tempi della macchina amministrativa senza cedere sul terreno della legalità. Una consegna che vale per Lacco Ameno, ma che parla, in fondo, a tutta l’isola.
