Oggi Lacco Ameno celebra Santa Restituta. Abbiamo chiesto a Tuta Irace di spiegarci quale sia il senso vero di questa ricorrenza
TUTA IRACE – Ci sono feste che, col passare degli anni, smettono di essere soltanto ricorrenze religiose e diventano parte del carattere di una comunità. La festa di Santa Restituta è una di queste. Per Lacco Ameno, ma in fondo per tutta l’isola d’Ischia, rappresenta qualcosa che va oltre il programma civile o le celebrazioni in chiesa: è memoria, identità, appartenenza.
Quando arrivano i giorni del 16, 17 e 18 maggio, riaffiora sempre un’atmosfera particolare. È difficile spiegarla a chi non l’ha vissuta da dentro. Le strade illuminate, il suono delle celebrazioni che accompagna le giornate, la gente che si ritrova quasi naturalmente negli stessi luoghi, i racconti degli anziani, i preparativi che iniziano giorni prima. Tutto sembra riportare il paese a una dimensione più autentica, più familiare.

Chi è nato a Lacco Ameno sa bene cosa significhi il legame con Santa Restituta. Si è sempre detto, quasi scherzando ma non troppo, che i lacchesi abbiano questa devozione nel DNA. E forse è vero. Perché il rapporto con la patrona non appartiene soltanto alla fede personale, ma a qualcosa di più profondo: al sentirsi parte di una storia comune.
Da bambina aspettavo questi giorni con emozione. Ricordo il fermento nel paese, le famiglie che si preparavano alla festa, quell’aria diversa che si respirava già dal mattino. Anche chi viveva fuori cercava di tornare. Era come se, per qualche giorno, tutto ritrovasse un ordine preciso attorno alla Santa patrona.
Con gli anni ho avuto la possibilità di vivere la festa anche da un’altra prospettiva, partecipando direttamente all’organizzazione dei festeggiamenti. Ed è stata forse l’esperienza che più mi ha fatto comprendere il valore autentico di questa tradizione. Dietro la festa ci sono persone che lavorano in silenzio, famiglie che dedicano tempo ed energie dopo giornate intere di lavoro, volontari che mettono da parte la quotidianità per contribuire, ciascuno secondo il proprio ruolo, a rendere quei giorni speciali per l’intera comunità.
Per molti anni ho vissuto anche il servizio in chiesa attraverso l’animazione liturgica attraverso la musica, sentendo forte la responsabilità di custodire e tramandare quei canti che avevo imparato da chi mi aveva preceduta. Non erano soltanto melodie liturgiche. Dentro quelle note c’erano memoria, tradizione, appartenenza. C’era il senso di una comunità che continuava a raccontarsi anche attraverso la musica.
Accanto a questo, porto nel cuore anche il ricordo della sacra rappresentazione nella baia di San Montano, alla cui organizzazione partecipavo con profondo coinvolgimento. Erano momenti intensi, vissuti sotto lo sguardo attento e autorevole di Don Pietro Monti, sacerdote e archeologo, figura centrale non solo per il culto di Santa Restituta ma per la storia stessa di Lacco Ameno e dell’Isola d’Ischia.
Don Pietro ha rappresentato per tanti di noi una guida autentica. Con passione, cultura e straordinaria sensibilità ha saputo custodire e valorizzare la figura di Santa Restituta, accompagnando nel tempo anche la crescita della comunità. In qualche modo ha accompagnato anche la mia crescita personale, professionale e spirituale, trasmettendo il valore profondo della memoria e delle radici.

A lui si deve molto del lavoro che ha permesso di far conoscere la storia di Santa Restituta anche oltre i confini dell’isola, proprio mentre Lacco Ameno cambiava volto, trasformandosi lentamente da paese di pescatori e agricoltori in una realtà a forte vocazione turistica. Eppure, anche dentro questa trasformazione, la festa della patrona è rimasta un punto fermo, un riferimento capace di tenere insieme passato e presente.
Negli anni il mio coinvolgimento emotivo con questa celebrazione è diventato ancora più forte anche attraverso l’esperienza istituzionale. Prima da consigliere comunale e poi da sindaco, ho partecipato per tanti anni alla solenne Messa pontificale del 17 maggio, Dies natalis Restitutae, durante la quale i Comuni dell’isola rinnovano il voto e accendono la lampada in onore di Santa Restituta. È un momento di grande valore simbolico, che unisce fede, storia e identità dell’intera comunità isolana.
Ricordo ancora con particolare emozione il giorno in cui fui proprio io, come Sindaco e a nome della comunità di Lacco Ameno, ad offrire l’olio della lampada votiva, che arde dal 17 maggio e per tutto l’anno. Un gesto semplice, ma profondamente significativo, che vissi non solo come rappresentante delle istituzioni, ma soprattutto come figlia di questa terra, legata fin dall’infanzia alla devozione verso la Santa patrona.
Tutto questo rende ancora oggi così importante la festa di Santa Restituta. In un tempo in cui tutto cambia velocemente e i legami sembrano diventare più fragili, queste giornate continuano a creare un senso di comunità difficile da spiegare. I riti che si ripetono ogni anno, la processione, la partecipazione della gente, perfino i piccoli gesti tramandati nelle famiglie, diventano un modo per non perdere il contatto con le proprie radici.
La festa di Santa Restituta continua così ad essere non soltanto uno degli appuntamenti religiosi più importanti dell’isola d’Ischia, ma anche un patrimonio umano, culturale e identitario che appartiene a tutti i lacchesi.
E forse il significato più bello di questi giorni è proprio questo: ricordarci che una comunità vive davvero quando riesce ancora a riconoscersi nelle proprie tradizioni, senza trasformarle in semplice nostalgia, ma continuando a sentirle parte viva del presente.
