Procida per Federico: oggi al “Casotto” una festa di solidarietà

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Oggi al “Casotto” Procida si dà appuntamento per Federico. Non è un invito qualunque, non è la solita serata estiva in cui ci si incontra “per fare due chiacchiere”: qui ci si ritrova per stare vicini, per guardarsi negli occhi e ricordarsi che una comunità è davvero comunità quando sa stringersi attorno a chi ne ha bisogno, senza clamore, senza protagonismi, con quella naturalezza che sull’isola ha il sapore delle cose vere.

Al “Casotto” la musica parte, il deejay set accompagna l’aria calda, le famiglie arrivano una dopo l’altra, gli amici si salutano, i tavoli si riempiono, i bicchieri tintinnano. Si mangia, si brinda, si ride. Ma sotto ogni risata c’è un pensiero che resta fermo, come un’ancora: Federico.

Federico è un bambino di cinque anni. E basta pronunciare il suo nome perché a Procida, ormai, accada qualcosa: un gesto in più, un sorriso trattenuto, un nodo in gola che non fa male ma ricorda. La sua storia non è diventata “nota” perché cercava attenzione, ma perché ha chiamato in causa la parte migliore delle persone. È successo quando la mamma, Maria Grazia Intartaglia, ha trovato le parole per raccontare il figlio come lo vede lei, ogni giorno: Federico “non cammina, non parla, ma ascolta, sente, ama”. È una frase semplice, eppure spalanca un mondo. Un mondo in cui il coraggio non è un discorso, è una presenza: lo leggi negli occhi di un bambino, lo leggi nella tenacia di due genitori che non smettono di credere, lo leggi nella capacità di un’isola intera di fare squadra.

Oggi, qui al “Casotto”, quella squadra si vede. La vedi nei gruppi di ragazzi che arrivano insieme, nelle mamme che si fermano a salutare, nei nonni che si siedono piano e guardano la serata con una dolcezza silenziosa, nei volontari che si danno da fare, in chi magari può fermarsi poco ma passa lo stesso “anche solo per un saluto”. Non serve spiegare troppo. Qui si capisce al volo che la festa è un modo per dirlo: noi ci siamo. Ci siamo quando serve raccogliere energie, ci siamo quando serve trasformare l’affetto in qualcosa di concreto, ci siamo quando serve far sentire a Federico e alla sua famiglia che non stanno camminando da soli, anche quando il cammino è lungo.

E poi c’è un dettaglio che oggi rende questa serata ancora più carica di significato: l’eco di quello che si è vissuto giorni fa al campo sportivo Mario Spinetti, durante l’inaugurazione del Torneo di calcio isolano. Chi c’era se lo porta addosso. Non perché sia stato un momento “ufficiale”, ma perché è stato un momento umano, di quelli che non si dimenticano.

Quando Federico entra al campo insieme a mamma e papà, succede una cosa strana e bellissima: per un attimo sembra che il tempo rallenti. Le persone si alzano, applaudono, qualcuno si commuove senza volerlo. Non è pietà, non è curiosità: è riconoscimento.
È la consapevolezza che davanti a noi c’è un bambino che, nel suo modo, sta insegnando a tutti cosa vuol dire resistere. E in quel campo, circondato da chi lo accoglie, Federico non è “una storia” da raccontare: è un volto, un nome, una vita che vale.

Oggi, al “Casotto”, quella stessa energia si sposta tra le luci della serata. La musica fa il suo lavoro: unisce. Il cibo fa il suo lavoro: mette insieme. Il brindisi fa il suo lavoro: scioglie le distanze. Ma il cuore del tutto resta uno: Federico. Perché a Procida la solidarietà non è una parola buona da usare quando fa comodo, è un’abitudine, una memoria collettiva. È quell’istinto che ti fa dire “posso fare qualcosa” invece di pensare “non posso farci niente”. È la scelta di trasformare un sabato in un abbraccio.

La storia di Federico, negli ultimi mesi, ha già dimostrato che quando Procida si muove non lo fa a metà. La mobilitazione partita dall’isola ha superato i confini, ha acceso condivisioni, telefonate, messaggi, mani tese. Non è stato solo “aiuto”: è stato un modo per dire che certe speranze meritano di essere accompagnate, protette, sostenute.

Oggi non c’è bisogno di ripetere ogni volta i dettagli, perché ciò che conta è l’essenziale: Federico e la sua famiglia non vengono lasciati soli. E questa consapevolezza, qui, è concreta. La tocchi nelle persone che partecipano, nelle famiglie che portano i bambini, nei giovani che restano fino a tardi, in chi sceglie di esserci non per farsi vedere ma per far sentire la propria presenza.

Chi passa stasera al “Casotto” porta qualcosa: tempo, energia, vicinanza. E porta via qualcosa: una lezione piccola ma enorme. Che la speranza non è una frase da appendere al muro, è una cosa che si costruisce insieme, un passo alla volta. È un gesto che sembra minimo e invece pesa tantissimo: una serata condivisa, un invito inoltrato, una parola detta con delicatezza, un “come state?” che non è di circostanza. È questo che rende Procida speciale: la capacità di trasformare una festa in una carezza collettiva, di far diventare la convivialità una forma di forza.

E così oggi, 4 luglio, mentre la musica continua e la serata prende ritmo, Procida sceglie ancora una volta da che parte stare. Con Federico. Con mamma e papà. Con l’idea semplice e potentissima che nessuno debba affrontare il proprio viaggio senza sapere che, a casa, c’è qualcuno che aspetta, che sostiene, che crede. Stasera il “Casotto” non è solo un posto dove si balla e si brinda: è un punto di incontro, un simbolo, una promessa ripetuta a voce bassa ma tenuta stretta. Per Federico. Per la speranza. Perché insieme—davvero—si può fare molto più di quanto immaginiamo.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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