Procida celebra San Biagio, tra fede, riti e profumo di “pagnottelle”. Festa alla Madonna della Libera e sante messe

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Non è solo un nome sul calendario. A Procida, San Biagio è qualcosa di più: è un volto, una memoria, una presenza. Nel cuore della cittadinanza — specialmente tra i fedeli della zona della grancia della Madonna della Libera — la festa di questo vescovo e martire armeno si rinnova ogni anno con grande fervore e partecipazione, tra spiritualità e tradizione popolare che affondano le radici nella storia e nel sentimento dell’isola.

Quella in onore di San Biagio, che si celebra ogni 3 febbraio, è una delle feste più sentite nell’anno religioso procidano. Nonostante la distanza geografica che separa l’isola da Sebaste, città antica situata nell’attuale Turchia dove visse e subì il martirio il santo, la devozione a Biagio ha trovato terreno fertile anche tra queste strade di mare e tufo, diventando parte integrante del patrimonio spirituale isolano.

Le notizie storiche su San Biagio sono davvero poche. Si sa che era medico di professione, dotato di una grande umanità verso i più deboli, e che fu nominato vescovo di Sebaste nel III secolo. Durante le violente persecuzioni dei cristiani sotto l’impero di Licinio, Biagio si rifugiò in una grotta nascosta tra i boschi per sfuggire all’arresto. Ma proprio la fama che si era costruito grazie ai numerosi atti di guarigione e carità attirò una folla sempre maggiore di fedeli, finché le autorità non lo scoprirono.

Catturato e imprigionato per ordine del governatore Agricola, Biagio continuò a esercitare la sua vocazione anche dalla cella. Uno degli episodi più celebri racconta della visita di una madre disperata, il cui bambino stava morendo soffocato da una spina di pesce. San Biagio, con la sola benedizione, lo guarì. In segno di gratitudine, la donna gli portò una candela per rischiararne la cella durante la notte, insieme a un pezzo di pane.

È proprio da qui che si sviluppa la simbolica benedizione della gola, mediante due candele incrociate, rito che sopravvive ancora oggi nei secoli. A Procida, questo gesto prende forma con particolare solennità nella chiesa della Madonna della Libera, vero cuore pulsante della devozione sanbiagiana isolana.
La grancia della Madonna della Libera, situata nella parte orientale dell’isola, è oggi uno dei centri più attivi e sinceramente devoti alla figura del santo. Qui, la festa di San Biagio assume toni semplici ma intensi: l’altare allestito con i ceri, le messe solenni, le preghiere rivolte alla tutela della salute, e soprattutto la partecipazione corale della comunità rendono questa ricorrenza un evento profondamente identitario.

Tra i rituali più curiosi e tipicamente procidani legati alla festa, figura senza dubbio quello della benedizione delle “pagnottelle”: piccoli pani votivi, preparati secondo una tradizione casalinga ed essenziale, che vengono benedetti durante la funzione religiosa in onore del santo e successivamente distribuiti ai fedeli.
Si tratta di un gesto semplice quanto significativo: ricevere e mangiare quel pane benedetto è creduto portatore di salute, protezione e benessere per l’anno in corso. È, in certo senso, una forma moderna e comunitaria di comunione e solidarietà, che va oltre il rituale e diventa atto concreto di condivisione.

Queste pagnottelle, impastate ancora da alcune famiglie con l’aiuto di anziane custodi delle ricette antiche, assumono un valore sacro e simbolico. Spesso vengono conservate anche per i giorni successivi alla festa, oppure donate ai vicini di casa, ai parenti lontani o ai malati, portando con sé un frammento di benedizione, come un piccolo talismano generoso e fragrante.
A Procida, la figura di San Biagio rappresenta dunque molto più di una ricorrenza religiosa: è un ponte tra sacro e quotidiano, tra fede e costume, tra storia e affetto. In un’isola dove ogni angolo parla il linguaggio della memoria e della tradizione, il nome Biagio continua a vivere, saldamente ancorato nelle radici della comunità.

E così, ogni anno, a inizio febbraio, sull’isola di Arturo si rinnova una piccola grande festa. Una festa che profuma di cera e pane, che si accende nella luce calda dei ceri benedetti e si scioglie nei cuori dei fedeli, stretti attorno all’altare, a invocare la protezione di quel vescovo martire vissuto secoli fa, ma mai dimenticato.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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