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giovedì, Maggio 23, 2024

Pascarella: “Come non immaginare Giovan Giuseppe in paradiso che si tira dietro il papà e la mamma?”: l’omelia alle esequie di Maurizio, Giovanna e Giovan Giuseppe

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Sorelle e fratelli carissimi, in questo momento di dolore devastante tutte le parole sono inadeguate; è il tempo della vicinanza, che si fa tenerezza, abbraccio, condivisione. Oso parlare, lasciando spazio alla Parola di Dio, alle parole della nostra fede. Esse sono “lampada per il nostro cammino, luce per i nostri passi”. Nella notte oscura, in cui soprattutto voi parenti dei nostri fratelli, a cui diamo oggi l’estremo saluto, siete precipitati, la Parola di Dio è come la stella polare nella notte per gli antichi navigatori. È una luce tenue, che indica una direzione. Rimane la notte, ma luce della stella non disorienta. La Parola di Dio ci dice che la nostra destinazione non è il vuoto e il nulla assoluti; è la Gerusalemme celeste, il paradiso!

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci ha riportato al fondamento della nostra speranza: Gesù muore sulla croce, viene deposto in un sepolcro, ma questo rimane vuoto! “Cristo con la sua morte ha sconfitto la morte e risorgendo ha ridonato a noi la vita”. “E se Cristo è risorto, anche noi risorgeremo” – continua l’apostolo Paolo. La morte è l’ultimo nemico ad essere annientato, ma non ha l’ultima parola. Portiamo le bare dei nostri fratelli defunti in Chiesa, perché crediamo che il loro viaggio, qui, su questa terra, – per Giovan Giuseppe è stato un viaggio brevissimo, solo 22 giorni! – continuerà oltre il tunnel oscuro della morte. La morte è un evento che porta sempre con sé tristezza, sofferenza per il distacco da persone che abbiamo amato e ci hanno amato. È sempre apportatrice di amarezza.

Gesù ha provato questi stessi nostri sentimenti. Di fronte alla morte degli altri ha avuto compassione, ha pianto e ed è stato solidale. Al pensiero della sua morte – morte atroce, riservata ai malfattori e ai maledetti da Dio: la crocifissione! – ha provato angoscia, paura. Sulla croce ha sofferto dolori atroci; nel culmine della sua passione spirituale, abbandonato da tutti, ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Egli ha fatto suoi tutti i nostri gridi e i nostri perché.

Quando sono entrato nella chiesa e ho visto tante bare, gli occhi sono subito andati su quattro bare bianche, e soprattutto su una bara piccolissima – quella di Giovan Giuseppe – deposta su quella della mamma Giovanna, con accanto quella di papà Maurizio. È stato come un pugno nello stomaco! L’unica parola del Vangelo che mi è venuta in mente è stato il grido di Gesù sulla croce e in esso ho immerso i miei perché, soprattutto i perché dei parenti delle persone tragicamente morte: “perché, Signore, la morte di un bambino? perché tante giovani vite stroncate nel pieno della loro esistenza? perché?”.

Hanno chiesto a papa Francesco: «‘ma Padre, perché soffrono i bambini?’» o addirittura muoiono? «Davvero io non so cosa rispondere». Di fronte alle domande sul dolore innocente, il Pontefice risponde “soltanto” con questo suggerimento: «Ma guarda il Crocifisso, Dio ci ha dato suo Figlio e Lui ha sofferto, e forse lì troverai la risposta. Ma risposte di qua non ci sono. Soltanto guardare l’amore di Dio che dà suo Figlio che offre la sua vita per noi, può indicare qualche strada di consolazione. Per questo si dice che Dio è entrato nel dolore degli uomini».

Il Crocifisso è entrato negli abissi della morte, condividendola, dicendoci: “anche lì ci sono, sono con te!” Come non immaginare Giovan Giuseppe in paradiso che si tira dietro il papà e la mamma? Tutti e tre hanno trovato lì una madre, Maria santissima, che li ha accolti e li ha presentati a suo Figlio! Siamo qui per questo: chiedere il paradiso per questi nostri fratelli! Solo le parole della fede possono darci consolazione di fronte alla sofferenza e alla morte.

Soprattutto quando celebro l’Eucarestia sperimento spiritualmente la vicinanza con i santi e con tutti i fratelli e sorelle defunti. Essi sono lì con me, con noi, e possiamo essere in comunione tra noi. Quante persone care, ad iniziare da papà e mamma, fratelli e amici, hanno terminato il loro pellegrinaggio qui su questa terra! Nella preghiera sento che i vincoli di amore persistono oltre la morte e mi accompagna la speranza di poterli un giorno riabbracciare! Nella preghiera continuate ad essere in comunione con Maurizio, Giovanna e Giovan Giuseppe.

Il Signore lenisca le ferite che sono aperte dentro di voi e vi doni consolazione e speranza. Preghiamo per quelli che hanno autorità politiche e amministrative, perché salvaguardino il diritto alla casa per ogni persona e il rispetto del territorio.

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