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domenica, Marzo 3, 2024

Napoli-Inter, oltre i demeriti | #4WD

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Daily 4ward di Davide Conte del 5 dicembre 2023

Torno a parlare di calcio. Naturalmente, per quel che riguarda il Napoli.

Ho già avuto modo di scrivere pubblicamente che va reso onore alla “pazza Inter” di essere senza dubbio più squadra degli Azzurri, con una solidità tattica e un organico di gran lunga superiore.
Continuo a dire che non è possibile, ancora una volta dopo la gara di Madrid e quella di domenica sera al “Maradona”, prendere atto di un portiere che, per quanto volenteroso e ammirevole per la sua serietà, debba costarci almeno un gol subìto a partita.

Sostengo ancora una volta che lo smarrimento dello smalto tecnico-tattico-atletico della scorsa stagione non sia casuale, ma figlio di scelte post-scudetto a dir poco disastrose della società, sia per il rimpiazzo di Kim Min-Jae (si spendono “appena” dieci milioni per Natan come suo sostituto e se ne investono venticinque per l’oggetto misterioso Lindstrom) sia per la scelta del nuovo tecnico e del suo sostituto dopo l’esonero.

E’ chiaro a tutti, inoltre, che giungere all’infortunio di Olivera e Mario Rui senza un idoneo rimpiazzo non è solo frutto della sfortuna; così come sappiamo bene che la stessa fine potrebbe toccare a due intoccabili titolarissimi come Di Lorenzo e Anguissa, senza che Mazzarri possa poter contare su due adeguati sostituti.

Ma al di là di ogni cosa, com’è possibile dover prendere atto di una vittoria legittima dei nerazzurri a Napoli inficiata da decisioni arbitrali inaccettabili che, vuoi o non vuoi, hanno decisamente condizionato l’esito della gara? L’Inter, probabilmente, avrebbe potuto vincere lo stesso, ma Osimhen e compagni (compreso De Laurentiis) non avrebbero avuto alibi come quella del presidente, che senza troppi peli sulla lingua ha dichiarato tutto il suo dissenso per la conduzione di Massa.
E mentre ogni tifoso di buona volontà ha già lo sguardo dritto verso la gara contro i “non colorati” di venerdì sera a Torino, ancora una volta tocca riflettere sul calcio malato, sul management federale e sui reali obiettivi che, alla fine, in un modo o nell’altro tendono ad indirizzare la stagione andando oltre i reali meriti in campo. E per fortuna che siamo in buona compagnia, se consideriamo il gran casino che starebbe riguardando anche la gestione del pickleball in Italia, contesa in una sonora diatriba tra Binaghi (FITP) e Malagò (Coni). E che nessuno parli di “mal comune, mezzo gaudio”, per favore!

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