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venerdì, Giugno 21, 2024

Mario Sironi: «E’ nostro dovere far capire ai ragazzi il significato di eventi come la strage di Capaci»

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La giornata organizzata dall’Istituto “Telese” e da Libera per ricordare il 23 maggio 1992. «Bisogna tornare a studiare la storia, che non vuol dire soltanto studiare gli antichi, ma anche quella recente. Dal 1992 sono passati 31 anni, eppure per tanti ragazzi sembra una storia remota». “Capaci di ricordare” le vittime di mafia: l’Istituto “Telese” ha già realizzato insieme a Libera una “Scala della Memoria”

Martedì 23 maggio, in occasione del 31mo anniversario della strage di Capaci, nella quale persero la vita per mano di Cosa Nostra il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro l’Istituto “Vincenzo Telese” e il Presidio di Libera Ischia, che considera la l’Istituto Telese la Casa Ischitana di Libera, hanno organizzato una giornata di celebrazione e approfondimento per onorare la memoria delle vittime della strage e per ricordare a tutti l’impegno della lotta alla criminalità organizzata. L’evento “Capaci di ricordare: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo” è iniziato alle ore 10:30 con i saluti del dirigente Prof. Mario Sironi e Maria D’Ascia, referente Presidio Libera Ischia e Procida; video collegamento con Angela Ogliastro, Ispettore della scorta di Falcone e familiare di vittima di mafia. E’ seguita la Maratona di lettura a cura degli allievi delle classi: 1C, 1 F, 3 B Grafico Comm., V Tur. B Proiezione del video: 23 maggio 1992 a cura della 2 A Grafico Comm. Flashmob: “Pensa” di Fabrizio Moro a cura della 2 B Grafico Comm. L’Istituto “Telese” ha già realizzato insieme a Libera una “Scala della Memoria” in cui vengono riportati i nominativi di alcune vittime e che si invita a far conoscere a tutti gli studenti dell’Istituto.

MARIA D’ASCIA: «IL VALORE DELLA PAURA»

Con Maria D’Ascia per ricordare il 23 maggio, una data importante e che simboleggia l’attacco al cuore dei valori dello Stato da parte della mafia. Oltre il giudice Falcone, quel giorno a Capaci fu colpito l’intero Stato.

– E’ una data che serve per ricordare e per difendere i valori che quella mattina su quell’autostrada sono stati vilipesi, danneggiati, ammazzati e offesi…
«Sì. Come dice Paul Ricoeur, non abbiamo altra forma di risarcimento per le vittime che ricordare, dire e ridire le ragioni per cui sono morte. Tuttavia, queste vittime non è che volessero essere tali: Falcone era una persona che amava la vita, amava ridere, amava il cibo, amava la bella compagnia, quindi sono state vittime loro malgrado. La cosa fantastica e che ho raccontato prima ai ragazzi, è che lui diceva che la paura c’è, ma l’importante è non esserne sopraffatti, avere il coraggio di andare avanti e completare quello che ci si è prefissati di fare. Non avevo mai sentito l’intervista ad Antonio Montinaro, il suo caposcorta, che ha rilasciato ad una giornalista pochi giorni prima di morire e diceva “Chi ha paura ama, chi ha paura sogna, chi ha paura vive, chi è codardo no”. Lui affermava “ho paura, ma non sono un vigliacco”. E’ bellissimo pensare che avere paura sia una forma di umanità, ma la codardia no. Dobbiamo fare attenzione a ricordare che le istituzioni vengano rispettate. Oggi, probabilmente, verrà nominato il Presidente della commissione Antimafia. E’ stata candidata dal governo una persona che è vicina ad un’altra che ha avuto responsabilità e condanne per eversione di estrema destra e per la strage di Bologna. I familiari delle vittime di mafia hanno scritto una lettera aperta, nella quale chiedono che il governo riveda questa scelta. Vediamo cosa succede».

LUIGI DI VAIA: «IL RISPETTO DELLE ISTITUZIONI»

L’assessore del Comune di Ischia Luigi Di Vaia all’Istituto Telese per ricordare una data importante: il 23 maggio, la strage di Capaci, l’attacco allo Stato da parte della mafia e il sacrificio del giudice Falcone con la sua scorta.

– E’ una giornata fondamentale per ricordare i valori che devono riecheggiare nella storia moderna dell’Italia.
«Assolutamente. E’ stata una giornata importante, questa, e devo davvero ringraziare il dirigente Mario Sironi e l’associazione Libera che hanno inteso organizzare questa giornata in uno dei nostri istituti scolastici, perché credo sia di fondamentale importanza tenere vivo il ricordo e la memoria di un periodo che ha segnato con forza quella che è stata la storia e l’evoluzione del nostro Paese. Credo che sia stato giusto, opportuno e sacrosanto portare questa giornata nelle scuole, ascoltare determinate testimonianze, perché ho l’impressione che i nostri ragazzi stiano un po’ perdendo il senso dello Stato e il rispetto delle istituzioni. Quell’attacco al cuore dello Stato non va dimenticato, non soltanto in memoria delle vittime, ma anche per coltivare la speranza di un futuro migliore per il nostro Paese».

IL PRESIDE SIRONI: «QUELLA FRASE DI FALCONE CHE RIPETO AI RAGAZZI»

– Preside Mario Sironi, i ragazzi del grafico hanno saputo sintetizzare in modo intelligente, su una locandina disegnata in maniera moderna, il senso di questa giornata. “Capaci di ricordare” è ovviamente un riferimento al 23 maggio e alla strage di Capaci ed è tutto ben condensato in questo titolo. Quali sono le motivazioni di questa giornata e la ricaduta sui giovani di oggi?
«Ci tenevamo ad organizzare questo momento di memoria insieme al presidio di Libera di Ischia, perché ricordare è importante, è il primo momento della storia. Dico che bisogna tornare a studiare la storia, che non vuol dire soltanto studiare gli antichi, ma anche quella recente. Dal 1992 sono passati 31 anni, eppure per tanti ragazzi sembra una storia remota. All’epoca avevo 30, ma ricordo molto bene cosa ha significato quel 1992, quell’attacco così violento allo Stato italiano. Ho detto ai ragazzi che ricordavo e che avevo visto in televisione la scena dell’aggressione al presidente della Repubblica e del capo della polizia Parisi che si mise tra lui e la folla. E’ stato un momento difficile della storia repubblicana. Ho assistito ad altri momenti di tensione e appartengo alla generazione che si ricorda dove si trovava quando è stato rapito Moro, che ricorda la strage di Bologna dell’80. Io credo che sia importante che i ragazzi di questa generazione tornino a studiare la storia. La storia, come dico io, ti lascia l’amaro in bocca perché non sempre le storie sono edificanti, ma quell’amaro è la condizione che fa scattare l’intelligenza. Io penso che troppo spesso c’è una sorta di eccesso di sentimentalismo nei confronti delle giovani generazioni.

Educare lo spirito critico significa educarli anche alla disciplina, al rigore dello studio. A me piace ricordare ai ragazzi una frase di Falcone che mi ha sempre colpito: lui diceva che a volte la lotta contro la delinquenza sembra impossibile, ma che la mafia è una vicenda umana e tutte le vicende umane hanno un inizio a una fine, quindi, inevitabilmente, anche la mafia finirà. Il problema è capire cosa facciamo noi oggi, nel nostro impegno, per farla finire. Il fenomeno della delinquenza organizzata è profondamente cambiato e si vive, probabilmente, in modo diverso. Penso che questi sono i momenti per invitare i nostri ragazzi e ragazze a studiare la storia per capire il loro presente e comprendere come tante cose che oggi fanno parte del nostro Paese hanno origine in quei momenti. La storia, diceva un noto filosofo, è sempre storia del presente. Noi ci illudiamo che quello che siamo stati e ciò che è stato il nostro Paese non incida, non pesi su quello che è oggi. Io sono convinto esattamente del contrario. Questi sono i tentativi che noi facciamo, anche in un istituto professionale che prepara professionisti. Ma questi professionisti devono essere anche cittadini con un profondo senso di coscienza e di critica dell’esistente».

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