C’è una frase, pronunciata dal presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, in un’intervista rilasciata al nostro giornale pochi giorni fa nel corso della sua visita a Ischia, che merita più di una riflessione. “L’isola ha dato un importante contributo al centrosinistra nelle ultime elezioni e credo stia già percependo una rinnovata attenzione da parte della Regione”.
Una convinzione legittima, certo. Ma resta una convinzione che, almeno per chi vive Ischia ogni giorno, fatica tremendamente a trovare riscontro nella realtà. Personalmente, e come me tantissimi cittadini ischitani, questa tanto decantata “rinnovata attenzione” non l’ho ancora vista. Non l’ho percepita nei servizi sanitari, non l’ho riscontrata nei trasporti (specialmente marittimi), non l’ho colta nella sanità e men che meno nelle politiche dedicate alle esigenze specifiche di un territorio insulare che continua a convivere con difficoltà strutturali, spesso affrontate solo quando l’emergenza diventa impossibile da ignorare.
Manfredi ricorda giustamente che Ischia è una zona disagiata e rivendica il proprio impegno per il riconoscimento che ha consentito di salvare il punto nascita. Nessuno mette in discussione quel risultato, che rappresenta una conquista importante. Ma un singolo provvedimento, per quanto significativo, non può diventare il lasciapassare per sostenere che la Regione abbia finalmente cambiato passo nei confronti dell’isola.
Il disagio insulare non può essere evocato soltanto nei discorsi ufficiali o durante le visite istituzionali. Deve essere riconosciuto concretamente, in tutti i gangli decisionali della macchina regionale. Perché la verità è che Ischia continua a essere trattata troppo spesso come un’eccezione da gestire, anziché come una realtà con caratteristiche permanenti che richiedono strumenti permanenti.
Sanità, trasporti, continuità territoriale, infrastrutture, personale medico, collegamenti marittimi, tutela del territorio: su ciascuno di questi fronti i cittadini continuano a fare i conti con problemi cronici. E se alcune criticità accomunano Ischia ad altre aree disagiate della Campania, come la Penisola Sorrentina, questo non può diventare una giustificazione. Semmai dovrebbe rappresentare un motivo in più per costruire una strategia complessiva che finora non si è vista.
La sensazione diffusa è che il riconoscimento del disagio insulare resti spesso confinato alle dichiarazioni di principio, senza tradursi in un’effettiva priorità amministrativa. Si continua a parlare di attenzione, ma i cittadini continuano a misurarsi con liste d’attesa, collegamenti difficili, carenze di personale (che nell’accettare una sede disagiata potrebbero rappresentare un incentivo a considerarla) e servizi che, per chi vive su un’isola, assumono un peso ben diverso rispetto alla terraferma.
È inevitabile, allora, chiedersi se dichiarazioni come quelle rilasciate da Manfredi abbiano davvero l’obiettivo di descrivere una realtà oppure rispondano a logiche più squisitamente politiche. Perché se questa visita e queste parole rappresentano l’ennesimo modo escogitato per ringraziare il suo sostenitore Gianluca Trani, manifestandogli pubblicamente vicinanza in vista di una candidatura a sindaco d’Ischia il prossimo anno (che peraltro continua a non trovare un convinto consenso nemmeno all’interno dell’attuale maggioranza guidata da Enzo Ferrandino), allora sarebbe stato più corretto dirlo apertamente.
La politica ha tutto il diritto di costruire alleanze, sostenere candidati e preparare le prossime competizioni elettorali. Fa parte del gioco democratico.
Ma è profondamente sbagliato utilizzare i problemi di un territorio come sfondo per messaggi che sanno più di strategia elettorale che di autentico interesse istituzionale.
Gli ischitani non hanno bisogno di sentirsi dire che la Regione li sta guardando con maggiore attenzione. Hanno bisogno di accorgersene da soli. La differenza, caro Manfredi, è enorme.
