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4ward
27 giugno 2026 · 3 min

Ma se è Allegri, perché non lo è ancora? | #4wd

Perché il Napoli continua a non annunciare Massimiliano Allegri? E perché una vicenda che, a sentire tutti, sembrava definita addirittura prima dell’ufficializzazione dell’addio di Antonio Conte continua a rimanere sospesa in una sorta di limbo comunicativo? Sono interrogativi che meritano una riflessione, perché quando un’operazione viene raccontata come chiusa da settimane e poi il tempo passa senza alcuna conferma ufficiale, è inevitabile che qualche dubbio inizi a farsi strada.

Sia chiaro: il silenzio, nel calcio, non è necessariamente sinonimo di problema. Anzi. Molto spesso è una strategia. Le società hanno tempi, esigenze e priorità che non sempre coincidono con quelli dell’informazione. Può darsi che Napoli e il club che ha ancora sotto contratto Allegri stiano semplicemente coordinando ogni dettaglio prima di dare il via libera all’annuncio. Del resto, per definire al meglio accordi di tale portata, qualche settimana in più può risultare fisiologica.

Eppure c’è qualcosa che continua a non convincermi. Perché qui non stiamo parlando di una trattativa scoperta all’ultimo momento, ma siamo di fronte a un allenatore che, secondo gran parte degli organi di informazione, avrebbe già detto sì al Napoli da tempo. Un’operazione descritta come definita, con dettagli sul contratto, durata, stipendio e persino sui collaboratori tecnici. Se tutto questo corrisponde al vero, allora viene spontaneo chiedersi cosa impedisca ancora oggi l’annuncio.

Le ipotesi sono diverse. La più rassicurante è quella della semplice attesa burocratica. Il Napoli non ha fretta, Allegri neppure, e si aspetta che ogni tassello vada al proprio posto senza forzature. Sarebbe la spiegazione più logica.

Ma esiste anche un’altra possibilità. E cioè che qualche dettaglio, magari ritenuto marginale, non sia ancora stato completamente definito. Nel calcio abbiamo imparato che gli accordi “totali” spesso non sono tali fino al momento delle firme. Basta una clausola da discutere, una modalità di pagamento da concordare, un ultimo confronto sul progetto tecnico o sul mercato per rallentare tutto. Non sarebbe la prima volta.

C’è poi un aspetto comunicativo da non sottovalutare. Negli ultimi anni il Napoli ha dimostrato di voler gestire direttamente ogni fase della propria comunicazione, senza lasciarsi dettare i tempi dai media. Potrebbe essere anche questo il caso. Più cresce l’attesa, maggiore sarà l’impatto dell’annuncio.

È una strategia che abbiamo già visto adottare da molti club. Il problema, però, è che il tempo modifica anche la percezione. Più passano i giorni, più quello che sembrava normale comincia a sembrare strano. È un meccanismo inevitabile. E allora si aprono spazi per indiscrezioni, interpretazioni, ricostruzioni spesso prive di riscontri concreti. È il terreno ideale per alimentare sospetti che magari non hanno alcun fondamento, ma che diventano inevitabili proprio in assenza di comunicazioni ufficiali.

Pur senza salti di gioia -anzi-, credo che Allegri sia destinato a sedersi sulla panchina del Napoli. Ad oggi, nessun elemento concreto induce a ritenere possibile epiloghi diversi. Tuttavia, proprio perché da tempo questa scelta viene presentata come una certezza assoluta, ritengo legittimo chiedersi perché manchi ancora il passaggio più semplice: l’ufficialità.

Forse tra qualche ora ci accorgeremo che tutta questa attesa era semplicemente il frutto di una normale tempistica amministrativa. Oppure scopriremo che dietro il silenzio c’era davvero qualche nodo da sciogliere. Fino ad allora, però, una cosa mi sembra evidente: nel calcio moderno si dà troppo spesso per concluso ciò che concluso non è.

E finché non arrivano firme, comunicati e fotografie di rito, anche la trattativa più scontata resta, inevitabilmente, una trattativa. Perché nel mercato degli allenatori, come in quello dei calciatori, la parola “fatta” è probabilmente la più abusata del vocabolario calcistico. E questa vicenda, almeno finora, sembra confermarlo perfettamente.

Davide Conte
L'autore
Davide Conte

DAVIDE CONTE Classe '66, marito di Catrin, papà di Alessandro e Simone, padroncino di Oliver, Moka, Pepe e Trump. Laureato in scienze della comunicazione, imprenditore pubblicitario e immobiliare, giornalista dal 1997, comunicatore da sempre con la politica nel sangue e l'assertività ad ogni costo. Non fa nulla con la sinistra, neppure guidare. Si definisce "nato pubblico e mai sottrattosi a tale natura. Perché non è facile eludere le predestinazioni".

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