Abramo De Siano | il commento| A chi gli chiedeva come prepararsi ad assumere un ruolo nel mondo, Kissinger rispondeva con le parole di Winston Churchill: «Studiare la storia, studiare la storia, studiare la storia». In Tecnica del colpo di Stato, Curzio Malaparte illustra la sua tesi utilizzando l’esempio decisivo della Rivoluzione d’Ottobre.
Aleksandr Kerenskij si era preoccupato di difendere l’organizzazione burocratica e politica dello Stato — il Palazzo d’Inverno, i ministeri, la Duma, lo Stato Maggiore generale — mentre Lev Trockij, la vera mente della Rivoluzione, pensò all’organizzazione tecnica: le centrali elettriche, le ferrovie, i telefoni, i telegrafi, il porto, i gazometri, gli acquedotti. I tecnici dell’Armata Rossa si impadroniscono in poche ore degli snodi vitali dello Stato senza toccare gli organi politici. Vladimir Lenin stesso non è convinto e il 22 ottobre 1917 si reca a Palazzo Smol’nyj per il II Congresso dei Soviet, travestito da operaio, senza barba e con una parrucca. Quando lo vede, Trockij lo prende in giro: «Perché siete ancora truccato in quel modo? I vincitori non si nascondono».
Torniamo ai nostri giorni. Ma com’è stato possibile che un uomo politico navigato, anche se un po’ narciso, come Giacomo Pascale non si sia accorto del malessere che covava nel Paese e dei sommovimenti all’interno della sua squadra di governo? Per quale motivo, nell’ultimo anno della consiliatura, non ha messo in essere misure — che tutte le amministrazioni di questo mondo adottano — per prepararsi alle elezioni?
Perché sono stati lasciati aperti “varchi” che andavano sigillati con la ceralacca? Mai era capitato che un’amministrazione uscente facesse fatica a chiudere la lista con un bilancio in attivo e 42 milioni di euro finanziati per opere pubbliche legate alla ricostruzione post-sisma. Sciatteria, superficialità, infantilismo politico o delirio di onnipotenza, che accomuna molti uomini politici della nostra isola e che sempre — studiando la storia — precede la caduta? Solo il diretto interessato conosce i motivi di questo clamoroso suicidio.
Quanto ai vincitori, niente da dire: vale per loro ciò che diceva Georg Wilhelm Friedrich Hegel: «Hic Rhodus, hic salta», nella speranza che i consiglieri non debbano assistere a quello che accadeva ogni mattina a Palace of Versailles sotto il regno di Louis XIV, che solo la Rivoluzione spazzò via.
