Decisioni assurde

Trecento(?) metri nel caos: la follia di Pozzuoli condanna i turisti delle isole

La giunta Manzoni caccia i bus dal porto e inventa un "hub" a Via Fasano. Risultato: file di valigie sotto il sole, niente marciapiedi, disabili abbandonati al traffico. I sindaci di Ischia e Procida reagiscano subito: dal Tar alla politica, ogni strada è percorribile

Ascolta l'articolo
Tocca per riprodurre

Immaginate cinquanta turisti — famiglie, anziani, disabili, bambini — scaricati da un pullman in Via Fasano con le valigie al seguito, costretti a percorrere trecento metri a piedi sotto il sole di luglio, lungo una strada senza marciapiedi degni di questo nome, nel mezzo del traffico caotico che ogni giorno soffoca l’asse viario di Pozzuoli verso il porto. Non è uno scenario apocalittico né una provocazione retorica. È esattamente quello che la giunta comunale guidata dal sindaco Luigi Manzoni ha deciso di istituzionalizzare con la delibera numero 87 del 21 maggio scorso, approvata all’unanimità e con immediata esecutività.

Il provvedimento, firmato su proposta dell’assessore alla Mobilità Vittorio Gloria, vieta agli autobus turistici di categoria M3 di avvicinarsi alle banchine del porto di Pozzuoli, individuando in quattordici stalli di Via Fasano — alla stazione Cumana Cantieri — l’unico terminale autorizzato per l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri diretti a Ischia e a Procida. L’intenzione dichiarata è nobile: ridurre la congestione in zona portuale, proteggere i pedoni, garantire la sicurezza. Il risultato concreto è una catastrofe annunciata per il turismo isolano e, paradossalmente, per la stessa immagine di Pozzuoli come città d’accoglienza.

Sicurezza portuale sì, ma con quale contropartita?

L’istruttoria del Comandante della Polizia Municipale descrive uno scenario di «congestione insostenibile» e di «commistione tra veicoli pesanti, traffico locale e flussi pedonali incontrollati». Non si discute: se il problema esiste, va affrontato. Ma la soluzione scelta dall’amministrazione Manzoni sposta semplicemente il problema — e lo aggrava. Togliere cinquanta passeggeri da un’area portuale controllata per consegnarli alla viabilità ordinaria di Via Fasano, tra automobili, motorini e camion, non è sicurezza. È trasferimento del rischio. Con la variante aggravante che la strada pubblica non offre né le protezioni né i controlli propri di un’area portuale attrezzata.

Chi conosce quella zona sa bene di cosa stiamo parlando. Le scene che già oggi si vedono quotidianamente davanti al porto di Pozzuoli nei mesi estivi — file di turisti con carrelli e trolley che avanzano tra le auto parcheggiate sul ciglio della strada, anziani che faticano sui sampietrini, persone in sedia a rotelle senza alcun percorso protetto — diventeranno la norma istituzionalizzata. Un vero e proprio esodo a piedi, sotto il sole campano, che nessun turista straniero o italiano può aspettarsi quando prenota un viaggio verso Ischia o Procida.

La deroga per i disabili: uno specchio dell’assurdità

Il dispositivo prevede una deroga per i passeggeri con contrassegno disabili: il bus potrà accedere temporaneamente all’area portuale per il solo tempo necessario allo sbarco del passeggero fragile, dopodiché dovrà immediatamente dirigersi a Via Fasano. Una previsione che suona quasi grottesca nella sua stessa formulazione. Se il problema di sicurezza è tale da giustificare il bando generalizzato, come si concilia con l’accesso — seppure temporaneo — dei medesimi veicoli per i passeggeri disabili? E se quell’accesso è praticabile in sicurezza per i fragili, perché non lo è per tutti?

La risposta è semplice: la delibera è concettualmente fragile, costruita su una logica di semplificazione amministrativa che scarica sul turista il costo di un problema che andrebbe risolto con investimenti infrastrutturali, non con divieti.

Un attacco al turismo delle isole

Ischia e Procida vivono di turismo. Non è un luogo comune: è una realtà economica che genera lavoro, reddito e identità per decine di migliaia di persone. Il porto di Pozzuoli è il principale punto di accesso a quell’economia. Ogni ostacolo che si frappone tra il turista e l’imbarco — ogni disagio, ogni disorganizzazione, ogni immagine di caos e abbandono che quel turista porta con sé — si traduce in una ferita alla competitività del sistema-isola.

Un vacanziere tedesco o lombardo che arriva a Pozzuoli con il pullman del tour operator, viene scaricato a trecento metri dal porto senza indicazioni, senza servizi, senza ombra, con i bagagli a mano nel traffico, e fatica fisicamente a raggiungere le biglietterie, non tornerà. E racconterà quello che ha vissuto. Nell’era dei social e delle recensioni online, un’accoglienza indegna si moltiplica in migliaia di scoraggiamenti.

I sindaci delle isole devono agire, subito

Davanti a un provvedimento di questo tipo non è ammissibile il silenzio. I sindaci di Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Barano, Serrara Fontana, Sant’Angelo, e il sindaco di Procida, hanno il dovere — politico prima ancora che istituzionale — di farsi parte attiva contro questa decisione. Sul piano politico, il dialogo con la Città Metropolitana di Napoli e con la Regione Campania è obbligato: una delibera comunale di Pozzuoli non può determinare unilateralmente le condizioni di accesso al sistema portuale che serve l’intera dorsale insulare del Golfo.

Sul piano giuridico, l’atto appare vulnerabile. Il ricorso al Tar Campania è uno strumento concreto, non una minaccia rituale. La delibera si fonda sull’articolo 7 del Codice della Strada, ma la sua legittimità può essere contestata sia sotto il profilo della proporzionalità — la misura eccede lo scopo dichiarato — sia sotto quello della competenza, laddove incide su flussi di traffico con valenza sovracomunale legati alla continuità territoriale con le isole. Non è detto che il Tar dia ragione ai ricorrenti, ma è certo che quel ricorso porrebbe immediatamente in discussione l’esecutività del provvedimento e obbligherebbe l’amministrazione Manzoni a confrontarsi con le conseguenze di una scelta presa senza consultare i diretti interessati.

Pozzuoli perde due volte

C’è un ultimo elemento che merita riflessione, e riguarda la stessa Pozzuoli. Una città che negli ultimi anni ha faticosamente lavorato a costruire una propria identità turistica — il Rione Terra, i Campi Flegrei, il lungomare — non può permettersi di essere ricordata come il luogo dove i turisti vengono abbandonati nel traffico con le valigie in mano. La delibera Manzoni, nelle intenzioni, voleva proteggere il porto. Nei fatti, rischia di danneggiare l’intera area.

Sicurezza in zona portuale è un obiettivo giusto e condivisibile. Ma si persegue con infrastrutture adeguate, con una gestione intelligente dei flussi, con corsie pedonali protette e segnaletica multilingue, non scaricando il problema sulla strada pubblica e chiamandolo soluzione. Questo non è sicurezza. È semplicemente spostare il disordine di cento metri, aggiungendo il sole di agosto e trecento metri di asfalto senza ombra.

Redazione Web
L'autore
Redazione Web

Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

Podcast

Ascolta Il Dispari su Spotify: interviste, approfondimenti e storie dall'isola.

Ascolta ora →
Seguici
Leggi anche

One thought on “Trecento(?) metri nel caos: la follia di Pozzuoli condanna i turisti delle isole

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contenuti sponsorizzati