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ITALIA AL VOTO. Graziella Pagano: “Renzi c’ha la cazzimma! Calenda meno…”

Meloni premier? La Meloni è stata brava. Mah! Io penso che non sia scontato. Gli italiani si esaltano per qualcosa, ma poi quando vanno a votare riflettono sulle questioni...

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Gaetano Di Meglio | Ama la politica e, come la politica, ama Ischia. La sua comfort zone è il Bagno Ricciulillo. Graziella Pagano ha bisogno di poche presentazioni. Basterebbe dire “politica italiana” ed oggi è candidata alla Camera con Azione-Italia Vita.
Mi ha scritto su Messenger: “Avevo voglia di fare due chiacchiere politiche con te” e mi ha accolto con “tira questo giornale!” e abbiamo parlato di politica, di società e di elezioni.

Senatrice, ci troviamo ad affrontare una nuova campagna elettorale. Ma prima di entrare nel dettaglio, proviamo a spiegare la necessità di mettersi in gioco, di tornare un’altra volta a chiedere il giudizio degli elettori.
«Il giudizio degli elettori l’ho sperimentato sempre, anche ora, perché nel 2019 ho scelto di uscire dal Pd per seguire Matteo Renzi. E’ stata una scelta complessa, anche perché ero una dirigente nazionale. Ed è stata una decisione che ha fatto scalpore a Napoli e quindi, già allora, ho subito, tra virgolette, il parere dell’elettore. E poi, diciamolo, in una fase non facilissima per Italia Viva di cui sono coordinatrice a Napoli.
E ancora, mi sottopongo al giudizio sia dei militanti che delle persone che ci seguono. Ma io sono stata abituata nel Pci, dove, sostanzialmente il tuo parere contava poco. Lì era il partito che decideva chi doveva essere candidato e chi doveva essere eletto. Valeva la comunità, non valeva il giudizio personale. Io sono stata candidata nell’83 alla Camera sapendo che non sarei stata eletta, feci un bel risultato e mi accontentai perché era la prima volta. Dissi di sì pur sapendo già prima che non sarei stata eletta.
Questa esperienza mi è rimasta dentro. Oggi, quando Matteo Renzi ha voluto fortemente che io fossi candidata, perché molto conosciuta e, bontà loro, anche stimata, non ho saputo dire di no nonostante la mia salute non sia proprio ottima. Però non mi sono sentita di dire di no perché sapevo che avrei portato un contributo. E infatti sto ricevendo tantissime telefonate. A molti fa piacere che con la mia candidatura ritorni la politica. Una cosa che mi gratifica, ma che mi costa anche abbastanza».

Sulle isole la campagna elettorale è ancora un po’ stagnante. Non è che poi spesso si registri tanto interesse al voto, anche perché la legge elettorale ci ha tolto la bellezza di scegliere, diciamocelo…
«C’è qualcosa che si muove. Possiamo già anticipare qualcosa affinché la campagna elettorale poi entri nel vivo. Penso che intanto ci sia soprattutto questa novità del terzo polo. Fra l’altro noi sappiamo che c’è una crisi formidabile dentro Forza Italia. E per quanto riguarda il Pd, non si capisce se e come si muova, che cosa sita facendo. Invece ho notato che i sindaci, i consiglieri comunali, insomma gli amministratori locali mostrano attenzione e sono interessati a vedere che cosa succede nel terzo polo. In molti però sono interessati anche a collaborare. A Ischia si sta costruendo il comitato e per coordinatore pensiamo a Marco Bottiglieri, che conosce le situazioni anche della società civile, quindi non si tratta solo di un’operazione politica, ma si tratta di coinvolgere in una nuova ipotesi persone che in qualche modo fanno politica e vogliono fare una scelta. Io vedo soprattutto, nel polo che stiamo costruendo, grande eccitazione nel senso di una novità forse più appetibile di quelle situazioni sempre uguali che ci sono state fino adesso. Certo, a Ischia la sfida è complicata. A parte il fatto che c’è più di un comune, quindi mettere insieme tutti diventa complicato. Però questo è il tentativo che si sta facendo. Cercando di far vivere questa novità. E Marco può confermare che c’è un certo movimento, interessamento, una capacità, una voglia di invitare Renzi sull’isola per confrontarsi, per ascoltare le sue parole. In sostanza si registra non solo una certa curiosità, ma anche una mobilitazione che io fino adesso non avevo mai visto. Quindi penso che si potrebbe fare una buona campagna elettorale».

Un altro aspetto prima di entrare nelle vicende più legate alla campagna elettorale, è la sua attenzione ai social. Una nuova forma di partecipazione che molti politici snobbano, mentre invece qualcuno ha compreso che oggi il confronto e il dibattito passano anche per questa forma di comunicazione.
«Torno sempre al passato. Molti di noi vengono da una tradizione in cui la partecipazione degli altri era fondamentale. Le persone che ti seguono, come nel caso della mia malattia, ed è stato un sostegno importante, hanno creato quella comunità. I social, per gente come noi è un modo per sentire una comunità intorno. E questo è fondamentale ed essenziale. Io non scrivo stupidaggini però mi interessa il confronto, spesso è stato anche duro, non tutti dicono “Brava brava”. E’ stato duro soprattutto quando sono uscita dal Pd che ho costruito insieme ad altri e di cui ero presidente. E questa mia scelta l’hanno sempre vista come una cosa assurda, soprattutto il gruppo che viene da una tradizione come quella comunista e perché fatta da una persona come me che ha avuto incarichi nazionali».

Con la perdita delle ideologie abbiamo perso anche l’orientamento su quelle che erano le grandi famiglie della politica a differenza del resto d’Europa. Questo imbarbarimento di tutta la società, dovuta soprattutto ai 5 Stelle, è un male. La strada è quella di riconquistare le grandi famiglie?
«Il senso della Comunità si è attenuato moltissimo. Prevale il desiderio personale di fare politica perché i grandi partiti sono in crisi e le persone si orientano più sul lavoro individuale, che su un concetto di comunità. E questa naturalmente è una debolezza, non è una forza. E’ importante anche la persona. Però, se tu non sei inserito in un contesto partecipativo degli altri, il partito si divide. E se guardiamo il PD, la sua debolezza è che ci sono correnti organizzate. Come diceva Tronti, e ha ragione, il PD è già un campo largo, è tutta una divisione tra correnti che in realtà si fanno la guerra tra di loro».

Veniamo all’attualità. Candidata alla Camera con Italia Viva Azione. Io mi sono molto divertito nella fase in cui Calenda ha litigato con il Pd e i suoi commenti sono stati diciamo meravigliosi…
«Calenda è una persona molto interessante. Lo dico brutalmente, lui è bravo a raccontare, ma con la politica ha litigato. Nel senso che non è che non fa, ma non aveva una traccia. Renzi lo ha costruito e fatto votare anche nel Pd ma lui mostra di non avere pratica, perché la politica è soprattutto mediazione. Renzi lo aveva messo nell’angolo e, siccome Calenda è un uomo intelligente ha capito che andare col PD sarebbe stato l’errore più grave. Calenda ha capito a un certo punto, se faceva flop, diventava un pezzo del PD e sarebbe stato risucchiato da questa organizzazione. Lui ha capito che dentro a questa cosa del PD sarebbe stato un pezzo oltre a capir che in realtà stava tradendo i suoi elettori, perché gli elettori di Calenda sono persone che si erano liberate dal Pd. Io ho rapporti con i coordinatori di Napoli di Azione ed erano arrabbiati. E poi io credo che il politico che capisce più di tutti quello che succede in generale è Renzi. Non a caso, due anni fa disse che i 5 Stelle non sarebbero arrivati alle elezioni e disse a Calenda “guarda che tu qua non ricavi niente. Se facciamo un’unione, invece, contiamo”».

Un aspetto prima di parlare di Agenda, Draghi, dei problemi dell’Italia. Siamo maturi per vivere una politica day by day? Prima sui giornali, tutto quello che succedeva in un giorno, magari poi veniva raccontato il giorno dopo, però non era vissuto. Adesso c’è un continuo racconto…
«No! E’ cambiata proprio la comunicazione. Il sito più frequentato è Dagospia che è gossip misto a cose raccontate intelligentemente. Ha inventato un modo di comunicare che parte dal gossip e poi arriva alla verità delle cose alternando notizie di gossip con la fotografia di quello che succede. Lo fa in maniera molto adulta, però assolutamente è il nuovo modo di comunicare. I social hanno cambiato il modo di comunicare. Ti trovi in una situazione anche diversa. Naturalmente chi è abituato a un altro tipo di comunicazione questa cosa dà fastidio e non puoi pensare che la notizia più importante sia la separazione di Totti e Hillary.
E’ cambiata proprio l’immagine della realtà e quindi i contenuti rimangono nell’angolo. Ricordo la Repubblica di Scalfari oppure i pezzi di Pansa. Ricordo ancora un pezzo memorabile di Pansa su Craxi al Congresso che indossava la canottiera. E lui fa un pezzo per dimostrare che questo Craxi aveva un suo perché e che se ne fregava di come appariva. E il modo di comunicare cambia la politica. Oggi ci sono giornali che fanno l’approfondimento e altri invece che non lo fanno, riportano soltanto le notizie che però io conosco già dalla sera prima e quindi non mi attirano».

Il terzo polo è la nuova Democrazia Cristiana?
«Mi verrebbe da dire una battuta, per la verità. Calenda e lo stesso Renzi, sono fuori da questi schemi. E’ un nuovo modo di fare politica e hanno capito che la situazione è cambiata. Per partecipare e per coinvolgere devi fare un altro tipo di politica e non serve più quel modo di comunicare. Renzi è il migliore sulla piazza perché fa politica. Renzi intuisce prima quello che succede. Un po’ anche Calenda, ma a Calenda manca quello che noi definiamo la cazzimma. Renzi ce l’ha e anche in maniera esagerata. E questo è il valore del politico, ovvero capire subito dove stiamo andando. Io non credo che sia la nuova Demorazia Cristiana. Io direi che si tenta di costruire un partito liberale, riformista che in Italia non c’è mai stato».

Senatrice, secondo i sondaggi potremmo avere una premier donna, Giorgia Meloni.
«Mah! Io penso che non sia scontato. Gli italiani si esaltano per qualcosa, ma poi quando vanno a votare riflettono sulle questioni. L’ho vissuto tante volte. Puoi avere una passione, ma in realtà quando sei nell’urna inizi a riflettere. Chissà, forse avrà un grande successo, ma non so se reggerà. Dovrebbe reggere fino alla fine della campagna elettorale. Se la situazione non cambia, è chiaro che il centrodestra avanza. Loro non hanno dirigenti. La Lega ne ha uno bravo, Giorgetti. In Fratelli d’Italia non ne vedo, se non Crosetto e qualche altro. La Meloni è stata brava a costruire un polo. Però dobbiamo vedere cosa succederà fino alla fine. A me più di una volta è capitato che si dava per vincente una certa persona e poi alla fine è andata diversamente».

E Berlusconi?
«Con Belusconi ho sempre avuto un bel rapporto. Lui aveva l’abilità del corteggiatore…»

L’ha corteggiata?
«Eh si, parecchio! In maniera simpatica. Era un uomo molto simpatico, poi si è perso per strada, con quella storia delle olgettine. Un uomo di mondo, quindi una persona che sapeva colloquiare. Si lascia consigliare e fino a poco fa da Gianni Letta. Diciamo che Berlusconi a un certo punto si è perso per strada perché ha cominciato a perdere quell’idea della politica delle cose. E poi ha influito tutta la vicenda personale. Però devo dire che lui comunque è una persona intelligente e in periodo elettorale capisce quando deve tornare in prima linea e quando invece deve stare fuori».

Un appello al voto?
«Ho dato la mia disponibilità per dare una mano soprattutto al progetto in cui ho sempre creduto e lo scopo è portare il partito ad un livello percentuale buono. Per quello che riguarda me, io ho accettato per una sfida, in un collegio non facile. Indipendentemente dalle persone che si sono presentate, noi abbiamo bisogno di una forza politica che abbia la possibilità di combattere e che scelga una strada che non sia estrema».

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