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domenica, Marzo 3, 2024

Il sen. Sandro Ruotolo: «Ai giovani insegniamo la cultura della legalità»

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Alla Colombaia con l’Orchestra Scarlatti per ricordare Giò Giò. A Forio primo dei tre appuntamenti “Gesti di legalità”. Il senatore racconta la sua esperienza: da nove anni sotto scorta per le sue inchieste giornalistiche. «In Campania la situazione è molto seria e purtroppo sono tante le vittime innocenti, soprattutto delle camorra. Ma è la cultura che aiuta a prevenire il degrado»

Domenica si è aperta una stagione importante per la Colombaia. Con un evento dedicato a Italo Calvino, a 100 anni dalla sua nascita, si è dato il via ad un ricco calendario capace di raccogliere cultura, sociale, arte in tutte le sue forme, a cura dell’Associazione Teatro del Gusto con Annamaria Punzo.

Lunedì, “ad inaugurare” il nuovo corso, la Colombaia ha avuto l’onore di ospitare il giornalista e senatore Sandro Ruotolo e i ragazzi della Nuova Orchestra Scarlatti Young, ospiti d’eccezione sulla cultura della legalità, primo di tre appuntamenti su questo tema. Un concerto in memoria di Giò Giò, Giovanbattisa Cutolo, il ventiquattrenne ucciso a Napoli con un colpo di pistola, che era un talento della musica e suonava il corno nell’Orchestra Scarlatti Camera Young. Un omaggio particolarmente sentito, con la musica dei ragazzi che hanno percorso con lui questa strada e le toccanti parole del maestro Russo. A chiudere un emozionante intervento di una studentessa del Liceo delle scienze umane di Ischia.

Nel suo intervento Ruotolo si è soffermato sulla sua esperienza, sulla sua vita “di lotta” per la legalità sia come giornalista che in politica, lotta che si concentra sull’etica e sul ruolo sociale della cultura in un paese ancora a doppia velocità e che, soprattutto a Napoli, vede statistiche “tristi” sulla dispersione scolastica, sull’uso di armi, sui “Neet”. Ma ha anche sottolineato la speranza che nasce dalla forza e dal coraggio delle associazioni e dei giovani amministratori impegnati, riferendosi al giovane consigliere Davide Laezza.

«PREVENZIONE, NON MILITARIZZAZIONE»

– Senatore, oggi è qui alla Villa La Colombaia per affrontare il tema della legalità.
«Assolutamente sì, e questo è un luogo straordinario ed emozionante. Qui, proprio alle mie spalle, c’è la tomba di Luchino Visconti e della sorella. Luchino Visconti è stato il padre del neorealismo, una delle figure di spicco della cultura italiana. Lui mi ha fatto scoprire la crisi della borghesia e non solo. E allora siamo qui a parlare della cultura della legalità. Ed è fondamentale questo passaggio. Siamo proprio nel luogo giusto, perché abbiamo bisogno di confrontarci con la realtà.

Il sistema criminale vuole imporsi su tutto e tutti in barba alla libertà e alla democrazia. La cultura, invece, prevede il pensiero critico. Allora è importante educare i giovani, soprattutto in un momento in cui il nostro Paese vive questa transizione, diciamo questo passaggio. Sappiamo che c’è una povertà educativa, culturale, soprattutto nella nostra terra, a Napoli, in Campania, a Ischia che è un po’ più lontana, eppure in agosto sembra più vicina a questo tipo di problemi. Sicuramente oggi, venendo qui con l’Orchestra Scarlatti, vogliamo porre in primo piano una questione terribile, che è la questione minorile nelle nostre città e nella nostra provincia. Pensate che ci sono 35 ragazzi minorenni che sono accusati di omicidio e che sono nelle carceri, quindi questo ci dice che è un problema non emergenziale ma strutturale. La situazione è molto seria e purtroppo sono tante le vittime innocenti, soprattutto delle camorra.

Credo che siamo il territorio dove ci sono più vittime innocenti che altrove. Una delle tante vittime innocenti della nostra terra è Giò Giò. E allora l’appello è proprio prevenire, quello che serve è la prevenzione. Una volta che abbiamo militarizzato il territorio, una iniziativa che condanniamo, vuol dire che le persone hanno perso. Quindi nei confronti dei giovani il tema è proprio la famosa cultura della legalità, è la cultura che ti aiuta a prevenire il degrado. Ecco un esempio umano del fatto che non si deve avere paura nel dire la verità e nel denunciare determinati fatti».

– Tant’è vero che lei vive sotto scorta da anni, proprio per aver denunciato fatti scomodi.
«Sì, sono quasi nove anni ormai, ma per fortuna c’è lo Stato che ha cambiato completamente atteggiamento. Io sono sotto scorta come giornalista, perché ho fatto delle inchieste, mi hanno minacciato. Oggi cambio ruolo, sono nella segreteria nazionale del Partito Democratico. Ma giornalisti non si diventa, si nasce, si muore. Io il 1 maggio festeggerò 50 anni di giornalismo. La cosa straordinaria è che lo Stato ci protegge, però è così importante essere uomini liberi e la libertà di pensiero crea dei problemi. Ad ogni modo io sono libero e vado in giro a raccontare la mia libertà di raccontare quello che penso. Liberamente protetto, certo, ma chi mi ha minacciato va in galera e ci resterà per tutti i giorni che gli restano della sua vita».

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