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domenica, Maggio 19, 2024

Il copia-copiella e… ‘u Cavaliere di Bellavista | #4WD

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Daily 4ward di Davide Conte del 11 marzo 2023

Succede spesso che la singola iniziativa sia presa in prestito da chi, nel notarla, ne resta affascinato al punto da condividerla alla prima occasione utile. Non sto parlando di un semplice “copia-copiella” che pure accade sovente, ma di qualsiasi cosa contribuisca a sopire la già rara originalità riscontrabile nella popolazione isolana a vantaggio del più comodo “farò anch’io così”. Accade nel mondo del lavoro, dell’impresa, dell’associazionismo, dello sport e ovunque altrove si debba decidere di impastare con la farina del proprio sacco ovvero fare esattamente come quello della porta accanto il quale, in quel modo, ha già avuto successo.
E allora, per sposarsi si sceglie lo stesso locale della festa di matrimonio degli amici del cuore; nel proprio ristorante si prepara lo stesso piatto che un avventore ha decantato dopo essere stato a cena dalla concorrenza; meglio l’estetista in pieno centro dove vanno le vippone anziché quella brava ma periferica che fa meno chic; le scarpe a un figlio? Costino quel che costino, purché uguali a quelle del compagno di banco. E potremmo continuare così per un bel po’!

Questo tipo di usanza avviene ormai da anni anche per cose decisamente meno futili ma non per questo meno evidenti. Mi riferisco ai manifesti di lutto, laddove già da moltissimo tempo le famiglie usano accompagnare il nome del defunto con una sorta di sottotitolo in stile elogio funebre: “Uomo, marito, nonno e padre esemplare”, “Donna di rare virtù morali” e altre espressioni del medesimo tenore risultano sempre più usate nella nostra comunità locale e senza neppure lo sforzo creativo di dire la stessa cosa con parole diverse.

Per quel che riguarda questo ultimo caso, pur non volendo discutere il possibile “atto d’amore” da cui scaturisce, a me sembra veramente un’innocente quanto inutile e autoreferenziale ostentazione, che lo stesso caro estinto non so fino a che punto gradirebbe, qualora dovesse essere nelle condizioni di accorgersene e non -come disse il prof. Bellavista- “che vulite ca se ne fotte ‘u cavaliere?

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