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domenica, Marzo 3, 2024

#ForioAlVoto Renato Regine: “Stani Verde è la persona giusta. Del Deo? Non ha aperto abbastanza”

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«Dobbiamo avere una visione che vada da qui a 10 anni per poter veramente essere incisivi e per ribaltare la situazione del paese. Se non abbiamo questo, allora irrimediabilmente falliamo». La coalizione di Stani Verde: «Mi sembra la persona adatta, abbastanza tranquilla, abbastanza aperto al dialogo, aperto alla costruzione di un progetto comune»

Gaetano Di Meglio | Dopo l’ufficializzazione della discesa in campo alle prossime elezioni, abbiamo chiesto a Renato Regine di spiegare le ragioni di questa scelta.

Dopo più di 15 anni, la decisione di tornare in politica per Forio. A prescindere da ogni considerazione, quale è la scintilla che ti ha fatto dire ancora una volta: adesso mi devo mettere in gioco?
«Diciamo che ho sempre partecipato alla vita politica del paese, prestando attenzione, nei limiti del possibile, a ciò che accadeva nel paese. Anche la volta scorsa abbiamo in qualche maniera partecipato, sostenuto questo sforzo che Stani aveva fatto per ribaltare una certa situazione politica, anche se indirettamente. Abbiamo sempre comunque buttato un occhio sulla situazione amministrativa. Questa volta abbiamo deciso di iniziare questo percorso perché ho riscontrato in una comunità politica cui faccio riferimento, a cui appartengo una volontà condivisa di dare un contributo alla vita politica e amministrativa del paese. Semplicemente questo.
Crediamo di poter svolgere una funzione importante soprattutto offrendo un contributo che vada nel senso delle cose da fare, innanzitutto. Qui c’è un’emergenza sull’assetto territoriale, la prima emergenza è mettere in sicurezza il paese. C’è la necessità assoluta di fare questo da subito. C’è poi un’altra emergenza sociale. Numerose famiglie dopo la pandemia e le varie crisi che si sono succedute sono in sofferenza e anche qui occorre che il Comune di Forio faccia per intero la propria parte per offrire un ristoro. Poi ci sono dei progetti di più ampio respiro. Ad esempio l’obiettivo da parte nostra è che Forio diventi per l’isola d’Ischia, il comune capofila per quanto riguarda la possibilità di un’autonomia energetica per lo sviluppo delle fonti alternative, dell’energia solare, dell’energia eolica. Questo perché poi raggiunga anche una autonomia per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani spingendo al massimo il riciclo, il recupero delle varie sostanze e soprattutto per quanto riguarda la possibilità di potenziare il compostaggio per ridurre il trasporto dei rifiuti solidi urbani, che incide maggiormente sulle spese. E poi tanti altri problemi per i quali abbiamo assistito all’assenza di un’azione amministrativa in questi ultimi 10 anni: la depurazione, l’assetto delle strade, una pulizia che venga effettuata in maniera più attenta e rigorosa, l’illuminazione. Questo ci ha spinto a metterci in gioco e a creare questa comunità che se verrà eletta e se verrà inserita in questo gioco amministrativo, proporrà con forza questi temi all’attenzione dell’opinione pubblica. Perché questi temi devono maturare all’interno della coscienza dei cittadini prima che in quella degli amministratori e poi ovviamente all’attenzione dell’amministrazione».

CAPACITA’ PROGETTUALE

Renato, il tuo nome era stato fatto nelle settimane scorse come un potenziale candidato sindaco di un potenziale terzo polo, nato soprattutto in una frangia all’interno della maggioranza di Francesco Del Deo. Facciamo chiarezza, magari ci sveli qualche retroscena…
«Nessun retroscena. Ripeto, nell’ambito di questa comunità ci sono alcune componenti che hanno ritenuto di aprire un dialogo con noi. Chiaramente qualcuno faceva anche parte dell’amministrazione uscente. Ripeto, io parlo sempre di comunità, mai di singola persona. Anche in questo momento io credo di essere il portavoce di tutta una comunità, perché non ha senso muoversi in maniera individuale. La comunità ha ritenuto che queste aperture che pure ci sono si fossero rivelate insufficienti per poter poi strutturare un possibile cammino congiunto. E’ stata una proposta debole che non ha inciso e che non si è rivelata poi utile per la costruzione di qualcosa di veramente concreto. Forse c’è ancora un po’ di cammino da fare per definire qualcosa di maggiormente ottimale».

Questo ragionamento mi sembra non proprio una bocciatura della gestione del Deo, ma proprio una questione di impostazione, di visione del paese. Cioè la voglia di essere completamente alternativi anche nei valori.
«Ripeto, sono stato in amministrazione. So bene che ci sono delle difficoltà. Ci sono all’interno dell’amministrazione, anche facendo salve tutte le persone, che sono ottime persone. Però io credo che non ci sia stata quella spinta propulsiva per affrontare e risolvere i problemi che praticamente sono sotto gli occhi di tutti. Basta fare un giro per Forio e ti rendi conto immediatamente delle criticità. D’altra parte Del Deo ha avuto 10 anni per amministrare questo paese e i risultati non mi sembrano proprio esaltanti. Lo ribadisco, faccio salva la buona fede, la volontà, la disponibilità di tutti, però, poi, naturalmente il problema è sempre lo stesso. Vado ripetendo da decenni come si intende costruire il consenso all’interno di una comunità. Se il consenso lo vogliamo costruire realizzando dei progetti, facendo qualcosa di veramente utile e concreto, oppure vogliamo prendere la scorciatoia del vecchio sistema clientelare, del piacere, tra virgolette. E quindi in questo caso a un certo punto si perde la capacità progettuale, la capacità visionaria. Dobbiamo avere una visione che vada da qui a 10 anni per poter veramente essere incisivi e per ribaltare la situazione del paese. Se non abbiamo questo, allora irrimediabilmente falliamo. Noi crediamo che la nostra posizione all’interno di questa coalizione sarà quella di rappresentare una voce che dice: dobbiamo avere un progetto che sia di lunga gittata, non possiamo limitarci alla gestione delle emergenze che di volta in volta si presentano. E credo che abbiamo le capacità, le possibilità di rappresentare correttamente questa visione di una nuova maniera di amministrazione del paese».

COALIZIONE ETEROGENEA

Questo nel gruppo di Stani come si inserisce? Quali sono state anche le aperture che Stani vi ha fatto per convincervi alla candidatura?
«Noi non abbiamo fatto nessun mercato delle macchine, assolutamente no. Con Stani abbiamo preso atto dell’essenza del gruppo, come caratteristiche, come peculiarità del gruppo, che è un gruppo progressista, diciamo ambientalista, che è molto sensibili ai temi dello sviluppo sostenibile. Quindi io ho visto anche lui entusiasta sui nostri temi e ci ha assicurato che sicuramente questi temi faranno parte del suo programma e saranno obiettivo della sua amministrazione. E’ naturale, noi siamo una coalizione molto ampia, anche eterogenea, però non siamo nati ieri e sappiamo bene che in una coalizione bisognerà come dire smussare gli angoli per cercare di amministrare in maniera quanto più possibile corretta. Noi abbiamo una visione che ci porta a privilegiare le cose da fare, i progetti, le scelte che magari possono essere anche impopolari. E’ naturale che ci confronteremo con gli altri, ma siamo fiduciosi di trovare una quadra. Perché Stani mi sembra la persona adatta, abbastanza tranquilla, abbastanza aperto al dialogo, aperto alla costruzione di un progetto comune, cosa che francamente dall’altra parte non mi pare, almeno dalle voci che mi sono arrivate. Del Deo non ha dimostrato di avere, in quest’ultimo scorcio, una disponibilità al dialogo tale da poter garantire a tutti la possibilità di rappresentazione. Queste sono le voci che ho raccolto nell’ambito di questa comunità, tra virgolette…».

IL SOSTEGNO ALLA SCHLEIN

Oggi viviamo un po’ tra gli estremismi. Alla fine la politica italiana ci ha portato un po’ agli estremi. Voi avete sposato, se ho capito bene, la causa di Elly Schlein. La forza di una donna diversa dall’altra donna che sta a destra, così caratterizzata proprio per gli opposti, e avete partecipato alle primarie. Un buon risultato. Certo sai bene che dall’altro lato troverai amici che erano magari schierati dalla parte opposta, però forse la politica di una volta aiuta a superare e capire cosa significa la Dimensione Civica…
«Ci sono due considerazioni da fare. La prima è che noi sappiamo bene che questa è un’alleanza civica dove non si possono fare delle etichettature. nessuno di noi si può mettere il bollino perché il costo sarebbe quello di far saltare tutto subito. E’ naturale che noi abbiamo una certa sensibilità e dall’altra parte ci possono essere persone che hanno altre sensibilità sui problemi di un’amministrazione di un paese di 15.000 abitanti. Ma si può trovare una quadra, una sintesi. Altra cosa è la politica. Sappiamo la situazione che si è venuta a creare nel Paese, soprattutto dopo la fine della seconda Repubblica e questi partiti che si sono dissolti. Per quanto riguarda la mia parte, soprattutto il PD, per troppo tempo è stato un qualche cosa che era, diciamo, assolutamente diverso da quello che noi abbiamo sempre vissuto e da come ci siamo sempre comportati. A un certo punto è diventato, soprattutto in Campania, quasi una specie di comitato di affari. Quindi la Schlein ha dato praticamente il segnale che è possibile fare qualcosa di diverso, è possibile ritornare a fare politica discutendo di temi, litigando magari, però con l’animo disposto in un senso diverso di quello di partecipare per poi banchettare. Questo è il punto. Questo è stato il segno, secondo me, che ha portato. Questo segno forte di discontinuità che ha rappresentato e l’ha portata ad avere questo grande successo. E con questo segno abbiamo partecipato, con queste stimmate del cambiamento e di ritornare a fare la buona politica. Quella che va dai problemi della gente, che bada a risolvere le situazioni, ha un diverso approccio alle cose. Questa è la situazione attuale».

SANITA’ E AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Ti faccio una domanda per concludere, forse un po’ diversa. Dal tuo osservatorio anche professionale, un po’ di sanità privata, un po’ di sanità pubblica: c’è una sofferenza sociale che emerge anche da quello che puoi vedere, a cui poi diventa anche difficile poter rispondere, interagire?
«Te l’ho detto, questo è uno dei primi problemi da affrontare dall’amministrazione, qualsiasi amministrazione di qualsiasi città, proprio perché l’amministrazione è il primo avamposto che si trova di fronte il cittadino. Per il cittadino che ha un problema il primo riferimento è il Comune, l’amministrazione, il sindaco, l’assessore. Quindi c’è sicuramente questa situazione con la quale soprattutto la sanità pubblica convenzionata deve fare i conti tutti i giorni. Ti dico per esperienza diretta che noi siamo costretti, avendo un tetto di spesa come centro diagnostico, a dire di no in alcune situazioni e dobbiamo fare noi la selezione, a chi fare un esame prima e a chi dopo. Questa è una grande sofferenza dire a una persona “sei in lista di attesa, forse ti faccio l’esame tra due mesi”. Per noi che facciamo questa professione per vocazione e non per un interesse economico è un grosso problema. Quindi naturalmente questa è una situazione grave che si può aggravare ancora di più con questa autonomia differenziata, dove praticamente l’attuale governo si appresta a determinare queste autonomie regionali senza aver prima ripristinato un minimo di congruità e di eguaglianza dei servizi offerti ai cittadini. Quindi non si può pensare che i cittadini della Lombardia siano uguali ai cittadini della Campania. Del resto ci sono dei rilevatori numerici statistici assolutamente indiscutibili, come la mortalità infantile, la mortalità in generale che è più alta nei paesi delle regioni meridionali rispetto a quelle del Nord, perché c’è comunque di fondo una disparità di assistenza sanitaria, ma più in generale della distribuzione degli asili nido, delle scuole, di tutti le strutture, de trasporti, eccetera. Si vive peggio al Sud rispetto al Nord e prima di arrivare a questa autonomia chiaramente bisogna riequilibrare. E per riequilibrare occorrono degli investimenti massicci strutturali al Sud e poi dopo magari si potrà anche parlare di autonomia. Se non si fa questo, si rischia di accentuare ancora di più le discrepanze, le differenze che oggi esistono tra Nord e Sud».

Non te l’ho chiesto prima, te lo chiedo adesso. Quando tu parli di noi, di comunità magari ci puoi dire i nomi di cui si compone, anche perché i cittadini vogliono anche sapere con chi stai…
«Siamo ancora a due mesi e mezzo dalle elezioni. Ripeto che noi siamo una comunità che con questo indirizzo vuole partecipare alle elezioni. Vedremo sotto che forma faremo una lista propria, autonoma, o se ci sarà un incontro con altre forze che sono più simili a noi. Poi si può organizzare una confluenza… In linea di massima siamo orientati ad organizzare appunto una lista e ho visto che oggi (martedì mattina, ndr) sul Dispari sono usciti i nomi Ti confermo che i nomi sono Nicola Monti, Marianna Lamonica, Umberto Castellaccio. Stanno sicuramente partecipando al dibattito e sono gli elementi di riferimento di questa nostra iniziativa. Ma anche altre persone, come Michele Calise, l’avv. Serpico. Sono amici con i quali siamo in sintonia e cercheremo di strutturare insieme le nostre proposte, le nostre idee».

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