Educare alla libertà, interessante convegno ad Ischia con Anna Monia Alfieri

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Luciano Castaldi | Si è svolta poche sere fa nella bella e suggestiva chiesa di San Domenico ad Ischia una interessante conferenza di Anna Monia Alfieri dal titolo “Liberi di educare per educare alla libertà”.

Un pubblico, folto e attento, ha avuto così occasione di riflettere sul primato educativo dei figli da parte dei genitori, sulla urgenza di riscoprire la libertà di scelta su varie opzioni formative, sulla parità scolastica, sul futuro della nostra agonizzante Italia.

Bisogna, ancora una volta essere grati a don Giuseppe Nicolella, ai suoi collaboratori (in modo particolare al “Trottolino per la Vita” Vicente Schiano) per l’audacia, la lungimiranza, la capacità di tenere dritta la rotta, senza lasciarsi distrarre dalle fumose discussioni sul nulla che, sovente, caratterizzano anche i dibattiti all’interno del mondo cattolico.

Quello della parità scolastica è un principio non nuovo, non a caso solennemente sancito dalla Costituzione repubblicana. Un principio tanto sacro, quanto, al pari di tanti altri, spudoratamente calpestato. Le scuole pubbliche non statali (non sono solo quelle gestite dai preti e dalle suore) sono notoriamente penalizzate dal nostro sistema legislativo, oltre che dalle tante inesattezze che puntano a denigrare e a mistificare queste magnifiche realtà, che finiscono col penalizzare soprattutto le famiglie più povere. Oggi, in Italia (a differenza del resto d’Europa) solo i ricchi possono mandare i figli nelle scuole paritarie. Eppure il loro ruolo è di fondamentale importanza per assicurare quella pluralità di offerta formativa che dovrebbe essere alla base di ogni vera democrazia. Non è il caso di soffermarsi oltremodo su questo, ma chi vuole può approfondire la questione cercando sul web i video e gli scritti della Alfieri.

È un tema, dicevo, non nuovo che, ahinoi, rischia di essere superato dagli enormi mutamenti antropologici e pedagogici in atto oramai da diversi anni.

Mi chiedevo, mentre la Alfieri illustrava con tanta passione e competenza le sue ragioni, se questa sacrosanta battaglia sia di per sé sufficiente ad assicurare quella libertà di cui si sente un grande bisogno.

Purtroppo la sensazione è che il pensiero unico dominante abbia già vinto.

Le istanze di quelli come me (semplice nulla), la Alfieri, Nicolella sono oramai minoritarie all’interno di una minoranza. Soffocate e derise dagli alfieri della political correctness, della falsa ideologia dei “diritti dell’uomo”, del cosmopolitismo omologante, della teoria del genere e delle tante altre forme nelle quali si esprimono il materialismo edonista, il culto della supremazia individualista su qualunque forma di vita comunitaria e la filosofia pseudo “progressista” della storia.

Lo sperimentiamo persino durante le omelie, anche quelle pronunciate ad altissimo livello ecclesiale. Quanto conformismo! Quanta paura di dire fino in fondo la verità!

Mi sovviene un pensiero non so fino a che punto pessimista. In buona sostanza, avendo la possibilità di mandare i figli in una scuola paritaria, dubito fortemente di trovare lì un “pacchetto” valoriale (mi si passi l’espressione mercantilistica) realmente alterativo ai disvalori di questa straripante dittatura del relativismo che ha oramai ridotto la anche la chiesa a caricatura di sé stessa.

Purtroppo le armi di cui dispongono i difensori dello status quo, quelli che, per usare una efficace espressione della Alfieri, vogliono lasciarci nella condizione di sudditi, sono ben altre e così potenti da impedire qualsiasi ipotesi di rovesciamento dei paradigmi su cui esso si fonda.

“Sono – per dirla con il politologo Marco Tarchi – le leve di controllo economiche, i centri di comando finanziari che, senza bisogno di alcun direttore d’orchestra collocato dietro le quinte o di altri mandanti occulti, convergono automaticamente sugli ufficialmente impersonali “mercati” per spostare gigantesche quantità di denaro virtuale, e investimenti reali, in direzioni adatte alla preservazione dei loro interessi – che coincidono con quelli di chi ha voluto, incensato e dichiarato irreversibili gli effetti della globalizzazione”.

C’è da chiedersi: chi controlla le grandi reti di comunicazione pubblica? Chi controlla i giornali, le tv, le radio? Chi produce, a ritmo vertiginoso film, serie tv, fumetti, canzoni? Non sono forse queste le vere fabbriche di “pensiero” che, molto più della stessa scuola (peraltro anch’essa miseramente e conformisticamente allineata al politicamente corretto) ci avvelenano la mente, il cuore e l’anima sino ad averci ridotto a semplici animali da consumo?

Certamente, la “buona battaglia” della Alfieri assume una valenza immensa. Essa rappresenta il primo passo per quel ritorno alla ragione umana e a quel Logos, per dirla con Benedetto XVI, in grado di disinnescare la carica di mistificazioni e di manipolazione dei proiettili che l’esercito di conformisti scarica quotidianamente su di noi e sui nostri figli.

Chi, dunque, non si accontenta di fare da spettatore passivo, chi pensa che sia urgente, urgentissimo, stare in prima fila a difendere la libertà e la verità, deve farsi carico di un lavoro immane. Che parte dalla difesa e dalla tutela della scuola paritaria, per arrivare però ad obiettivi ancora più ambiziosi.

foto vicente schiano

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