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31 maggio 2026 · 4 min

Dino Ambrosino: il buongoverno sconfitto

Winston Churchill è stato il più importante politico del Novecento. È stato l’uomo che ha fermato Hitler e la deriva autoritaria dell’Europa di quegli anni. È il vincitore celebrato della Seconda Guerra Mondiale, l’uomo che meglio ha incarnato la democrazia liberale in atti, opere e parole: un gigante.
Eppure, proprio il gioco democratico gli fu fatale: nel luglio 1945, a guerra appena finita, il popolo britannico gli votò contro e Churchill perse le elezioni in favore di Clement Attlee. Del quale ricordiamo poco, tranne la micidiale frase, passata alla storia, che il “gigante” Churchill coniò per ridicolizzarlo: “Un taxi vuoto si è fermato davanti al numero 10 di Downing Street, e ne è sceso Attlee”.

Non sempre le elezioni misurano i meriti e i danni di un’amministrazione uscente, perché non sempre — anzi, quasi mai — i cittadini votano facendo un bilancio delle cose fatte, pensando piuttosto, forse giustamente, alle attese prossime venture: collettive ed individuali.
Dino Ambrosino ha combattuto una battaglia intensa e appassionata e, dopo il “passo di lato” in favore della vicesindaca — e compagna di tante battaglie — Titta Lubrano, ha sfoderato la spada e menato fendenti durante la campagna elettorale, difendendo il proprio operato, le proprie idee e il proprio percorso. Ma lo ha fatto soprattutto attaccando gli avversari, mirando al bersaglio grosso: il leader della parte opposta, Luigi Muro. I fatti hanno dimostrato che la strategia di Ambrosino era sbagliata.
Eppure, tornando alla premessa, gli undici anni dell’amministrazione Ambrosino ci restituiscono, obiettivamente, una Procida migliore di quella di prima.

La mia opinione, più volte espressa — quindi non mi dilungo per approfondirla — è che Procida abbia conosciuto, dagli anni Ottanta a oggi, un sostanziale progresso in termini di reputazione, notorietà, crescita dell’economia endogena, flussi turistici, pulizia e vivibilità. Quel percorso inizia con la felice intuizione di Vittorio Parascandola di puntare sulla cultura come motore dell’economia procidana: turismo, mare, porti, eccetera.

Ma è innegabile che, a partire dalla famosa foto della Corricella per iPhone 6 del 2015, Procida ha conosciuto un boom senza eguali. E bisogna dare atto a Dino Ambrosino e alla sua amministrazione di aver seguito bene questo sviluppo, e di averlo saputo accompagnare con efficacia. Il primo quinquennio amministrativo è stato molto buono: si sono colte le condizioni e le opportunità per un alleggerimento dei conti del Comune, si sono messi in cantiere tanti progetti e il Sindaco Ambrosino si è mostrato, anche nella vicenda drammatica del Covid, sempre presente e disponibile nei confronti dei cittadini.

Poi il “rischio” corso nel 2020, con una vittoria di stretta misura contro il lottatore Muro, ha probabilmente spaventato un po’ tutti, e si sono intravisti fenomeni di involuzione amministrativa, soprattutto verso una gestione quasi esclusiva dell’ordinaria amministrazione: nella convinzione — o illusione — che fosse più efficace in termini elettorali. Permaneva una grande dedizione alla cosa pubblica, con assessori sempre presenti sui problemi e sempre attivi, sia pure un poco “chiusi” nella casa comunale, come in una sindrome post-Covid permanente.

Tra i progetti in cantiere negli anni precedenti si è concretizzato, in maniera inaspettata e prorompente, quello di Procida Capitale della Cultura, che l’assessore Rossella Lauro aveva scovato, individuando professionalità e percorsi efficaci per costruire un progetto vincente.
Procida Capitale Italiana della Cultura è il grande successo che consegnerà l’amministrazione Ambrosino alla storia. E che ha accelerato il percorso che l’isola di Procida aveva già intrapreso.

Ma ne ha anche accelerato le contraddizioni. A fronte di notevoli eventi e azioni di impatto nazionale e internazionale, si è continuato a gestire la ricaduta locale con la logica e col bilancino dell’ordinaria amministrazione. Procida non è cresciuta insieme all’evento, e a quell’evento è mancato il respiro autentico dell’identità procidana.
Attorno a tutto ciò, sembra si sia svolta una vicenda politica fatta di incomprensioni interne e di scarsa unità decisionale, con azioni amministrative un poco frammentate. Ma è continuato, pur senza regia unitaria, il grande attivismo degli assessori più operativi.

Il grande successo di popolo di Rossella Lauro, pur all’interno di una sconfitta complessiva, viene proprio dalla sua capacità di progettare e realizzare opere a favore dell’isola e della sua comunità. È stata, quindi, credibile quando si è proposta — intelligentemente — con progetti e idee nuove, con uno sguardo rivolto al futuro, evitando polemiche e critiche malevole verso gli avversari. Insomma, una proposta chiara ha trovato un riscontro chiaro e premiante.

Sul candidato sindaco Titta Lubrano bisognerebbe approfondire l’analisi politica più di quanto sia possibile in questa sede. Diciamo che veniva da lontano, “allevando” la figura politica di Dino fin dai primi passi, nel chiuso delle formazioni della sinistra locale, per anni all’opposizione. E temo che dalla cultura dell’opposizione non sia mai riuscita a emanciparsi completamente.

Poi la vittoria, il ruolo di vicesindaco per anni e, infine, la “spallata” al sindaco in carica, cercando di proporsi come volto nuovo. Si è trovata così a gestire un mix politico di difficile amalgama: la vicesindaca da anni che si propone come il nuovo che avanza. Una cosa complicata da spiegare: e infatti i cittadini non l’hanno capita. La scorciatoia semplicistica è stata attaccare, più o meno a testa bassa, “quelli di prima”. Ma, dopo undici anni, i procidani hanno pensato che “quelli di prima” fossero diventati loro.

Sebastiano Cultrera
L'autore
Sebastiano Cultrera
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