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domenica, Marzo 3, 2024

Dai credenti di Ischia l’appello ai leader del mondo politico, ai signori della guerra e una preghiera per per le vittime della guerra

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La Processione di S. Antonio Abate. Non sono numeri, ma nomi e membri di una famiglia. Sono madri, padri, figli e figlie. Sono fratelli e sorelle, figli di Dio che li ha creati a Sua immagine e somiglianza

Sono diversi i temi che hanno “animato” la Processione di Sant’Antonio Abate ad Ischia. Un vero e proprio percorso che mette al centro la pace, il ruolo dei politici, locali e mondiali, lo stop alle armi e un pensiero per i profughi, per le vittime innocenti e per quanti hanno dovuto lasciare la propria casa. Un percorso ispirato dal “profondo desiderio di costruire e di manifestare l’unità dell’intera famiglia parrocchiale”

Sono state diverse le soste che la processione ha realizzato e diversi i tempi che sono stati toccati: “Preghiamo per le vittime della guerra. Per tutti loro e per ognuno di loro. Non sono numeri, ma nomi e membri di una famiglia. Sono madri, padri, figli e figlie. Sono fratelli e sorelle, figli di Dio che li ha creati a Sua immagine e somiglianza. Preghiamo affinché il diritto alla vita di ognuno sia rispettato e difeso” è il messaggio che Don Giuseppe Nicolella ha veicolato in processione. La processione ha vissuto diverse “soste” motivate da un’ampia porzione della Parola di Dio e da alcuni stralci della “Vita Antonii”

Prima Sosta: Servire la pace

Disse Antonio: “È l’orgoglio l’origine della nostra caduta, fu l’orgoglio ad apparire per primo. Per questo non potrete ereditare il regno di Dio, se non vi disporrete con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra mente , con tutta la vostra anima e con tutto il vostro cuore a una profonda umiltà”.

Dopo la pace, i credenti di Ischia hanno pregato “per i leader politici del mondo intero, affinché si impegnino per promuovere la pace ed il bene del paese. Affinché smettano di dare precedenza ai propri interessi e alla propria sete di potere. Preghiamo per chi lavora strenuamente per la pace, per chi si adopera per alleviare il dolore e asciugare le lacrime dei popoli in conflitto, affinché continuino nella loro opera, nonostante le minacce e l’indifferenza internazionale”

Seconda sosta: Amate i vostri nemici

Dai detti di S. Antonio Abate: “Disse abbà Antonio:” Se non potete porgere l’altra guancia, sopportate almeno di essere percossi”. Gli dissero: “Non lo sappiamo fare”. E l’anziano: “Se non lo potete fare, almeno non restituite il male che avete ricevuto”. Dissero: “Non possiamo fare neppure questo”. Allora l’anziano disse al suo discepolo: “Prepara loro un brodino: sono malati”. E a loro: “Se questo non potete farlo, quest’altro non lo volete, che cosa posso fare per voi? Bisogna pregare”.

Terza sosta: La pace nasce dal perdono

Dalla Vita Antonii: Ogni giorno ciascuno si chieda conto delle azioni compiute durante il giorno e durante la notte e, se ha peccato, desista dal male. Se non ha peccato, non si inorgoglisca, ma perseveri nel bene, non lo trascuri, non condanni il prossimo, né si consideri giusto, finché non venga il Signore che scruta le cose nascoste. Lasciamo dunque a Lui il giudizio e abbiamo compassione gli uni degli altri, portiamo i pesi gli uni degli altri, esaminando noi stessi, e sforziamoci di compiere quello che ancora ci manca”

E ancora, la Parrocchia ischitana ha pregato “per quanti hanno dovuto abbandonare la propria famiglia e la propria casa. Per chi è affamato e non ha un tetto sopra la testa. Preghiamo per quelli che vivono nei campi profughi. Preghiamo per i paesi che accolgono i rifugiati e per tutti coloro che offrono loro aiuto e assistenza.”

Quarta sosta: La beatitudine e la libertà della pace

Dalla Vita Antonii: La sua anima era in pace e quindi anche il suo comportamento esterno era tranquillo, la gioia del suo cuore rendeva lieto il suo volto e i movimenti del corpo lasciavano intuire e percepire lo stato della sua anima, come sta scritto. “Un cuore lieto rende ilare il volto, ma, quando il cuore è triste, anche il volto è cupo”.

La quinta sosta, Il dono della pace, si apre con la preghiera “perché le armi vengano messe a tacere. Preghiamo per la fine di ogni violenza e conflitto armato”.

Dai detti di S. Antonio Abate: Nel deserto c’era un tale che cacciava belve feroci e vide abbà Antonio che scherzava con i fratelli e se ne scandalizzò. L’anziano voleva fargli capire che bisogna, a volte, accondiscendere ai fratelli e gli disse: “ Metti una freccia nel tuo arco e tendilo”. Ed egli lo fece. Gli disse: “ Tendilo ancora”, ed egli lo tese. Gli disse di nuovo: “Tendilo”. Gli rispose il cacciatore: “Se lo tendo troppo, l’arco si spezza”. Gli disse l’anziano: “ Così avviene anche nell’Opera di Dio. Se con i fratelli tendiamo l’arco oltre misura, si spezzano presto. Occorre, dunque, di tanto in tanto accondiscendere ai fratelli”. A queste parole il cacciatore se ne andò molto edificato e anche i fratelli ritornarono nelle loro dimore fortificati.”

La conclusione, invece, è universale: “Padre, concedi a tutti noi di perseverare nel bene, specialmente nelle nostre famiglie, così come ci insegna S. Antonio abate, per sperimentare la gioia di vivere “in terra come in cielo”.

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