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domenica, Marzo 3, 2024

Condotta, rendimento e sport | #4WD

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Daily 4ward di Davide Conte del 9 febbraio 2024

Ieri, prima di cominciare il consueto allenamento tennistico, il mio amico e sparring partner nonché neo-istruttore di tennis Peppe mi raccontava di qualche ora di lezione con dei ragazzi delle scuole superiori i quali, accompagnati dal loro prof, avevano ottenuto di potersi avvicinare a questo sport con un momento di approccio pratico. Del resto, è noto agli addetti ai lavori e un po’ meno a chi non lo è che esiste un progetto denominato “Racchette in classe”, che prevede un intervento -anche finanziario- della FITP per la diffusione tra i giovani dei cosiddetti sport di racchetta, sebbene in questo caso credo che l’iniziativa sia da ascrivere esclusivamente all’entusiasmo e alla professionale “larghezza di vedute” dell’ottimo insegnante di educazione motoria.

Resta lo sconcerto di Peppe nell’aver preso atto che dopo circa quaranta minuti di ascolto dei suoi dettami tecnici e della relativa messa in pratica, la soglia di attenzione dei ragazzi si è praticamente annullata, dando sfogo a tutt’altre attività rispetto alla lezione di tennis, quali prendersi reciprocamente a pallate o rincorrersi lungo il terreno di gioco. Tutto questo, fino al punto in cui il novello istruttore ha preferito, gioco forza, lasciare che si divertissero a modo loro sotto gli occhi senz’altro poco soddisfatti del loro docente.

Sono stato abituato al concetto che lo sport è, di per sé, disciplina e che per praticarne uno vadano seguite delle regole, non solo di gioco. E’ forse per questo motivo che mi riesce decisamente difficile comprendere quale possa essere lo spirito che detta i tempi e i modi del divertimento e dell’apprendimento di questa Generazione Z e non solo per la notevole differenza d’età che ci caratterizza, ma soprattutto per il rapporto della stessa con la condotta e il rendimento scolastico.

Quando mio figlio Alessandro, ad esempio, frequentava da senior student l’ultimo anno di liceo negli Stati Uniti, il coach della sua squadra di calcio si preoccupò di chiedergli se stesse avendo qualche difficoltà con il suo primo mese di studio in inglese, perché in caso di eccessivo abbassamento del rendimento scolastico gli sarebbe stato impedito “d’ufficio” di partecipare ad allenamenti e match del soccer varsity, senza alcun riguardo per il fatto che fosse un titolare inamovibile. Come potrebbe mai conciliarsi questo criterio, seppur ribaltandolo, nel caso raccontatomi da Peppe? O il nostro sistema didattico è ancora troppo indietro per concepire un’evoluzione del genere?

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