Termalismo. L’intervista

Renzo Iorio: “Guai a disperdere la centralità del termalismo dell’isola d’Ischia”

L’analisi del presidente di Federterme sul futuro del comparto termale ischitano: “Tre milioni e mezzo di pernottamenti non sono un dato trascurabile”. Focus anche su sanità, fisioterapia e trasformazione del turismo

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Nel pieno della trasformazione del turismo internazionale e mentre anche Ischia si interroga sul proprio modello di sviluppo, il termalismo torna al centro del dibattito. Al Continental Terme, durante il convegno dedicato al rapporto tra salute, benessere e innovazione, si è discusso delle nuove prospettive del settore, del ruolo della fisioterapia in ambito termale e delle sfide poste dai cambiamenti sociali e turistici degli ultimi anni.

“Le strutture devono adattarsi a una rotazione maggiore e i territori devono imparare a gestire flussi più rilevanti e meno concentrati”

Dai soggiorni sempre più brevi alla crescita del turismo legato alla longevità, fino alla rivoluzione digitale e al tema degli affitti brevi, il presidente di Federterme, il dottor Renzo Iorio, offre una lettura ampia del momento che vive Ischia e, più in generale, il comparto termale italiano. Un’analisi che lega sanità, economia e identità territoriale e che richiama la necessità di innovare senza disperdere il valore storico costruito attorno alle acque termali.

Federterme, la Federazione Italiana delle Industrie Termali e delle Acque Minerali Curative, rappresenta dal 1919 il principale organismo nazionale del comparto e raccoglie la quasi totalità delle aziende termali italiane. Con sede a Roma e inserita nel sistema Confindustria, la federazione è tra i soci fondatori di Federturismo ed è presente anche negli organismi internazionali del settore, dalla FEMTEC, la Federazione Mondiale del Termalismo e del Climatismo, fino all’European Spas Association. Un sistema che coordina oltre 320 aziende distribuite nelle 20 regioni italiane e che ha il compito di rappresentare e tutelare un comparto considerato strategico tanto sul piano sanitario quanto su quello economico e turistico. Per questo le parole del presidente Iorio assumono un peso particolare anche per Ischia, che continua a rappresentare uno dei simboli internazionali del termalismo italiano.

Dottor Iorio, oggi si parla sempre meno di semplice turismo termale e sempre più di salute, benessere e qualità della vita. Qual è la nuova frontiera del settore?
“Questa doppia sfida, questo binomio terme-bellezza o terme-salute, è un binomio che tende sempre più a unificarsi. L’avanzamento della ricerca permette di congiungere le proprietà storicamente riconosciute delle acque termali con tutti quei temi che oggi riguardano l’invecchiamento attivo, la qualità della vita e soprattutto l’allungamento della vita in salute, che è la grande sfida di questi anni dal punto di vista sanitario e medicale.
Di fatto, oggi il termalismo si inserisce pienamente in una riflessione più ampia sul benessere complessivo della persona. Non si parla più soltanto di cura di una patologia specifica, ma di prevenzione, mantenimento dell’equilibrio psicofisico, recupero delle energie e miglioramento della qualità della vita nel lungo periodo.
Questo è anche il grande tema che sta muovendo i flussi turistici internazionali. Tutto il settore che ruota intorno alla longevità, al benessere e a un turismo sostenibile, che aiuti le persone a stare meglio e a vivere più a lungo in salute, è oggi il segmento che cresce di più a livello internazionale, con tassi intorno all’8-9% annuo. E quindi il saper coniugare le proprietà terapeutiche delle acque con questa nuova domanda di benessere rappresenta sempre di più la chiave della competitività internazionale”.

Il turismo però è cambiato profondamente. Ischia era abituata ai soggiorni lunghi legati alle cure termali. Oggi prevalgono permanenze più brevi, spesso fuori dai circuiti alberghieri tradizionali. Come cambia il termalismo?
“Il tema è molto vasto e riguarda il turismo italiano nel suo complesso. In qualche modo però il termalismo ha una sua difesa naturale, rappresentata dalla presenza delle sorgenti termali, che normalmente si trovano in territori cresciuti proprio intorno alle proprietà delle acque. Ischia è evidentemente uno degli esempi più chiari di questo legame storico tra territorio e termalismo.
Certamente, però, le modalità di consumo turistico sono profondamente cambiate. Prima si era concentrati soprattutto su attività di tipo curativo che richiedevano cicli abbastanza lunghi, di una settimana o dieci giorni. Oggi quel modello tende un po’ a diluirsi e a ridursi. Crescono invece soggiorni più brevi ma ripetuti nel corso dell’anno.

“Tempi di recupero più rapidi significano minori liste d’attesa e una gestione più efficiente delle risorse pubbliche”

Questo cambiamento è stato possibile anche grazie all’evoluzione delle procedure e dei trattamenti termali, che consentono comunque efficacia e benefici anche in tempi più ridotti. È evidente quindi che le strutture devono adattarsi a una rotazione maggiore della clientela e che i territori devono imparare a gestire flussi più consistenti e meno concentrati rispetto al passato.
C’è poi un altro elemento importante: le persone oggi, sia per esigenze lavorative che sociali, hanno bisogno di restare connesse digitalmente. E quindi le infrastrutture digitali diventano un fattore decisivo anche per il turismo termale. La clientela dei cosiddetti nomadi digitali, soprattutto nei flussi internazionali, è quella che oggi riesce ad assicurare prospettive molto interessanti”.

In un mondo che discute continuamente di intelligenza artificiale, qual è invece la frontiera tecnologica del termalismo?
“Io credo che la frontiera sia soprattutto nella capacità di utilizzare queste tecnologie come supporto ai trattamenti e ai percorsi sanitari. In particolare in ambito medicale l’intelligenza artificiale e i nuovi strumenti digitali stanno già offrendo grandi vantaggi in termini di rapidità e precisione.
Il sistema sanitario sta andando verso una medicina sempre più personalizzata e il termalismo può inserirsi perfettamente in questa evoluzione. La possibilità per i centri termali di utilizzare strumenti tecnologici per effettuare analisi più rapide e più accurate sullo stato di salute delle persone permette di calibrare meglio i trattamenti tradizionali e anche di svilupparne di innovativi.

“Gli investimenti, il rinnovamento e la visione sono fondamentali per non restare ancorati a modelli superati”

Inoltre si apre tutto il vastissimo tema dell’integrazione tra cure termali, alimentazione, stile di vita e attività fisica. Si può arrivare davvero a costruire percorsi personalizzati, molto più precisi rispetto alle caratteristiche di ogni singolo individuo.
Non si tratta più soltanto di offrire trattamenti seriali identici per tutti, ma di costruire un’offerta cucita sulle esigenze specifiche della persona, tenendo insieme salute, prevenzione, benessere e qualità della vita”.

Ad Ischia si sta discutendo molto anche del rapporto tra termalismo e fisioterapia. Può diventare una leva aggiuntiva per il sistema sanitario nazionale?
“Assolutamente sì. Tutto il tema della riabilitazione termale rappresenta una frontiera molto importante. Già oggi fa parte di protocolli e accordi, anche se limitatamente ad alcune categorie di persone, ma credo che il potenziale sia molto più ampio.
I benefici riguardano certamente i tempi di recupero e quindi anche il costo sociale della riabilitazione. Recuperare rapidamente l’efficienza fisica dopo un incidente o dopo problematiche legate all’età e alla vita quotidiana ha un valore enorme per l’individuo, soprattutto in una società in cui l’aspettativa di vita continua ad aumentare.
Ma c’è anche un tema di sostenibilità del sistema sanitario. Tempi di recupero più rapidi significano una migliore percezione del servizio sanitario da parte del cittadino, ma vogliono dire anche minore congestione del sistema, minori liste d’attesa e una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
Credo quindi che questa sia una materia sulla quale il sistema sanitario debba riflettere con particolare attenzione, perché il contributo del termalismo e della riabilitazione termale può diventare davvero importante sia dal punto di vista sanitario che da quello economico”.

A Ischia il dibattito sul termalismo divide spesso tra chi lo considera ancora una leva di sviluppo e chi invece pensa che il modello vada completamente ripensato, magari inseguendo il modello delle spa urbane. Lei che fotografia fa del termalismo ischitano nel 2026?
“Secondo me Ischia, a livello internazionale, è associata alle terme in maniera indissolubile. È un legame storico e di un valore straordinario. La capacità di generare valore aggiunto dell’economia ischitana dipende sostanzialmente dal termalismo.
Le terme non sono un comparto produttivo qualsiasi. Non lo sono a Ischia e non lo sono neppure in Italia. Per territori come questi rappresentano la leva che genera economia, lavoro, crescita sociale, servizi e identità.
Allo stesso tempo è chiaro che servono investimenti, rinnovamento e capacità di innovare. Gli operatori termali ischitani, a mio avviso, stanno facendo bene e lo dimostrano i numeri. Tre milioni e mezzo di pernottamenti non sono un dato trascurabile. Anche il primo trimestre di quest’anno registra una crescita quasi in doppia cifra rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Questo significa che il lavoro di innovazione, di rinnovamento delle strutture e di ampliamento dell’offerta sta producendo risultati. Del resto proprio Ischia ha espresso una delle più importanti innovazioni del settore termale italiano, cioè i parchi termali, che poi si sono diffusi anche in altre realtà.
Questa capacità di innovarsi è la strada corretta. Però bisogna stare molto attenti a non disperdere il senso profondo di Ischia come destinazione termale internazionale. Perdere questa identità sarebbe un errore enorme, anche perché costruirne una nuova, riconosciuta in tutto il mondo, sarebbe estremamente complicato”.

Lei richiama anche il tema dell’identità territoriale e della gestione del turismo.
“Sì, perché la grande sfida non riguarda soltanto l’aspetto termale in senso stretto. Chi arriva a Ischia deve trovare un territorio che abbia ancora una sua identità forte, una sua cultura riconoscibile, una qualità del paesaggio, dell’enogastronomia e del patrimonio culturale diffuso.
Se invece l’isola diventasse semplicemente un luogo dove si arriva, si dorme in una struttura, si fanno le cure e poi si riparte, allora diventerebbe un posto facilmente sostituibile da altre destinazioni.
In questo senso credo che il tema degli Airbnb e dell’equilibrio del patrimonio residenziale sia molto importante. Ed è un problema che riguarda tutta l’Italia. Probabilmente c’è stata poca attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche e dei governi locali nel mantenere un equilibrio tra residenzialità e ricettività turistica.

Lasciare che il patrimonio abitativo si trasformasse quasi completamente in ospitalità turistica ha svuotato molti centri urbani della loro identità reale. Ischia, invece, conserva ancora un equilibrio percepibile tra residenti e turisti, che poi sono residenti temporanei.
Questo equilibrio è un valore enorme e va protetto con attenzione, perché rappresenta proprio quell’identità autentica che rende un luogo desiderabile e riconoscibile nel tempo”.

Gaetano Di Meglio
L'autore
Gaetano Di Meglio

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