“Procida, mille anni e un nuovo inizio”. La messa del millenario dell’Abbazia, tre consegne dal Vescovo Michele Autuoro

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Certe date non si limitano a scandire il tempo: lo sospendono, lo riempiono di senso. Così è stato il sabato scorso nell’Abbazia di San Michele a Terra murata, quando la comunità isolana si è ritrovata per celebrare la Messa solenne di apertura del millenario della sua storica Abbazia. Mille anni di storia documentata, mille anni che sono insieme memoria e profezia, non solo per Procida ma per la Chiesa intera.

L’Abbazia, come ha sottolineato qualcuno nei giorni precedenti la celebrazione, “non è un edificio da visitare, ma una vocazione da ascoltare”. E il 14 febbraio ha saputo parlare: con i suoi silenzi carichi di spiritualità, con i suoi muri intrisi di preghiera, ma anche attraverso la voce robusta e profonda di una comunità che, pur piccola geograficamente, porta sulle spalle dieci secoli di luce e ombra, di resistenza e fede.

Non c’era un posto vuoto nella navata e nelle cappelle laterali della grande Abbazia a picco sul mare. Ogni angolo dell’edificio sacro era gremito, testimoniando un’appartenenza che non è solo religiosa, ma culturale, spirituale, esistenziale. Presenti le massime autorità civili, militari ed ecclesiali del territorio, insieme ai sacerdoti procidani.

A presiedere la celebrazione eucaristica Sua Eccellenza Monsignor Michele Autuoro, Vescovo ausiliare di Napoli e figlio autentico di Procida. Una presenza che non è solo istituzionale: è simbolo di un ponte tra passato e futuro, tra isola e mondo, tra liturgia e vita reale.

La liturgia, sobria e intensa, è stata arricchita dalla partecipazione corale dei fedeli e da canti che hanno saputo dare voce alla bellezza del momento. Ma è stato l’intervento del Vescovo, al termine della celebrazione, a lasciare il segno più nitido di questa giornata memorabile.
Subito prima della benedizione finale, Mons. Autuoro ha voluto affidare, con tono paterno ma deciso, tre consegne. Tre “direzioni” di cammino, come le ha definite lui stesso, che gli sono sembrate fondamentali per dare concretezza spirituale e operativa a questo grande anniversario.
Sono indicazioni teologiche ma anche pastorali e civili, che chiamano in causa tutti: la Chiesa e le istituzioni, gli studiosi e la gente comune, chi crede e chi ama la bellezza.

La prima consegna è un appello alla coscienza storica.
Mons. Autuoro ha ricordato che l’Abbazia compie mille anni non per tradizione orale o leggenda, ma perché un documento del 1026 oggi ne attesta l’esistenza, ritrovato solo recentemente grazie all’instancabile lavoro di un gruppo di studiosi procidani. Un fatto che offre non solo un fondamento, ma una responsabilità: “La storia va cercata, custodita, raccontata.”
Da qui, l’invito a continuare la ricerca storica con rigore e passione, in particolare sull’antica presenza benedettina nell’Abbazia, che per secoli ne ha rappresentato l’ossatura spirituale e disciplinare: la Regola, la liturgia, l’equilibrio tra ora et labora, l’accoglienza dei viandanti, la trasmissione del sapere sacro. “Non possiamo accontentarci di celebrare, dobbiamo anche capire, imparare, scavare in profondità.”

La seconda consegna ha il sapore delle grandi visioni profetiche.
Il Vescovo ha rilanciato con entusiasmo l’idea di ospitare sull’isola, durante il Millenario, una comunità monastica gregoriana, capace di far risuonare nello spazio liturgico dell’Abbazia le antiche melodie del canto gregoriano.
Non si tratta di un esperimento estetico, ma di una riscoperta teologica del “suono della preghiera”, dell’intreccio tra parola e melodia, che tanto ha segnato il monachesimo occidentale. In quel canto lento e solenne che attraversa la navata, si manifesta un modo diverso di abitare il tempo, quello del sacro, in cui Dio non è urlato ma sussurrato dalle note.

Infine, il Vescovo ha scelto di chiudere con quella che è apparsa a tutti una vera supplica pubblica. Le sue parole, nette e preoccupate, hanno portato all’attenzione della comunità – soprattutto dei responsabili istituzionali – le gravi condizioni strutturali dell’Abbazia, oggi bisognosa di lavori urgenti straordinari, non solo per il bene artistico e architettonico, ma per la sicurezza delle persone e la dignità del luogo.

La struttura presenta segni evidenti di degrado, con numerose opere d’arte bisognose di restauro, dagli altari alle tele, dalle cappelle alle statue. Non solo: il problema maggiore riguarda l’intero plesso edilizio, che necessita di consolidamenti urgenti, specie nella zona del costone sottostante, affacciata sul mare, da anni sottoposta a erosione e instabilità.

“Non possiamo permettere che il tempo, che abbiamo saputo attraversare spiritualmente, ci rovini fisicamente il luogo che ce lo ha reso possibile. Serve un impegno concreto, subito. Le parole oggi sono dovere, ma domani devono diventare azione”, ha concluso.

La Messa del 14 febbraio non è stata una parentesi gloriosa ma un piccolo Sinai da cui discendono parole di vita. L’Abbazia ha dato voce alla sua lunga memoria, ma più che raccontare, ci ha chiesto uno sguardo nuovo, convertito, responsabile.

Il Millenario non è una celebrazione morta, ma un progetto vivo: la storia come fondamento, la preghiera come centro, la bellezza come ponte tra terra e Cielo. E, soprattutto, una comunità – quella di Procida – sfidata a divenire protagonista del proprio futuro, non per nostalgia, ma per fedeltà.
Ora comincia il tempo del fare, dell’ascoltare, del ricucire. Con il coraggio di San Michele, patrono dell’isola e figura potente di custodia, difesa e rinnovamento. Un millennio è passato. Il prossimo comincia oggi.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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