Procida, i riti della settimana santa e il venerdì santo. Fede, comunità e identità

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Procida ha rinnovato uno degli appuntamenti più profondi e riconoscibili della sua tradizione: la processione del Venerdì Santo, rito antichissimo che da circa 400 anni ha accompagnato la Settimana Santa sull’isola. Non è stato soltanto un evento religioso, ma è stato un momento collettivo che ha messo insieme generazioni diverse, lavoro paziente dietro le quinte e una partecipazione popolare che, anno dopo anno, ha continuato a sorprendere anche chi è arrivato da fuori. Tra spiritualità e patrimonio culturale immateriale, la processione è diventata racconto di appartenenza e di continuità, mentre istituzioni locali e regionali hanno ribadito l’impegno nel sostenerla e valorizzarla.

Ai nostri taccuini Vincenzo Maraio, assessore al turismo della Regione Campania, ha sottolineato il senso comunitario dell’iniziativa e la capacità dell’isola di fare squadra attorno ai valori cristiani e pasquali: “Davvero un bel evento che coinvolge una comunità, una comunità che intorno ai valori cristiani e ai valori anche della processione del venerdi santo e della Santa Pasqua si riunisce in una serie di importanti iniziative. Sono molto contento di essere qui a Procida, è la mia prima volta che partecipo a queste iniziative e sono davvero contento anche perché la comunità ha risposto bene e soprattutto c’è una bella organizzazione.

Ringrazio per l’invito ovviamente Leonardo Costagliola, l’assessore al turismo, Dino Ambrosino, il sindaco per questa bellissima esperienza rispetto alla quale la regione Campania come ha fatto in passato continuerà a fare, sarà a fianco, sosterrà e accompagnerà queste iniziative che richiamano nell’isola non soltanto tanti cittadini ma anche tanti turisti e tanti appassionati e curiosi”.

Per Vincenzo Cirillo, consigliere delegato della Città Metropolitana di Napoli alla promozione del territorio, Procida è stata un luogo in cui promozione e tradizione si sono intrecciate con naturalezza. La processione, ha detto, è stata capace di “entrare nell’epidermide”, grazie alla dedizione di chi ha partecipato e a un’organizzazione che è iniziata ben prima dell’alba: “Vengo da un po’ di anni a Procida, soprattutto da quando sono il delegato provinciale alla promozione del territorio.

Qui Procida ti rende il lavoro più semplice perché promuovere un luogo bello come questo con antiche tradizioni meravigliose come quelle che continuamente nell’arco dell’anno si ripetono questa è ovviamente la manifestazione più importante, è quella che prende tutta la scena, la processione del più sommato è una cosa meravigliosa che ti entra proprio nell’epidermide e vedi il piacere che hanno le persone nel partecipare e realizzarsi presto al mattino Noi siamo in piedi stamattina dalle 5 perché siamo stati nella chiesa dell’Arciconfraternita dei Turchini perché da lì abbiamo seguito tutti gli spostamenti della Statua della Madonna Dolorata e della meravigliosa Statua lignea del Cristo Morto.

Un momento di grande affiatamento della comunità per cui siamo qui a testimoniare la bellezza e anche a farla conoscere agli altri. La processione dei misteri, secondo me è la più bella manifestazione religiosa di tutta l’Italia”.

Accanto alle istituzioni locali e regionali, anche Francesco Morra, presidente dell’ANCI Campania, ha richiamato il ruolo dei Comuni nella custodia delle tradizioni e dell’identità dei territori: “Un venerdì santo di fede e devozione, a procida per i riti della settimana santa, partecipazione popolare ma soprattutto i comuni che continuano ad essere protagonisti e che conservano al proprio interno quelle che sono le tradizioni, le bellezze paesaggistiche, la storia di un territorio”.

Al centro è rimasto il lavoro di tutela e trasmissione di un patrimonio che non è stato “museale”, ma è stato vissuto, praticato e tramandato. L’assessore al turismo del Comune, Leonardo Costagliola, ha richiamato l’impegno dell’amministrazione nel raccontare le radici dell’isola e nel custodire una tradizione che è passata di generazione in generazione: “Il Comune si impegna da anni per valorizzare i riti della Settimana Santa e la processione del Venerdì Santo che rappresenta il momento più alto della comunità isolana.

Il nostro impegno è stato forte e mirato per cercare di raccontare al mondo quelle che sono le nostre radici e le nostre tradizioni. Ovviamente quando si parla di riti della Settimana Santa e della processione del Venerdì Santo si parla di un progetto naturale che si trasmette di generazione in generazione in un modo assolutamente naturale di padre in figlio. Noi abbiamo l’obbligo di custodire, valorizzare questo patrimonio immateriale culturale e trasferirlo alle future generazioni.

Voglio ringraziare la Regione Campania, la Sessione Maraio che è qui con noi proprio a testimonianza della vicinanza e di una collaborazione e di una visione futura da costruire insieme per la nostra isola e anche la città metropolitana, quindi il consigliere Vincenzo Cirillo”.

La forza del rito, però, è stata soprattutto nella partecipazione popolare. Il sindaco Dino Ambrosino ha descritto una comunità intera coinvolta, con ragazzi e ragazze impegnati anche nei laboratori dei “misteri”, segno di un’identità che è rimasta viva e si è rinnovata: “E’ eccezionale la partecipazione della cittadinanza, tutte le età sono coinvolte in questa straordinaria manifestazione ogni procidano la sente nel sangue nella sua profonda identità ed è bello che il testimone passa da padre in figlio. Ieri notte siamo stati lì su a Terra Morata, la direzione dove sono i laboratori dei misteri e c’erano veramente tanti ragazzi e tante ragazze che partecipano a questa tradizione e danno il loro contributo alla costruzione dei misteri, questo ci onora perché significa che l’isola ha conservato la sua storica identità e come amministrazione non possiamo fare altro che lavorare per cercare di mettere questi ragazzi in condizioni di fare bene.

È bello trascorrere a Procida il giovedì e il venerdì santo, vedo tantissimi turisti che si affacciano che apprezzano la nostra identità e credo che chiaramente noi non lo facciamo né per turismo né per folklore e questo in qualche modo chi viene da fuori lo percepisce perché sente forte l’identità di un paese che è molto abitato e di conseguenza esprime una sua cultura, una sua specifica identità”.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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