A pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Lacco Ameno, in vista del voto del 24 e 25 maggio 2026, l’assessore uscente Leonardo Mennella è candidato consigliere con la lista “Il Faro” a sostegno del candidato sindaco Giacomo Pascale. Avvocato, tra i protagonisti della consiliatura che si chiude, Mennella rivendica il lavoro svolto e non rinuncia a qualche frecciata al candidato sindaco avversario Domenico De Siano, che lui ribattezza «l’innominato». Lo abbiamo incontrato per un bilancio politico e amministrativo.
Arrivati all’esame elettorale con il popolo lacchese, con quale media?
«Io penso con grande onestà intellettuale che a questa amministrazione devo dare 8. Non è una mia libera scelta: è stata l’amministrazione che ha lavorato in tutti i suoi componenti, sia quelli che hanno iniziato, quelli che hanno lasciato a metà strada e anche quelli che hanno lasciato alla fine. La prima cosa che oggi non accetto, proprio da parte loro, è un giudizio negativo sull’amministrazione. Se passeggio per il territorio di Lacco Ameno le opere le vedo, conosco gli atti che abbiamo messo in campo. Un lavoro enorme».
Da una parte del paese questo non viene riconosciuto. Al di là del porto, ci illustri il resto del lavoro svolto.
«Consentimi una battuta: ho visto che nel primo punto del programma avversario c’è il porto pubblico, e non capisco come faccia a essere un programma. Noi l’abbiamo già realizzato. Tornando al territorio, abbiamo messo in cantiere la demolizione e la ricostruzione della scuola media La Fundera, e il cantiere è già aperto. Abbiamo acquistato un terreno di fronte all’ospedale con un fabbricato rurale: lì è già stata progettata, a opera del Demanio, la nuova scuola, mentre il fabbricato sarà la sede definitiva del progetto Lacco Ameno Salute. La sede provvisoria saranno i famosi moduli alla 167.
Abbiamo realizzato due parchi giochi e un’area fitness in piazza Girardi, e l’abbattimento delle barriere architettoniche sul corso, opera delicata che ha creato polemiche ma necessaria. C’è poi un’opera enorme di intercettazione di finanziamenti: anziché spendere soldi pubblici e contrarre mutui che in passato hanno portato anche al dissesto, abbiamo intercettato circa 43 milioni di euro. Alcuni per opere già in corso, come il consolidamento dei costoni di Montevico, la torre cimiteriale, il campo sportivo che sta per partire. Tutto quello che si vedrà nei prossimi 5 anni porta la nostra firma».
Lei parla di un’eredità lasciata alla comunità?
«Assolutamente sì. Un’eredità di progetti, finanziamenti e opere, ma anche di un’idea: potenziare la cultura. Villa Arbusto era in condizioni pietose, oggi è una struttura funzionante in grado di accogliere il turismo culturale, sul quale puntiamo per destagionalizzare.
Ci sono poi gli scavi di Santa Restituta, che faranno evolvere un intero itinerario culturale. Il museo non sarà più un granello di sabbia nel deserto, ma un elemento in circolarità con tutti gli altri siti. Siamo anche uno dei pochi comuni dell’isola che ha acquistato navette elettriche e fa un servizio concreto.
Quando sento dire che il paese è fermo mi dà fastidio: se un marziano apre i social e ascolta i video della lista “Sempre per Lacco Ameno”, non verrà mai a visitarci, perché viene dipinto il quadro di un paese disastrato, bombardato, fermo da 11 anni».
Lei ha scelto un atteggiamento manzoniano nel commentare le mosse della lista avversaria.
«Per me lui è veramente l’innominato. E se l’Innominato a un certo punto ebbe la conversione, abbandonando la sua vita precedente, ritengo che per replicare il concetto manzoniano lui potrebbe ritirarsi dalla vita politica, e quindi smettere di essere l’innominato. Cinque anni fa abbiamo vinto al primo turno di 2-3 voti, poi c’è stato il ricorso e il ballottaggio, che ha chiarito da che parte stava il paese. Lui rappresenta una parte, ma credo che quella parte avrebbe fatto bene a puntare su un’altra figura: oggi la partita sarebbe stata diversa. La presenza di questi due candidati impone a Lacco Ameno un referendum istituzionale: il 24 maggio, che in realtà diventerà il 2 giugno, votate per la Repubblica contro la monarchia».
So che ha un sospeso con Dante De Luise.
«L’ho già chiarito pubblicamente la sera del 13. Non gradisco quando il contenuto di riunioni riservate venga utilizzato come argomento difensivo. Dante più volte ha messo me in mezzo a questioni che io avevo raccontato a lui, sostenendo che sarei stato incoerente perché avrei dovuto anch’io lasciare l’amministrazione.
Queste discussioni non le nego, ma in quale gruppo non si discute? Non è che l’esito di una discussione è sempre lasciare il gruppo o arrivare a una sfiducia. Parlano i fatti: se uno condivide per cinque anni il percorso, non vuol dire che a un mese dalla scadenza è tutto sbagliato. La coerenza avrebbe richiesto che si dimettesse alla prima avvisaglia. Ho poco gradito anche un racconto secondo cui io sarei andato via in lacrime da una riunione: mi pare difficile da immaginare. Ho urlato, sono andato via, poi sono tornato e mi sono ricandidato. La voglio chiudere qui».
Nelle ultime ore avete ricevuto attacchi esterni da altri comuni dell’isola.
«Cinque anni fa ci contestavano alleanze esterne, ricordo le immagini dove al posto del fungo c’era il torrione perché ci accusavano del fatto che Forio ci appoggiava.
Oggi pare invece legittimo che Forio appoggi, con tutte le sue truppe, la candidatura avversaria. Addirittura da Casamicciola Terme arrivano post. Mi lascia indifferente: già noi facciamo fatica a prendere un voto a Lacco Ameno, come pensiamo che un amministratore di Forio o di Casamicciola possa conquistare maree di voti? Una volta si vede, però ce ne ricorderemo.
La campagna avversaria punta su quattro o cinque temi: le strisce blu dell’ospedale, i container della 167, i 6-7 mesi di chiusura del corso per il Peba, le serrande abbassate come se fosse colpa del Comune.
Se sono queste le nostre mancanze, è la conferma che abbiamo fatto bene. Il 24 e il 25 maggio votate per la Repubblica».
