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4ward
28 maggio 2026 · 3 min

Mario ci è chi Gianluca ci fa (e i sindaci?) | #4wd

La recente vicenda che ruota attorno a Mario Basentini e al CISI-EVI oscilla tra la peggior commedia napoletana e un corso accelerato di diritto amministrativo creativo. Il punto, infatti, non è tanto stabilire se qualcuno abbia formalmente torto o ragione sostituendosi a giudici e avvocati, quanto capire quale delle due versioni della storia sia più difficile da raccontare senza scoppiare a ridere. O a piangere.

Dipende dall’umore e… dall’entità delle future bollette dell’acqua. Da un lato c’è l’ipotesi del Mario “francescano”, quasi missionario civico, disposto a sobbarcarsi responsabilità enormi da presidente, amministratore e direttore generale per la modica cifra di 700 euro al mese.

Una retribuzione che oggi non basterebbe neppure per convincere un amministratore di condominio litigioso ad affrontare due assemblee e tre perdite d’acqua nel garage. Eppure, secondo questa narrazione, un uomo avrebbe accettato di gestire di fatto un settore nevralgico come acquedotto e fognature dell’isola con la stessa paga di un part-time dignitoso. Un atto di eroismo? Di ingenuità? O magari un investimento a lungo termine, come quei titoli finanziari che all’inizio sembrano insignificanti e poi improvvisamente esplodono di valore?

Perché il dettaglio più poetico della faccenda è proprio questo: quei 700 euro, apparentemente simbolici, avrebbero poi potuto trasformarsi (così com’è accaduto) in una richiesta da 140 mila euro per ingiusta retribuzione. E qui il cittadino medio, che magari combatte con mutuo, Tari e bollette, inizia inevitabilmente a interrogarsi. Ma davvero qualcuno può sedersi su una poltrona così delicata, accettare serenamente un compenso quasi offensivo e poi, con la calma di chi ritira il resto al supermercato, presentare il conto finale alla collettività?

Dall’altro lato però c’è la versione forse ancora più sorprendente: quella dei sei sindaci dell’isola. Perché se davvero tutto era così prevedibile, se davvero era intuitivo che un incarico tanto gravoso non potesse restare inchiodato a una cifra quasi caricaturale, allora bisogna chiedersi cosa abbiano pensato al momento della nomina. Possibile che nessuno abbia avuto il sospetto che una retribuzione tanto bassa potesse trasformarsi domani in un boomerang economico e politico?

E qui entra in scena il retroscena più isolano di tutti: se è vero, com’è vero, che Gianluca Trani sarebbe stato il “mentore proponente” dell’operazione Basentini – Re Travicello (figura quasi mitologica, metà manager pubblico e metà vittima sacrificale), com’è possibile che ancora oggi né lui, sedicente futuro candidato sindaco e degno successore di Enzo Ferrandino nel segno della sua disastrosa continuità, né i sindaci o i loro rappresentanti in seno al CISI (socio unico EVI), abbiano ancora provveduto a prenderne le distanze e sfiduciare d’urgenza il loro Presidente alla luce di una palese e insostenibile incompatibilità per evidente conflitto d’interessi, in una vicenda che, a meno di una sorprendente remissione della pretesa, graverebbe di qui a qualche tempo sulle casse dell’ente e quindi, indirettamente, sulle tasche dei cittadini?

E allora la domanda iniziale resta sospesa, irrisolta e forse irresolubile: chi sarebbe stato più furbo? Chi accetta un compenso improbabile sapendo forse che un domani potrà reclamarne uno ben più sostanzioso? Oppure chi quel compenso improbabile lo approva, fingendo magari di credere che tutto ciò possa reggersi senza conseguenze? E di domanda ce n’è anche un’altra: affidereste il Paese, l’anno prossimo, a chi continua a creare scempi politico-amministrativi come questo, a danno della collettività che ambisce a guidare?

Forse è proprio questa straordinaria capacità di costruire meccanismi in cui, alla fine, nessuno sembra responsabile ma tutti sembrano sorpresi, lo spettacolo peggiore. E il cittadino, una buona volta, dovrebbe smetterla di affidare con troppa leggerezza a certi attori dilettanti il prezioso cachet del proprio consenso.

Davide Conte
L'autore
Davide Conte

DAVIDE CONTE Classe '66, marito di Catrin, papà di Alessandro e Simone, padroncino di Oliver, Moka, Pepe e Trump. Laureato in scienze della comunicazione, imprenditore pubblicitario e immobiliare, giornalista dal 1997, comunicatore da sempre con la politica nel sangue e l'assertività ad ogni costo. Non fa nulla con la sinistra, neppure guidare. Si definisce "nato pubblico e mai sottrattosi a tale natura. Perché non è facile eludere le predestinazioni".

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One thought on “Mario ci è chi Gianluca ci fa (e i sindaci?) | #4wd

  1. è tutto un teatrino che riguarda l’isola d’Ischia caratterizzata da clientelismo di bassa lega, mala politica e gestioni familiari della cosa pubblica ed il principale colpevole in questi contesti è il popolo il quale vota questi personaggi e si deve tenere disservizi come quello causato dall’Evi. La prossima volta non vi recate alle urne andatevene a pescare in barca così non sarete complici di questo schifo.

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