Ischiatourist chiude dopo 45 anni. La storia dei visionari che portarono la Germania a Ischia

Il 28 febbraio si spegne il server di Amburgo e si chiude un capitolo decisivo del turismo isolano L’avventura imprenditoriale di Franco Di Costanzo e Michele Iacono ha segnato lo sviluppo turistico dell’isola senza mai ricevere un vero riconoscimento istituzionale

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Certe storie finiscono in silenzio, senza fuochi d’artificio e senza targhe commemorative. E spesso sono proprio quelle che hanno cambiato davvero un territorio. La chiusura di Ischiatourist, annunciata per il 28 febbraio, non è solo la fine di un’azienda. È la fine di un pezzo di storia economica e culturale dell’isola che per decenni ha portato la Germania a Ischia, molto prima che il turismo diventasse una parola di moda nei convegni.

Il 28 febbraio 2026, ad Amburgo, in un ufficio di Brauhausstieg, verrà spento un server. Dentro, un archivio da quattro terabyte con quarantacinque anni di lavoro, relazioni, prenotazioni, codici, telefonate, viaggi, problemi risolti all’ultimo minuto. E con quel gesto si chiuderà definitivamente l’esperienza di Ischiatourist GmbH, il tour operator fondato nel 1985 da Franco Di Costanzo e Michele Iacono, due giovani ischitani che hanno costruito una delle più grandi avventure imprenditoriali nate sull’isola nel settore turistico.

Non si tratta di un fallimento né di una crisi improvvisa. Semplicemente il mondo è cambiato. I charter hanno lasciato spazio ai voli low cost, le agenzie fisiche sono state travolte da Internet, i pacchetti organizzati hanno ceduto il passo al fai-da-te. La pandemia ha solo accelerato un processo già in atto. Ma la chiusura di Ischiatourist segna comunque la fine di un modello e, soprattutto, di una visione.

Dietro quella sigla c’erano due personalità complementari. Franco Di Costanzo rappresentava l’intuito, la capacità di immaginare possibilità dove altri vedevano ostacoli. Michele Iacono era la struttura, l’organizzazione, la concretezza. Insieme hanno creato un sistema che ha portato sull’isola decine di migliaia di turisti tedeschi ogni anno, contribuendo a trasformare Ischia in una destinazione internazionale stabile e riconoscibile.

Negli anni Novanta Ischiatourist arrivò a movimentare circa dodicimila clienti l’anno con voli charter propri diretti a Ischia, Capri e lungo la Costiera Amalfitana fino a Maratea. Un network costruito da una piccola impresa isolana che collegava fino a diciotto aeroporti tedeschi, dai grandi hub come Amburgo, Monaco e Francoforte fino a scali secondari come Memmingen, Erfurt e Dresda. Le partnership coinvolgevano compagnie come Lufthansa, Condor, Eurowings e altre realtà del trasporto aereo europeo.

Parallelamente, con la società di incoming Il Quadrante, le famiglie Di Costanzo e Iacono arrivarono a gestire circa sessantamila arrivi annui sull’isola, collaborando con operatori come Jahn Reisen e numerosi tour operator tedeschi che raggiungevano l’Italia anche via pullman. Il prodotto Ischiatourist veniva venduto in circa quindicimila agenzie di viaggio in Germania, con cataloghi dedicati e accordi commerciali con grandi catene di distribuzione.

I numeri raccontano una crescita importante, ma non spiegano fino in fondo la portata dell’esperienza. Ciò che rese davvero unica l’Ischiatourist fu la capacità di innovare il servizio quando il turismo organizzato era ancora fortemente standardizzato. Il cliente veniva accompagnato da casa, in Germania, fino all’hotel a Ischia e viceversa. Un sistema complesso e costoso che però costruiva fidelizzazione e fiducia. Per anni il trasferimento Napoli-Ischia fu gestito anche con una nave propria, garantendo controllo totale sui tempi e sull’accoglienza.

Anche sul fronte dei trasporti locali l’azienda anticipò modelli oggi definiti “integrati”. Grazie a un accordo con la SEPSA, i clienti potevano utilizzare gratuitamente i bus dell’isola attraverso un sistema a forfait che assicurava un numero minimo di passeggeri. Un’operazione che migliorava la mobilità turistica e riduceva l’impatto organizzativo sugli alberghi.

L’avvio non fu semplice. Nel 1985, a poche settimane dal primo charter Amburgo-Napoli, la compagnia aerea incaricata fallì improvvisamente. Tutto sembrava destinato a fermarsi prima ancora di iniziare. Fu allora che entrò in gioco la rete di relazioni costruita dalle famiglie: Peppino Di Costanzo si recò a Roma e riuscì a ottenere un intervento che permise di utilizzare un volo ATI, destinato ai collegamenti interni, per salvare la partenza. Un episodio che racconta un’altra epoca, in cui impresa e politica avevano canali diretti e un rapporto più immediato con i territori.

Negli anni successivi la crescita dell’Ischiatourist si scontrò con il predominio dei grandi tour operator, in particolare TUI, che dettava condizioni e tariffe agli albergatori. L’azienda ischitana riuscì a ritagliarsi spazio aggirando vincoli contrattuali e costruendo relazioni dirette con le strutture ricettive. Una battaglia commerciale silenziosa che contribuì a diversificare il mercato e a restituire margini di autonomia agli operatori locali.

Accanto alla dimensione imprenditoriale, ci fu una spinta tecnologica sorprendente per l’epoca. Già negli anni Ottanta Ischiatourist utilizzava sistemi informatici collegati tra Amburgo e Ischia tramite modem per la gestione delle prenotazioni. Negli anni Novanta arrivarono i primi fogli di calcolo automatizzati per la definizione dei prezzi e, nel 1995, uno dei primi siti web del settore. Nel 2002 venne introdotta una extranet per le prenotazioni online quando gran parte delle agenzie lavorava ancora su carta. Nel 2003 il collegamento con il sistema globale Amadeus consentì a migliaia di agenzie di accedere in tempo reale a disponibilità e tariffe.

Attorno a questo progetto si mosse una rete ampia di professionalità. Collaboratori tedeschi e ischitani, programmatori, grafici, capigruppo, operatori di ufficio. Figure come Italo Cimmino, Michele Mazzella, Roberto Gilberti e Giancarlo Negroni contribuirono allo sviluppo tecnologico. Ad Amburgo l’ufficio di Wandsbecker Marktstrasse divenne il cuore operativo, con telefoni che squillavano senza sosta e un flusso continuo di richieste da tutta la Germania. A Ischia lavoravano decine di persone tra accoglienza, logistica e assistenza ai gruppi.

Nel 2004 Franco Di Costanzo e Michele Iacono intrapresero strade separate. Il primo continuò l’attività ad Amburgo con Ischiatourist, il secondo si concentrò sul Quadrante a Ischia. Entrambi proseguirono il proprio percorso imprenditoriale per anni, mantenendo un ruolo attivo nel sistema turistico isolano.

Quello che colpisce, rileggendo questa storia, è l’assenza quasi totale di riconoscimenti istituzionali. In quarantacinque anni non arrivarono sostegni strutturali né iniziative pubbliche di valorizzazione. Il rapporto con le istituzioni rimase episodico, spesso legato a rapporti personali più che a politiche di sistema. Un vuoto che pesa soprattutto alla luce del contributo dato in termini di flussi turistici, occupazione e promozione internazionale dell’isola.
Il colpo decisivo è arrivato con il COVID. I numeri si sono ridotti drasticamente, la clientela storica è invecchiata, il mercato ha cambiato regole. Nel 2025 la famiglia ha deciso di chiudere definitivamente l’attività. Una scelta maturata senza drammi, ma con la consapevolezza che un ciclo si era concluso.

La reazione dei clienti tedeschi storici è stata rivelatrice. Molti hanno telefonato increduli, chiedendo come avrebbero fatto a tornare a Ischia. Per loro Ischiatourist non era solo un tour operator, ma una relazione umana. Una voce al telefono che li accompagnava da anni, un punto di riferimento capace di ascoltare e consigliare.

Il 28 febbraio, quando il server verrà spento, resteranno i dati, le storie, le collaborazioni costruite nel tempo. Resteranno gli alberghi che hanno lavorato grazie a quei flussi, i lavoratori che hanno trovato occupazione, i turisti che hanno scoperto l’isola attraverso quel canale. Resterà soprattutto un modello di imprenditoria territoriale capace di innovare, rischiare e costruire reti internazionali partendo da un’isola.

La chiusura di Ischiatourist segna la fine di un’epoca in cui il turismo si faceva con relazioni personali, visione e coraggio, prima ancora che con piattaforme e algoritmi. Una storia che per anni è rimasta sullo sfondo, quasi data per scontata, e che oggi merita di essere riletta per quello che è stata: uno dei contributi più significativi allo sviluppo turistico contemporaneo di Ischia.

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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