Mi avrebbe fatto piacere aderire all’appello dei tifosi dell’Ischia Isolaverde, contribuendo in presenza alla vittoria-salvezza di domenica scorsa contro l’Olbia. Ma Emanuele, mio collaboratore e tifoso malato gialloblù, mi ha indotto a restare a casa dopo il coniglio, seppure a malincuore, evitando che un’eventuale sconfitta potesse essere da lui accreditata in modo imperdonabile al mio ritorno al “Mazzella” dopo così tanto tempo. Questo, naturalmente, non mi ha impedito di gioire e, soprattutto, di emozionarmi tornando a sentire l’incessante incitamento della tribuna casalinga sin da casa mia e, finanche, l’esultanza ai gol di Belloni.
Tutto bene quel che finisce bene, quindi: L’Ischia si è salvata! Ergo, il timore di molti tifosi sulla presunta volontà della nuova società targata Luigi Lauro di rifondare il calcio di casa nostra partendo dalle spoglie della retrocessione è stato fugato del tutto, insieme al rischio che Forio ci surclassasse anche calcisticamente parlando, anziché disputare un probabile, appassionante derby nel campionato di serie D 2026/2027 subordinato oggi solo all’assegnazione dello stesso girone e non più al risultato del campo ormai in saccoccia.
Possiamo, quindi, provare a guardare con un pizzico di serenità in più al nostro futuro pallonaro, magari chiedendo scusa a Pino Taglialatela delle accuse di “falso” (sebbene i suoi ripetuti ringraziamenti al sindaco Enzo Ferrandino e a Gianluca Trani sono apparsi come un atto di piaggeria tutt’altro che opportuno) e alla nuova società per aver “pensato male” delle sue dichiarate prospettive di crescita. Tuttavia, sarebbe bene mantenere alta la soglia d’attenzione sulle cose che non vanno e su quelle che, in tutta onestà, potrebbero andare decisamente meglio. Un po’ come dire: è vero che ci siamo salvati, ma non può e non deve finire qui.
Cominciamo dal “Mazzella”: organizzare in modo pedestre il servizio biglietteria come avvenuto domenica al botteghino dello stadio in occasione di una sì importante gara di cartello farebbe gridare vendetta anche al cassiere delle partite di prima categoria sulla porta del “Rispoli” dei tempi d’oro. I reel su Facebook di Armando Chartier che mostrano oltre mille persone in fila, costrette ad entrare in tribuna solo a ripresa già iniziata e perdendo l’intero primo tempo, sono roba da terzo mondo calcistico e non certo confacenti a una società che si professa all’avanguardia e si prefigge progetti a dir poco interessanti.
Quanto all’amministrazione comunale, piuttosto che autocelebrarsi per un’apertura “ad orologeria” della tribuna attesa da oltre due anni, farebbe bene a considerare seriamente e, soprattutto, rapidamente la manifestazione d’interesse di Lauro & C. all’affidamento in gestione del “Mazzella”, che resta l’ultimo diaframma (unitamente alle idonee garanzie) tra il novero delle buone intenzioni e la possibilità di metterle in pratica con un vincolo temporale ed economico degno di nota. Se ciò avvenisse a breve scadenza, potremmo probabilmente assistere, dopo tanti anni, a un’iscrizione al prossimo campionato senza corse trafelate, senza sponsor-prestiti last minute e con la serenità confacente a una realtà calcistica consolidata a cui, oggi, possiamo senz’altro ambire.
Dulcis in fundo, mi rivolgo al presidente Luigi Lauro e al suo alter ego Pino Taglialatela: una volta ottenuto l’affidamento in gestione dello stadio, il passo successivo sarà quello di rinsaldare i legami con il territorio isolano e con le realtà -calcistiche e non- che lo compongono. Sotto entrambi gli aspetti, Ischia ha una parte invidiabile di sé in grado di offrire autentiche eccellenze a disposizione di un progetto ambizioso che può portar bene a tutti. E in questa direzione, così come avvenuto con Franco “Taratà” Impagliazzo (più bandiera-simbolo di lui…), un professionista e signore del calcio nostrano e non come il mio amico Gianni Di Meglio non può e non dev’essere più lasciato ai margini dell’Ischia Isolaverde. Capito, ragazzi?
