La campagna elettorale procidana entra nel vivo e lo fa con una candidatura che rappresenta insieme continuità e rinnovamento. Titta Lubrano, già vicesindaco nei due mandati guidati da Dino Ambrosino, scende ufficialmente in campo per la corsa alla fascia tricolore in vista delle elezioni del 24 e 25 maggio 2026. Una candidatura che arriva dopo la scelta del sindaco uscente di non ripresentarsi e che si inserisce nel solco dell’esperienza amministrativa della “Procida che vorrei”, il movimento che ha governato l’isola negli ultimi dieci anni.
“Non è che se oggi metto i jeans divento Fonzie. Ognuno porta con sé una storia, un percorso, un modo di amministrare e di stare nella comunità. Le nostre storie parlano per noi e non si possono cancellare o cambiare con un’immagine costruita per la campagna elettorale”
Nel corso dell’intervista, Lubrano affronta i temi della trasformazione dell’isola dopo il Covid e l’anno da Capitale Italiana della Cultura, il bisogno di allargare il progetto politico, il rapporto con Dino Ambrosino e le prospettive future della comunità procidana. Parla di giovani, famiglie, anziani, turismo sostenibile, lavoro e partecipazione, rivendicando il percorso amministrativo compiuto e la volontà di continuare a “mettere Procida al centro”. La politica locale, come sempre, mescola visione, rapporti personali e inevitabili equilibri interni. Gli esseri umani riescono perfino a trasformare una lista civica in una saga familiare lunga dieci anni, con alleanze, sintesi e litigi incorporati nel pacchetto.
Titta Lubrano, candidata sindaco per le elezioni del prossimo 24 e 25 maggio 2026. Una candidatura femminile non è certo una novità in generale, ma forse lo è per Procida. E soprattutto arriva dopo la rinuncia alla candidatura del sindaco Dino Ambrosino. Da vicesindaco a candidato sindaco il passaggio è naturale: dove nasce la voglia, l’idea e l’imprinting di questa candidatura?
“Allora, non è proprio naturale che un vicesindaco diventi successivamente candidato sindaco, ma in questo caso devo dire che il sindaco Ambrosino ha dato prova di credere in un rinnovamento. Un rinnovamento di un progetto che dura da dieci anni, ma che in realtà non è finito. È un progetto che si deve rinnovare e continuare sotto altre forme, perché intercettare i bisogni della comunità, vedere oltre, andare oltre l’orizzonte significa riaggiornare la rotta.
In questo modo nasce una candidatura che è quella mia, che è una candidatura da un lato di prosecuzione di un lavoro. Io per dieci anni ho ricoperto un ruolo, l’ho fatto mettendoci tutta me stessa. Ho lavorato in maniera abbastanza dura per raggiungere dei risultati negli ambiti che mi sono stati assegnati.
Questa prosecuzione, questo portare avanti un lavoro, un sogno, ha fatto sì che io mi interfacciassi con tante altre realtà della nostra comunità, che sono anche un po’ al di fuori della compagine che attualmente amministra il paese. E quindi ho voluto raccogliere le proposte, le critiche. Ho voluto fare sì che questo lavoro potesse continuare e potesse portare altri frutti, perché abbiamo la possibilità di parlare ancora con la comunità, includere nuove forze, ragionare di una Procida da qui a ulteriori cinque anni. Il lavoro non mi spaventa e la forza delle idee, delle proposte, il volere ancora mettere sempre Procida al centro mi ha spinto ad accettare, a lanciarmi anche senza forse pensarci tanto. E sarebbe bello che Procida oggi potesse eleggere la prima sindaca della sua storia”.
Parlava di un percorso di apertura. Siete già stati in piazza, vi siete già mostrati pubblicamente. Quali sono stati gli aspetti che hanno reso necessario questo allargamento? Anche perché l’amministrazione Ambrosino qualche pezzo lo ha perso nel corso degli anni.
“Allora io penso che abbiamo perso dei fondatori del movimento. Abbiamo perso Antonio Intartaglia perché se n’è andato via prematuramente. Altri hanno fatto delle scelte e questo era oggettivo, ma soprattutto fisiologico. Non possiamo imporre sempre gli stessi meccanismi. La società è cambiata, Procida è cambiata negli ultimi cinque anni. Procida ha avuto una trasformazione enorme con il Covid, con l’anno da Capitale della Cultura e con tutto quello che è venuto dopo. Non è più la Procida di cinque anni fa e un amministratore avveduto se ne deve prendere atto.
Bisogna ragionare e chiaramente allargare. Oltre ad essere una cosa buona, serve prendere nuova linfa, perché riproporre sempre lo stesso modello significa poi portarlo a spegnersi. Invece questa è un’avventura che vuole continuare. Lo ritengo fisiologico, necessario e sintomo di lungimiranza”.
La politica, almeno per come la vedo io, è sempre “sangue e merda”, si diceva una volta. Sentendo le sue parole sembra quasi un messaggio anche all’altra parte della barricata: sempre lo stesso sistema che non ha dato risposte.
“Non lo so. Non so il mio avversario o il competitor quali siano i suoi movimenti o le sue strategie. Certo, ciascuno di noi non può fingere di essere chi non è. Ognuno porta una storia. Io porto la mia, lui porta la sua. Non è che se oggi metto i jeans divento Fonzie. Le nostre storie parlano per noi. Questa è la verità. Poi è legittimo che una persona voglia continuare a competere, perché è anche un segno di come è fatta una persona. Certamente se c’è un seguito lo fa”.
L’amministrazione di Dino Ambrosino è durata undici anni, considerando anche lo slittamento dovuto al Covid. Lei è stata vicesindaco per un lungo periodo. Con quale tranquillità d’animo si presenta oggi ai cittadini?
“Allora io anzitutto rivendico chiaramente la mia personalità come amministratore e in questo momento come leader di una compagine che nasce nell’esperienza della ‘Procida che vorrei’. In due mandati posso dire di aver maturato un’esperienza e una competenza fatte di lavoro.
Io credo nel lavoro. Credo nel risultato che porta il lavoro. Non penso e non ho mai creduto che le cose si possano ottenere senza impegno. Se Procida oggi può dire di aver fatto dei passi avanti lo deve al lavoro degli amministratori e anche alla follia di lanciare davvero il cuore oltre l’ostacolo.
Io porto con me, e spero di non peccare di falsa modestia, il bagaglio di un amministratore e di una classe dirigente credibile e affidabile. Credo che mantenere i conti in ordine, lavorare per una Procida pulita, aperta e decorosa, lavorare per una Procida che si apre alle opportunità, che aggiunge al mare come lavoro il mare come risorsa turistica, che lavora sul turismo della cultura, che intercetta e spende bene i finanziamenti che lo Stato e l’Europa mettono a disposizione, sia un patrimonio importante.
Di questo porto sicuramente con onore il bagaglio. Ma metterò anche del mio. Io sicuramente spingerò molto sull’andare incontro alla comunità. Siamo passati attraverso grandi difficoltà: abbiamo superato il baratro del dissesto finanziario, attraversato il Covid, vissuto l’epopea di Procida Capitale della Cultura.
Adesso, secondo me, è il momento di ritornare a riabbracciare in maniera più stretta la comunità, intercettare meglio i bisogni, studiare bene oggi la comunità procidana e capire come si compone.
La componente anziana è cresciuta e dobbiamo dare risposte più adeguate e misurate. Dobbiamo lavorare sulla componente giovane perché a Procida ci devono essere più opportunità per restare a vivere e fare famiglia. Procida non deve diventare un’isola fatta di studenti che poi si formano e vanno via.
A Procida si deve poter vivere, si deve poter creare una famiglia e fare impresa, un’impresa virtuosa e sostenibile. E poi non dobbiamo dimenticare la fascia di mezzo, quella di coloro che vivono a Procida e si trovano spesso stretti tra i figli e i genitori. È a queste persone che noi dobbiamo parlare.
Io ci credo perché credo fermamente che il coinvolgimento, la condivisione, parlare consapevolmente di quello che vogliamo, prenderlo dalle persone e metterlo in pratica sia la missione di un amministratore”.
Domanda forse con un retrogusto un po’ cattivo: la paura che qualcuno possa dire “vabbè, poi sta là ma comanda sempre Dino Ambrosino”. Succede spesso, soprattutto quando c’è una donna candidata.
“Mi fa molto sorridere perché è una bella domanda. Chi ci ha frequentato in questi anni sa benissimo quanto io sia diversa da Dino e quanto in questi anni abbiamo litigato e fatto sintesi.
Quindi, se questa sintesi l’abbiamo fatta quando lui era sindaco e io ero il suo vice, riusciremo a farla anche dopo”.
Dino Ambrosino sarà comunque candidato in lista e resta inevitabilmente il politico più forte della maggioranza uscente. Quanto pesa questo equilibrio?
“Ma guarda, io credo che Dino farà la sua campagna elettorale perché Dino ha lavorato tantissimo. È stato il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Su questo è un esempio per me e per tutta l’attuale amministrazione. Riscuoterà il successo che merita con le preferenze. Anche nelle precedenti tornate elettorali ciascuno di noi ha portato, magari anche inconsapevolmente, il frutto del proprio lavoro attraverso il numero dei voti e delle preferenze. Sono certa che sarà così anche per lui, perché ha veramente dato tanto e tanto gli verrà reso”.
Quando si è al governo arriva sempre il momento dell’esame davanti agli elettori. Si sente preparata?
“Come dicevo prima, alla fine quello che posso sicuramente dire è che ho fatto del mio meglio e sono disposta a farlo ancora. Non posso creare una realtà che non è vera, non posso raccontare quello che non è, perché Procida conta diecimila abitanti e in un modo o nell’altro ci si conosce tutti.
Quello che ho fatto, quello che sono, ma vale anche per tutti gli altri, quello che abbiamo fatto, quello che siamo, come viviamo, cosa diciamo e cosa facciamo è sotto gli occhi di tutti.
Se questo premierà o meno diventa secondario nel momento in cui io penso di essere trasparente, reale. Quello che dico faccio e quello che faccio dico”.
