È ormai da tanto che si leggono titoli come questi: “Nuovo femminicidio a Milano, donna accoltellata dal suo ex”. E io ci penso ogni volta, e ogni volta vedo che non è solo una donna, ma tante donne che vengono uccise. Eppure, nelle notizie di cronaca, non si parte mai da un lui. Bisogna finalmente prendere coscienza che ci sono uomini che non sanno amare, e che sono in maggioranza uomini: lo si capisce dal fatto che, in proporzione, muoiono tantissime più donne uccise.
Questa parola, femminicidio, comincia quasi a darmi fastidio, perché, partendo da “femmina” e “omicidio”, mette in primo piano la vittima. Invece mi piacerebbe che si scrivesse: “Un uomo ha ucciso una donna”. Sì, è così: la donna non c’entra, fa tutto l’uomo, che picchia, perseguita, minaccia, fino a rendere vere quelle minacce.
E io non sono nessuno per capire le dinamiche che si creano in tante coppie da anni e anni, ma si può almeno cominciare a dare le notizie in modo diverso? “Cosa cambia?”, possono pensare in tanti. E invece cambia eccome.
Sapete che quando il DNA si duplica e avviene anche un piccolo errore nella trascrizione possono verificarsi mutazioni positive, come un sano in una famiglia di malati della stessa malattia? O un rosso di capelli in una famiglia di biondi? O un malato in una famiglia di sani?
Faccio un esempio: se invece di scrivere “Puoi comprarmi un pezzo di stoffa rossa per le decorazioni natalizie?” scrivo “Mi compri un pizzo di stoffa rossa per Natale?”, non è la stessa cosa, e ho sbagliato solo una lettera. Così credo proprio che dobbiamo abituarci a chiamare le cose, gli omicidi, le tragedie con il nome giusto, per evitare che il cervello si abitui e incameri informazioni non proprio esatte.
Penso a un detto antico che sentivo ripetere dai nostri anziani, quando restavano sconvolti da qualcosa di brutto, avvenuto per mano di qualcuno che non aveva mai fatto pensare male di sé. Dicevano: “’U crviell è na sfoglia ’e cipoll”, cioè “il cervello è una sfoglia di cipolla”. Questo detto vuole dire che, come le varie sfoglie della cipolla si staccano facilmente, così il cervello può perdere il suo equilibrio in un attimo.
E adesso io vorrei cercare di capire perché oggi il cervello è così più fragile, pur essendo più pesante di quello dei primi uomini, che sfiorava appena i 450 grammi, e può mandare segnali violenti in risposta a stimoli vari. Che succede all’amore tra due persone?
Sembra che, mentre ieri il sogno era sposarsi per chi si amava, oggi si preferisca magari vivere insieme senza alcun vincolo, ma con una smania di possesso incredibile. Poi ci sono quelli che sputano sentenze e dicono che le donne se le cercano, le violenze, perché più libere di anni fa, perché vestite magari in modo provocante, perché possono uscire da sole senza i compagni. Ma com’è possibile che si possa essere vittime per questo?
Vogliamo dire finalmente che una sottile forma di maschilismo, nascosta dietro un modo di fare finto libero, non sopporta che una donna possa finalmente fare ciò che le piace, come da sempre fanno gli uomini.
Mi piacerebbe che un uomo potesse amare al di là di ciò che fa la sua donna quando sceglie un momento di serenità. Mi piacerebbe che amarsi potesse significare pensarsi, desiderarsi, stare bene insieme a tal punto da sentirsi entrambi liberi di cercarsi. Essere “solo mia” o “solo tua” non deve dare l’idea di qualcosa di materiale, ma di una forma dolce di pensiero che basta e rende liberi, pensando all’amore come a un momento cercato insieme, ma anche come a ciò che ognuno regala all’altro, anche quando è lontano.
