Biagio Di Meglio (Gigin ‘u tabbaccar). Le storie di Sandra Malatesta

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Credo che ognuno di noi, vivendo, riceva dei doni belli e delle cose brutte, che poi ci segnano in positivo o in negativo. Io, tra i doni belli che ho ricevuto, metto senza esitazione il fratello di mia madre, Biagio Di Meglio, da tutti conosciuto come Gignin ’u tabbaccar, perché i suoi genitori avevano un negozio di tabacchi e uno di generi alimentari.

La famiglia Di Meglio, formata da Anna Starace e Biagio Di Meglio (nome poi dato anche al primo figlio maschio), è stata una famiglia bella e numerosa: undici figli, oggi tutti deceduti, che fin da piccoli dovettero rimboccarsi le maniche per aiutare in casa. Teresa, Biagio, Restituta, Carmela, Luigi, Emma, Umberto, Flora, Maria, Anna e Ada: otto donne e tre uomini.

Accadde che il loro papà Biagio seppe intuire come il commercio, sia durante le due guerre mondiali sia negli anni successivi, potesse rappresentare una strada vincente. E così fu. In un periodo di enormi difficoltà economiche e non solo, iniziarono a vendere legumi, olio e altri generi di prima necessità.
Purtroppo mio nonno Biagio morì abbastanza giovane e la nonna dovette tirare avanti, come si diceva a quel tempo. Così mio zio Biagio, primo dei figli maschi, dal carattere mite e dolce, scelse di affiancare sua madre e di fare da padre a tutti, sorelle e fratelli.

Durante il boom edilizio, di cui spesso ho parlato, si ricostruiva un po’ ovunque e si andava a Napoli per acquistare materiali di ogni genere, comprese le vernici. Il negozio all’angolo di via Roma divenne così un colorificio, e Biagio, insieme al fratello Luigi, avviò un’attività che in breve tempo divenne un punto di riferimento per chi lavorava nel settore. L’altro fratello, Umberto, studiò invece e divenne avvocato e poi anche sindaco di Ischia.

Noi nipoti lo chiamavamo zio Gigino. Lui c’era sempre: non essendosi sposato e non avendo figli, ci teneva come gioielli. In quel negozio, la sera, arrivavano tanti amici, tra cui Filippo Ferrandino, Ciro Barile (Crucchett), Antonio Barile, Raffaele Lupoli, Raffaele Trosa e molti altri, compresi giovani ragazzi appassionati di calcio, che restavano a farsi compagnia parlando di sport.
Fu così che Biagio, insieme a Filippo, prese in mano le redini dell’Ischia, che poi si fuse con l’Isola Verde, diventando prima Ischia Isolaverde e poi Ischia Calcio. Erano la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. Il calcio, e in particolare la squadra dell’Ischia, fu la sua passione più grande, quella che gli regalava momenti di distrazione e di felicità. La domenica in tanti portavano i figli allo stadio a vedere la partita dell’Ischia. Ecco perché molti della mia generazione sono appassionati di calcio.

Biagio Di Meglio era sempre pronto a dare una mano a tutti. Molti suoi clienti mi hanno raccontato che aspettava anche pagamenti a poco a poco ed era, come si dice, un pezzo di pane. Un uomo di poche parole, che portava sempre la giacca con camicia e cravatta. Un uomo che ha tenuto soprattutto a essere una brava persona, un signore silenzioso.

Purtroppo, un giorno del 1976, uscendo dalla Banca Popolare di Napoli, che allora si trovava all’inizio di via delle Terme, scivolò e si ruppe il femore. Morì nel settembre del 1976, un anno dopo la scomparsa di sua madre, mia nonna, nostra nonna.

Ringrazio per alcune foto Giusi Di Meglio, Adriano Esposito, Floriana Ferrandino e Marina Rivellino.

  • Sandra Malatesta

    Sono Sandra Malatesta nata a pochi passi dal mare a Via De Rivaz a Ischia. Ho amato studiare e non la smetto. Laureata in Scienze Naturali ho insegnato per 42 anni alle Scuole Medie "G. Scotti" di Ischia. Amo scrivere da sempre, amo i bambini, le cose belle, i sogni e la fantasia

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