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Accanto ai vertici dell’Arma e alle delegazioni delle diverse stazioni dell’isola, erano presenti anche rappresentanti delle amministrazioni comunali ischitane: il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale, l’assessore Lucio Poerio Iacono per il Comune di Serrara Fontana, il presidente del Consiglio comunale di Forio cap. Gianni Mattera, l’assessore del Comune di Ischia Feliciana Di Meglio e la consigliera comunale di Casamicciola Terme Lella Piro, a testimoniare la vicinanza delle istituzioni locali all’Arma in una giornata dal forte valore simbolico.
La Santa Messa è stata officiata da don Beato Scotti, in una basilica gremita che ha restituito alla cerimonia una dimensione solenne, ma anche profondamente partecipata. Il passaggio centrale è stato il discorso del comandante della Compagnia Carabinieri di Ischia, il Capitano Giuseppe Giangrande, alla sua prima celebrazione ufficiale della ricorrenza sull’isola.
Nel suo intervento, intenso e scandito da più livelli di memoria, il comandante ha voluto innanzitutto ringraziare il territorio. «Ringrazio sentitamente i rappresentanti delle amministrazioni comunali, concretamente vicine all’Arma dei Carabinieri ogni giorno e non solo in questa giornata», ha detto dal pulpito, ricordando anche il ruolo dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Ischia e Procida e dell’O.N.A.O.M.A.C., definiti “punti saldi di orgoglio e amore di un’Arma che continua oltre l’uniforme e oltre il tempo”.
Il riferimento alla data non è stato solo formale. Il 21 novembre, ha ricordato Giangrande, coincide con la Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio, con la Giornata dell’Orfano e con il ricordo della battaglia di Culqualber, combattuta nel 1941 a Gondar, in Etiopia, dove quasi tutti i Carabinieri impegnati persero la vita dopo tre mesi di resistenza contro forze inglesi dieci volte superiori. Un sacrificio che valse all’Arma la Medaglia d’Oro al Valor Militare. «Per noi quella battaglia non è solo un fatto d’armi, ma l’essenza stessa del resistere alle difficoltà e onorare il proprio impegno fino all’estremo sacrificio», ha spiegato.
Nel suo discorso non sono mancati i richiami all’attualità e ai caduti in servizio degli ultimi mesi. Giangrande ha ricordato Sebastiano Morrone, 23 anni, morto in servizio in provincia di Foggia, Marco Piffari, Davide Bernardello e Valerio Daprà, deceduti nel Veronese nell’adempimento del dovere, e Carlo Legrottaglie, ucciso a Francavilla Fontana poche ore prima della pensione. «Questi Carabinieri restituiscono a tutti noi un’immagine chiara di ciò che significa essere Carabinieri: uomini ordinari chiamati ogni giorno a fronteggiare qualcosa di straordinario», ha sottolineato.Il ragiona
mento del comandante ha poi toccato il tema dell’eroismo quotidiano, lontano dalla retorica, vicino alla vita vera. Un eroismo che si manifesta nelle pattuglie che intervengono durante una rapina, una frana, un’alluvione, ma anche negli interventi per violenza domestica o nel lavoro silenzioso degli operatori di Centrale che riescono a salvare, con la parola, un ragazzo in bilico.
La conclusione, affidata ancora una volta alla figura della Virgo Fidelis, ha sintetizzato il senso profondo della giornata.
«Chiediamo il conforto e la protezione necessari per continuare, con lo spirito e il coraggio di chi ci ha preceduti, a rispettare i valori fondanti dell’Arma dei Carabinieri», ha detto Giangrande, ribadendo che «nulla saremmo senza qualcuno da difendere» e che «servire non significa solo servire a qualcosa, ma soprattutto servire qualcuno».
A distanza di tre giorni, mentre l’articolo va in stampa, la celebrazione di Forio resta come un passaggio denso di significato civile e morale: un momento in cui l’Arma ha parlato al territorio non solo di sicurezza, ma di responsabilità, memoria e fedeltà, quelle vere, che non si proclamano, ma si praticano.
