Frana alla Corricella. Il sindaco: “Nessun legame con i lavori in corso, ma servono interventi strutturali su tutto il periplo”

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Il fragoroso crollo del costone tufaceo alla Marina della Corricella, verificatosi la notte scorsa, ha riportato sotto i riflettori una delle criticità storiche del territorio procidano: la fragilità delle falesie che circondano l’isola.
Una grossa porzione di roccia si è staccata dal versante, franando verso il mare. Secondo la ricostruzione fornita dal sindaco, si è trattato del collasso di un “mensolone di tufo”, una sporgenza naturalmente instabile, priva di sostegno nella parte inferiore e resa ancor più fragile dalle piogge insistenti del mese passato. Fortunatamente non si registrano feriti, né danni a strutture, ma l’evento ha messo in allerta l’intera comunità locale.

“La consistenza del costone è estremamente irregolare – ha dichiarato il primo cittadino – alla base c’è uno strato molto friabile, soggetto all’erosione continua da parte del mare e del vento. Le piogge recenti hanno appesantito il terreno sovrastante, contribuendo al cedimento improvviso”.

Il crollo si è verificato in un tratto non ancora interessato dai lavori di messa in sicurezza. Le aree già consolidate con rete metallica di contenimento, invece, hanno tenuto regolarmente. Le prove di tale tenuta sono visibili anche dalle immagini aeree che mostrano scogli e grandi blocchi accumulatisi in mare nel corso dei decenni, in un lento e continuo processo di erosione.

Nonostante lo spavento per l’accaduto, l’episodio è stato definito non correlato ai lavori attualmente in corso, sospesi nei giorni scorsi nell’ambito del fermo tecnico mensile previsto dal cronoprogramma del cantiere. “Le attività fin qui realizzate non hanno avuto alcun ruolo nell’innesco della frana – ha chiarito il sindaco – e la ripresa dei lavori non subirà ulteriori ritardi”.
Ma proprio questo evento ha catalizzato l’attenzione su un fenomeno ben più esteso: lo stato critico di tutto il periplo costiero dell’isola, composto da decine di costoni a rischio dissesto idrogeologico. Si tratta di falesie alte e scenografiche, che contribuiscono al fascino naturalistico di Procida, ma da anni sotto osservazione per la loro instabilità.

A preoccupare in modo particolare è la situazione del costone sottostante l’Abbazia di San Michele Arcangelo, monumento simbolo di Terra Murata e dell’identità storica procidana. L’antica Badia, con oltre mille anni di storia alle spalle, sorge su uno dei tratti più a rischio dell’isola.
Quel versante è altamente vulnerabile e rappresenta una priorità assoluta per il suo valore storico, religioso e architettonico. Ma servono risorse considerevoli per un intervento strutturale risolutivo. Gli appelli ai livelli superiori di governo ci sono stati, ma ad oggi le risposte sono state frammentarie, inadeguate rispetto all’urgenza del problema.

Il patrimonio culturale non è l’unico a rischio. Su altri lati dell’isola, soprattutto quelli esposti ai venti e alle mareggiate, anche alcune abitazioni private si trovano in situazioni pericolose. Famiglie residenti da generazioni si ritrovano a convivere con il timore che il terreno sotto casa possa improvvisamente cedere.
L’amministrazione comunale, da tempo impegnata nel monitoraggio costante tramite rilievi geologici e osservazioni da drone, sta cercando di attingere a fondi del PNRR, del Ministero dell’Ambiente e della Protezione Civile. Tuttavia, i costi elevati degli interventi – spesso multimilionari – rendono difficile procedere in tempi rapidi su tutti i fronti.

“La sicurezza del territorio costiero non è un’opzione, ma una priorità – ha aggiunto il sindaco – e va affrontata in modo organico. Serve un piano complessivo per la messa in sicurezza definitiva dei costoni, con una visione a lungo termine e risorse certe”.

In passati anni, Procida è stata oggetto di interventi frammentari – piccole reti, puntellature temporanee, ispezioni estive – ma nessun progetto strutturato e sistemico ha mai abbracciato l’intero perimetro dell’isola. I cittadini stessi, attraverso comitati di quartiere e appelli pubblici, chiedono da tempo una maggiore attenzione e presa di responsabilità da parte delle istituzioni sovracomunali.

L’isola, continua a richiamare migliaia di visitatori da tutto il mondo attratti dalle sue architetture colorate, i borghi marittimi e le vedute sul Golfo di Napoli. Ma dietro il suo fascino si cela una vulnerabilità strutturale crescente, che richiede un cambio di passo nella pianificazione territoriale.
Il crollo avvenuto alla Corricella è stato un campanello d’allarme che ha evitato il peggio ma che, secondo molti osservatori locali, non può restare isolato nelle cronache di un giorno. Serve uno sforzo condiviso tra enti locali, Regione e Governo per salvaguardare un territorio unico, sospeso tra storia, natura e fragilità.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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