Se Annalisa Iaccarino non fosse l’assessore plenipotenziaria di Casamicciola — al punto da aver riscritto, di fatto, il modo di fare politica di Giosi Ferrandino — e se non fosse la Legnini-killer che tutti ricordano, le parole diffuse ieri su Facebook si sarebbero perse nel rumore di fondo di una campagna elettorale qualunque. Ma Iaccarino è Iaccarino, e quando decide di prendere la parola lo fa con la consapevolezza di chi sa esattamente dove andrà a cadere il colpo.
Il post che sostiene Domenico De Siano non è un endorsement: è una sentenza. E come tutte le sentenze pronunciate da chi ha titolo per farlo, pesa il doppio del contenuto. La “Lady Ricostruzione” — che a casa propria, va detto a chiare lettere, non ha certo di che vantarsi — apre un fronte di spaccatura con Lacco Ameno e, soprattutto, mette i puntini sulle “i” con quella schiettezza tagliente che è marchio di fabbrica del suo modo di stare in politica.
Dal “tu” sprezzante al Commissario Legnini al “pentito” e “irriconoscente” scaricato addosso a Giacomo Pascale — un po’ come, politicamente, lei lo è stata per Giovan Battista Castagna, sia detto per onestà — Iaccarino fa saltare il tappo a una campagna elettorale che fino a ieri si reggeva sul bon ton e sulla critica con i guanti. Parole infuocate, cariche, pesanti come pietre, che è bene leggere per quello che davvero sono: poco capaci, probabilmente, di spostare l’asse politico a Lacco Ameno, ma capacissime di riaprire crepe profonde nel fronte casamicciolese.
Perché è davvero arduo immaginare che Giosi Ferrandino — sempre che conservi quell’ascendente che molti gli riconoscono per riflesso condizionato, ma che da tempo sembra ridotto a feticcio di un Giosi che fu — possa seguirla docilmente in questa avventura. E qui sta il punto politico vero, quello che nessuno a Casamicciola vuole pronunciare ad alta voce: chi comanda, oggi, in quella maggioranza?
C’è poi un secondo livello di lettura, e forse è quello che fa più male. Le parole di Iaccarino non si limitano a benedire De Siano: certificano, dall’esterno, il fallimento dell’amministrazione Pascale sul dossier “ricostruzione”. Una valutazione che resta sua, certo, ma che non possiamo registrare come una valutazione qualsiasi. Iaccarino è l’unica, sull’isola, ad aver quantificato in maniera seria, documentata e tangibile tutti i benefici possibili del post-sisma e del post-frana. Quando una come lei dice che “il loro operato non può che qualificarsi in modo negativo”, non sta facendo propaganda elettorale: sta firmando una perizia. E le perizie, di solito, in tribunale fanno male.
Vale la pena rileggere per intero il passaggio chiave del suo post, perché ogni parola è pesata:
“Lacco Ameno va al voto! Io supporto la lista di Domenico. Sapete tutti che mi sta a cuore la ricostruzione di Casamicciola come quella di Lacco e soprattutto del Fango.
Avevo creduto nell’ultima amministrazione, ma il loro operato non può che qualificarsi in modo negativo. Sono passati troppi anni ed è ora di ricostruire. Credo che Lacco abbia bisogno di nuovo della visione di Domenico, quella di un paese che, partendo finalmente dalla ricostruzione, passi per la rigenerazione urbana e il turismo, con un auspicabile ritorno agli anni d’oro.
Giacomo, ottimo oratore ma irriconoscente politicamente, ‘pentito’ della gestione di anni assieme a Domenico, cambia rotta; eppure, pur avendo amministrato in totale autonomia almeno per cinque anni, soltanto ora si accorge dei presunti soprusi del suo ‘avversario’. A casa mia i pentiti restano a casa e non perseverano nell’errore. Delle due l’una: o sei stato complice — e, come tale, sei fortemente criticabile, perché vedevi e non provvedevi — oppure non è vero che Domenico ‘è un poco di buono’. Buona elezione a entrambi. Ma forza Domenico e, in particolare, forza Piero, forza Mariella: io sono con voi.”
La tenaglia che Iaccarino costruisce intorno a Pascale è una di quelle costruzioni logiche da cui non si esce indenni. O Pascale è stato complice di un metodo di governo che oggi rinnega per pura convenienza elettorale — e allora il suo “pentimento” è la confessione tardiva di chi ha taciuto per dieci anni — oppure il quadro accusatorio che oggi rovescia su De Siano è una costruzione strumentale, montata ad arte per giustificare una candidatura che fatica a reggersi sulle proprie gambe. In entrambi i casi, il verdetto è severo. E non lo firma un avversario qualsiasi: lo firma chi quei tavoli li ha frequentati tutti.
Resta da capire, adesso, quale sarà il peso reale di queste parole sulla corsa di Lacco Ameno e, soprattutto, quali contraccolpi produrranno a Casamicciola, dove la maggioranza Ferrandino dovrà necessariamente prendere posizione. O — molto più probabilmente — scegliere il silenzio come unica forma di sopravvivenza politica, sperando che il temporale passi senza spazzare via troppe certezze. Ma i temporali, su quest’isola, raramente passano senza lasciare detriti.
Perché quando la Legnini-killer decide di parlare, non parla mai per dire poco. E non parla mai a vuoto: parla per inchiodare. Chi ha orecchie per intendere, a Lacco come a Casamicciola, farebbe bene a intendere in fretta.
