C’è qualcosa di più forte del tempo, più resistente della pietra, più tenace della memoria: è la fedeltà di Dio che si fa storia. E a Procida, questa fedeltà ha un nome e un volto: San Michele Arcangelo, patrono dell’isola e anima di un’abbazia che il 20 agosto prossimo celebrerà mille anni di vita certificata. Una storia santa dentro la storia degli uomini.
Il millenario non è solo un anniversario da segnare sul calendario. È una soglia, un’eco che risuona da lontano, la conferma che la presenza di Dio si radica nei luoghi e nei cuori di chi li abita. Quel “luogo alto” arroccato tra cielo e mare, che da secoli veglia su Procida, ne custodisce non solo la bellezza, ma anche la vocazione profonda: essere popolo di Dio in cammino, anche dentro le maree della storia.
La storia della salvezza si incarna nel tempo. Il nostro Dio non agisce nel vago dell’eternità impalpabile: entra nel concreto dei giorni, si fa carne, visibile, scritta. Così è anche la storia dell’Abbazia, che trova il suo fondamento non in vaghi racconti popolari, ma in una pergamena datata 1026, recentemente ritrovata presso l’Archivio di Stato di Napoli.
Per secoli di questo documento si era avuta notizia solo indirettamente: lo storico napoletano Carlo De Lellis nel XVII secolo ne aveva riportato un transunto latino, poi rilanciato da Michele Parascandolo nel XIX secolo e infine studiato da Padre Bellucci nel Novecento. Ma l’originale era dato per disperso. Forse perduto per sempre.
Nel dicembre scorso, tre parrocchiani e studiosi, il prof. Tonino Lubrano, il redattore capo Pasquale Lubrano e l’ing. Peppino Rosato, ne hanno finalmente scovato le tracce tra le seicento pergamene preserved nell’antico deposito del Monastero di San Gregorio Armeno, ora conservate all’Archivio di Stato. Il documento, dimenticato persino dai burocrati dell’Ottocento, scampato miracolosamente all’incendio del 1943, è ricomparso.
E Procida ha potuto dire, con gioia e stupore: sì, la nostra Abbazia ha un millennio di vita certificata. Ma parlare di San Michele significa parlare di ciò che difende e custodisce. Nella Scrittura, l’Arcangelo non è solo colui che combatte l’Avversario, ma anche colui che sorregge il popolo di Dio nell’ora della tribolazione (cf. Dn 12,1). La tradizione cristiana gli affida il compito di accompagnare le anime nell’ultimo viaggio, ma anche di sostenere la Chiesa nel suo cammino storico. Difesa e sostegno. Presenza che non ha mai smesso di accogliere, insegnare, pregare, consolare. Nei secoli, l’Abbazia è stata scuola e rifugio, scrigno di cultura e voce di spiritualità, luogo alto per vedere il Cielo e abbracciare la terra. Ha resistito alle guerre, alle trasformazioni sociali, perfino alle tentazioni dell’indifferenza. Sempre lì, a ricordare che c’è una bellezza che non si compra, un nome scolpito sulle pietre vive della storia.
La celebrazione liturgica che avrà luogo oggi, proprio in coincidenza con l’inizio del tempo quaresimale, è ben più di un rito d’inizio. È un atto di affidamento. Presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Michele Autuoro, Vescovo ausiliario di Napoli e originario di Procida, la Santa Messa costituisce il varco d’ingresso in un intero anno giubilare per la comunità isolana: un anno fatto di preghiera e formazione, di eventi religiosi e civili, di coinvolgimento popolare e di memoria viva.
Fulcro del percorso saranno le celebrazioni in onore di San Michele l’8 maggio e il 29 settembre, con un momento solenne e di grande rilievo culturale-ni spirituale previsto per il 20 agosto 2026: un convegno dedicato proprio al ruolo storico-teologico dell’Abbazia nel contesto del Mediterraneo cristiano.
Ma dietro le date, c’è una chiamata: quella a riscoprire l’anima profonda di Procida, quella radicata nella roccia e nel vento, che sa di preghiera e di lavoro, di silenzio e di festa, di lacrime e di fedeltà. La Chiesa locale invita tutti, anche i procidani emigrati, le nuove generazioni, le scuole, le famiglie, le associazioni, a prendere parte, a proporre, a sentirsi “co-costruttori” di questo millennio.
Colma di speranza e di fede la comunità isolana ricorda quanto l’abbazia è un monito e una promessa. Ricorda che la Chiesa non è un passato antico da conservare, ma una realtà viva da trasmettere. Ricorda che essere cristiani significa saper leggere i segni di Dio nella carne del mondo, nelle pieghe della storia, nei silenzi dell’attesa.
L’Abbazia di San Michele, oggi, non è un museo ma un altare ancora acceso. Il vero millennio non è quello che celebriamo indietro, ma quello che scegliamo di vivere avanti, ponendoci – come l’Arcangelo – a servizio della verità, della bellezza e della giustizia evangelica.
E allora, il millennio non è finito. È appena cominciato.







