La politica torna protagonista sull’isola. Con l’ultima settimana di gennaio alle porte e la primavera ormai prossima, a Procida si respira già aria di campagna elettorale. Le elezioni comunali sono alle porte, ma il clima generale più che frizzante appare incerto – e in parte apatico. Un paradosso, se si pensa che si tratta di un voto fondamentale per il futuro dell’isola.
Due le certezze da cui parte il confronto politico. La prima è tutta interna alla maggioranza uscente: il sindaco Dino Ambrosino, alla guida della lista La Procida che vorrei, ha deciso di non ricandidarsi per un terzo mandato, scegliendo di concludere il suo percorso amministrativo dopo undici anni. La seconda riguarda lo schieramento opposto, dove Luigi Muro, già sindaco in passato, ha ufficializzato la sua candidatura, pronto a tornare in campo con una nuova proposta.
Fin qui i fatti. Ma se le due figure simbolicamente opposte – Ambrosino che lascia, Muro che torna – rappresentano i due poli attorno ai quali dovrebbe ruotare il dibattito, tutto il resto appare ancora in fase embrionale o poco trasparente. E questo alimenta, inevitabilmente, confusione e sfiducia.
Nel campo del centrosinistra, infatti, sebbene circolino già nomi e voci sui papabili candidati consiglieri, resta ancora avvolto nel riserbo il nome del successore di Ambrosino. Chi guiderà La Procida che vorrei nella prossima sfida elettorale? Una domanda che, al momento, non ha risposta ufficiale, nonostante la macchina organizzativa sembri già parzialmente avviata.
Dall’altro lato, invece, la figura del candidato sindaco è ben definita: Muro ha rotto gli indugi e si è detto pronto a scendere in campo. Tuttavia, manca completamente la squadra: la lista, i nomi, i profili politici e civici che dovrebbero accompagnarlo in questa nuova avventura elettorale restano sconosciuti.
Un quadro paradossale, che fotografa due debolezze simmetriche: da una parte c’è una lista senza candidato, dall’altra un candidato senza lista. Entrambe le situazioni rischiano di amplificare un malessere già diffuso tra i cittadini, alimentando un clima di disaffezione che potrebbe tradursi, nel peggiore dei casi, in un’alta percentuale di astensione.
A evidenziare questa criticità, con toni netti e propositivi, è Antonio Bevere, vice-coordinatore locale del partito Noi Moderati, che interviene nel dibattito con una riflessione politica chiara e concreta.
“Innanzitutto – afferma Bevere – avrei già presentato la lista, per dare ai cittadini la certezza e (soprattutto) la chiarezza di chi siano i protagonisti di un progetto che deve coinvolgere e non continuare a mantenere disuniti i procidani.”
Una posizione che si distingue per pragmatismo e sensibilità verso la necessità di ricostruire un rapporto diretto con la cittadinanza. Bevere non si limita alla critica, ma indica anche le priorità programmatiche che, secondo lui, dovrebbero guidare ogni proposta politica seria: “Poche ma buone le linee guida: Sanità, Trasporti, Vivibilità e Viabilità. Sono argomenti che parlano del nostro futuro e saranno – ne sono certo – i punti vincenti della campagna elettorale.”
Il vice-coordinatore di Noi Moderati sottolinea l’importanza del coinvolgimento attivo dei cittadini, proponendo un metodo partecipativo che va ben oltre i soliti incontri pre-elettorali: “Probabilmente mancano quattro mesi al voto, ma io, fino al giorno delle elezioni, organizzerei incontri di quartiere una volta a settimana, per raccogliere impressioni, suggerimenti, ma soprattutto con lo scopo di fare sentire i cittadini protagonisti di un programma chiaro e condiviso.”
Un approccio che punta a rafforzare il legame tra rappresentanti e rappresentati, in un momento storico in cui il distacco tra politica e società è sempre più marcato. Bevere insiste sulla necessità di invertire la rotta, puntando su trasparenza, ascolto e progettualità:
“Sono i cittadini che, con il loro voto, determineranno il loro futuro ed è su di loro che bisogna lavorare in modo chiaro e trasparente – aggiunge – non su un treno che passa rapido, veloce e spesso senza fermate pochi giorni prima del voto.”
Una critica forte, che sembra rivolgersi sia a chi si muove con eccessiva prudenza, sia a chi pensa che basti una campagna lampo per conquistare il consenso. Bevere chiude il suo intervento con una frase che ha il sapore di uno slogan ma anche di un monito per chiunque voglia candidarsi:
“Il lavoro duro batte il talento, se il talento non lavora duro.”
Intanto l’isola osserva. E aspetta segnali. I prossimi mesi saranno cruciali non solo per capire chi correrà realmente per guidare Procida, ma soprattutto per comprendere se la politica locale saprà finalmente parlare ai cittadini in termini di concretezza, visione e partecipazione.
Perché la vera sfida non sarà solo quella tra liste e candidati, ma tra due modelli di rapporto con la comunità: uno basato sull’apparenza e sull’improvvisazione, l’altro sulla costruzione paziente di fiducia e contenuti.
