Rubrica
Procida
7 febbraio 2026 · 4 min

Procida: elezioni nel silenzio, tra emergenze ignorate e programmi fantasma

È iniziato febbraio e, con esso, scorre via anche un’altra settimana di surreale immobilismo nel panorama politico procidano. Mancano tre mesi – forse meno – alle elezioni comunali, ma sulle scrivanie dei cittadini non è ancora arrivato il minimo barlume di un programma elettorale. Nessun indirizzo, nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna visione. Solo silenzi. Eppure, il futuro amministrativo dell’isola è appeso a una tornata elettorale che rischia di trasformarsi in un confronto tra sigle opache e personalismi, piuttosto che in un’occasione di partecipazione democratica e rinascita concreta.

Per ora, l’unica certezza sono i nomi dei due schieramenti. Da un lato l’ex sindaco Luigi Muro, figura già nota agli elettori; dall’altra parte si profila con probabilità altissima la candidatura dell’attuale vicesindaco Titta Lubrano. Stop. Nulla di più. Non una lista completa, non un dibattito pubblico. In tutto il resto, regna l’incertezza più totale. La costruzione delle liste pare ancora in alto mare, e i contenuti – quelli veri, che contano – semplicemente non esistono.

O, peggio, vengono ignorati come se non fossero materia di competenza politica.
Ma è proprio dai contenuti, drammaticamente assenti, che bisogna ripartire per comprendere la profondità del distacco tra istituzioni e cittadinanza. Perché i problemi dell’isola non sono muti, anzi. Parlando con i cittadini, percorrendo le strade dell’isola, guardando la costa frastagliata e le attività in sofferenza, è evidente che Procida ha urgenze reali, granitiche, che non si possono appaltare all’improvvisazione di turno o all’inerzia amministrativa.

Il recente evento franoso verificatosi nel costone della Corricella è solo l’ultima, allarmante manifestazione di un dissesto idrogeologico che interessa larga parte del perimetro costiero dell’isola. Ciracciello, le Grotte Blu, ma soprattutto il tratto sottostante l’Abbazia di San Michele a Terra Murata – cuore storico e simbolico di Procida – versano in condizioni di conclamato rischio. Occorrono interventi urgenti, progettati con serietà e finanziati con intelligenza. Ma oggi, chi ne parla? In quali liste politiche si discute di consolidamento costiero, di monitoraggio geologico, di tutela del patrimonio edilizio e monumentale? Il silenzio, anche qui, è assordante.

Non va meglio se si alza lo sguardo verso le acque dell’area marina protetta. Basti una passeggiata estiva sopra alla Chiaia per vedere migliaia di imbarcazioni che si ammassano in barba a regolamenti, vincoli ambientali e codice della navigazione. Un turismo predatorio e incontrollato, che porta guadagno nell’immediato ma consuma il territorio come una fiamma nel vento, senza alcuna politica di sostenibilità. Anche in questo frangente, l’assenza della politica è gravissima, se non colpevole.

Il comparto dei trasporti marittimi meriterebbe un capitolo a parte, se solo qualcuno avesse il coraggio di aprirlo. Collegamenti inadeguati, corse ridotte, servizi essenziali trattati alla stregua di un favore da richiedere, più che di un diritto garantito. La popolazione isolana è ostaggio di orari penalizzanti e stop all’improvviso non sostenibili. I lavoratori pendolari e gli studenti sono i primi a pagarne il prezzo, tutti i giorni.
E a terra? Il caos veicolare ha raggiunto da tempo livelli insostenibili: auto ovunque, disordine generalizzato, assenza di programmazione urbanistica ed ecologica. Una gestione del traffico ferma agli anni ’80, incompatibile con l’idea di un’isola a misura di persona.

Il tessuto economico di Procida soffre di una stagionalità eccessiva e dannosa. Il commercio vive (o sopravvive) tra aprile e settembre, mentre i mesi invernali portano serrande abbassate e prospettive nulle.
Sul fronte sanitario, la situazione non è migliore. I servizi di base sono spesso insufficienti, il piccolo presidio ospedaliero fa quello che può. Anche qui, manca un piano. Anche qui, la politica si è girata dall’altra parte.

La sensazione è che si stia giocando una partita tutta interna da entrambi i lati: alleanze da siglare, vecchie ruggini da evitare, fette di consenso da spartire. Ma intanto, la cittadinanza resta al buio. Nulla si sa delle prospettive programmatiche delle due (uniche?) liste, e l’interesse della popolazione – già gravemente eroso da anni di promesse vuote – rischia un ulteriore crollo.
Questa campagna elettorale che non c’è sta prendendo forma come una pura conta di voti, priva di respiro, visione, contenuti. Uno scontro di gestione, non di direzione. Uno stallo pericoloso in cui le emergenze vengono lasciate a marcire.

La domanda finale è semplice quanto amara: è ancora la politica il luogo in cui si discute del bene comune? O il cinismo ha preso definitivamente il sopravvento?
Procida ha davanti a sé un bivio. Può scegliere la strada della concretezza e dell’impegno, pretendere dai candidati progettualità vere e capacità amministrativa. Oppure può lasciarsi trascinare dentro l’ennesima operazione di make-up elettorale.

Saper scegliere è un diritto, ma anche un dovere. Ai candidati spetta ora il compito – urgente e non più rinviabile – di rompere il silenzio e proporre un futuro. Altrimenti, anche questa campagna elettorale finirà come tante altre: negli archivi della disillusione.

Leo Pugliese
L'autore
Leo Pugliese

Leo Pugliese, nasce a Napoli ma vive e risiede a Procida. Giornalista da oltre 20 anni, è laureato in Scienze Politiche ed è stato giovane Ricercatore Universitario. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, diverse TV e programmi televisivi. E' padre di Michela, la gioia della sua vita.

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