Un applauso lungo e sentito ha accolto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto nel capoluogo abruzzese per dare ufficialmente il via all’anno de L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Un evento che va oltre la celebrazione simbolica: per L’Aquila, ancora segnata dalle ferite del terremoto del 2009, la cultura si propone come motore della rinascita, forza viva in grado di restituire identità, memoria e visione del futuro a una comunità resiliente.
Il Presidente Mattarella ha voluto essere presente alla cerimonia inaugurale, riconoscendo il peso storico e simbolico di questa proclamazione. Il titolo di Capitale Italiana della Cultura, istituito nel 2014, è conferito ogni anno a una città italiana che si distingue per la qualità e la visione del proprio progetto culturale. Ma per L’Aquila, nel 2026, assume una valenza ulteriore: è l’occasione per mostrare al mondo il volto della ricostruzione, guidata dalla cultura come strumento di coesione e rilancio.
Dal 2018 in poi, la selezione della Capitale Italiana della Cultura avviene attraverso un bando pubblico, che prevede la presentazione di dossier progettuali da parte delle città candidate. Il successo dell’iniziativa è testimoniato dal numero sempre crescente di partecipazioni: centinaia di candidature ogni anno, a conferma di quanto il titolo sia ambìto e percepito come un volano per lo sviluppo territoriale.
Negli anni precedenti, precisamente dal 2015 al 2017 e nel 2023, la designazione avveniva invece con decreto diretto del Ministero della Cultura, senza bando pubblico. Il passaggio alla selezione competitiva ha incentivato le amministrazioni a investire in progettualità culturali strutturate, capaci di coinvolgere reti locali, istituzioni, cittadini e operatori del settore.
Mentre L’Aquila si prepara a vivere il suo anno da protagonista, il cammino delle future Capitali è già ben avviato. È già stata annunciata la Capitale della Cultura per il 2027, che sarà Pordenone, mentre la prossima settimana verrà resa nota la lista delle 10 città finaliste per il 2028.
Negli anni, il Ministero ha deciso di anticipare le designazioni, per dare alle città più tempo per organizzare al meglio il proprio programma culturale. Una scelta strategica che consente alle amministrazioni di pianificare in modo più efficiente, attivare partenariati e reperire risorse attraverso bandi e fondi europei.
Le aspettative per L’Aquila 2026 sono alte. Il dossier che ha convinto la giuria ministeriale punta su un ricco calendario di eventi culturali, mostre, spettacoli, progetti educativi e iniziative di inclusione sociale. Ma oltre la programmazione, c’è un’idea di cultura come strumento di rigenerazione urbana e coesione sociale. La città punta a coinvolgere attivamente cittadini, scuole, università e associazioni, rafforzando il tessuto civico e valorizzando il patrimonio materiale e immateriale. L’Aquila vuole raccontare la sua storia di resilienza, ma anche proiettarsi nel futuro come modello di città che rinasce attraverso l’arte, la memoria e la partecipazione. L’obiettivo è duplice: rilanciare l’immagine della città a livello nazionale e internazionale, e allo stesso tempo lasciare un’eredità duratura per le generazioni future.
La cerimonia a L’Aquila è coincisa piu o meno nelle stesse ore di un’altra data significativa: il 18 gennaio 2021, esattamente cinque anni fa, veniva proclamata Procida Capitale Italiana della Cultura per il 2022. Un evento storico per l’ isola di Arturo, prima realtà insulare a ottenere il titolo.
Il sindaco Dino Ambrosino ha voluto ricordare quella giornata speciale, condividendo un messaggio carico di emozione e significato:
“Proprio ieri, 18 gennaio, ricorreva l’anniversario dei cinque anni dalla proclamazione di Procida. In quella giornata speciale, ancora condizionata dal Covid, la nostra gioia esplose insieme ai rintocchi delle campane dell’isola. Da allora non abbiamo mai mancato una Capitale, convinti di dover onorare un titolo che resta nella storia di ogni comune.”
Un ricordo che restituisce il senso profondo del progetto “Capitale della Cultura”: non solo un anno di eventi, ma l’avvio di un cambiamento duraturo, che trasforma la percezione di sé di un’intera comunità e che lascia un’eredità culturale, sociale ed economica.
Quello che emerge dalle esperienze delle Capitali passate – da Matera a Parma, da Bergamo e Brescia a Pesaro – è la capacità della cultura di generare processi trasformativi. Non solo mostre e spettacoli, ma rigenerazione urbana, inclusione sociale, innovazione, partecipazione civica.
Per L’Aquila, il 2026 sarà una prova importante. Dopo anni di cantieri, ritardi e sofferenze, la città si presenta al Paese con un progetto ambizioso: una cultura che non è ornamento, ma infrastruttura del futuro. Un modo per ricucire il tessuto urbano e umano, per rafforzare il senso di appartenenza e aprirsi al mondo con rinnovata energia.
Il titolo, nel tempo, ha dimostrato di essere molto più di una vetrina: è una sfida di visione, una responsabilità collettiva, una promessa di cambiamento. E come ha ricordato il sindaco Dino Ambrosino, è anche una memoria indelebile: “Un titolo che resta nella storia di ogni comune.”
