Eugenio Di Meglio. “La frana di Casamicciola ha cambiato, per sempre, la mia vita”. Il racconto di 12 atroci recuperi

Ascolta l'articolo
Tocca per riprodurre

Elena Mazzella | “Durante il primo giorno di ricerche notai un volontario del posto. Nonostante il suo fisico minuto sembrava inarrestabile. Dopo essere stati gli ultimi a scendere da via Celario, facciamo un selfie per inviarlo ad un amico in comune.  Il suo lavoro è stato indispensabile per il ritrovamento dei dispersi.  Grazie a nome di tutta la Regione Campania”. Peppe Sepe, caposquadra del gruppo di Protezione Civile Salamandra, descrive così Eugenio Di Meglio, geologo ed operatore della Protezione Civile che in questa terribile vicenda che ha segnato per sempre tutti noi, ha avuto un ruolo fondamentale. Instancabile, imperterrito, risolutivo, intuitivo, Eugenio è stata una presenza fondamentale durante il processo di sgombero e recupero dei dispersi: Eleonora, Francesco, Mariateresa, Maurizio, Giovanna, il piccino Giovan Giuseppe, Nikolinca, Michele, Gianluca, Salvatore, Valentina, Maria Teresa. Dodici nostri concittadini che in pochi attimi per un inspiegabile disegno divino, hanno vissuto l’inferno prima di lasciarci definitivamente il 26 novembre 2022, un’altra data che, purtroppo, scrive un’altra pagina che va ad aggiungersi al libro nero delle tragedie ischitane.

Come supporto alla Protezione Civile e ai Vigli del Fuoco per le difficili ed impervie operazioni di sgombero e recupero, in coordinamento con il Dipartimento Protezione Civile, ricordiamo che sono state rese operative dal 28 novembre sull’isola tre unità cinofile del Soccorso Alpino specializzate nella ricerca di dispersi in ambiente impervio e in eventi catastrofici. Le tre unità, composte da tre tecnici conduttori e tre cani, sono giunte dalla Basilicata e dal Veneto grazie a dei voli speciali della Polizia di Stato. Le unità cinofile appartengono al Soccorso Alpino e Speleologico Basilicata – CNSAS, al Soccorso Alpino e Speleologico pugliese e al Soccorso Alpino e Speleologico Veneto – CNSAS.

Dal 4 dicembre arriva Anche il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria a supporto dei colleghi campani nelle operazioni di ricerca dei dispersi. Sono state presenti inoltre squadre del SASU e un un’unità cinofila composta da Tango, un border collie addestrato dalla ricerca di superficie tornato in opera dopo un periodo di stop forzato, causato da una brutta malattia, che è riuscito a sconfiggere. Il 4 dicembre giunsero poi sull’isola altre squadre per proseguire nelle attività di ricerca, congiuntamente con i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Campania e con gli altri Enti coinvolti nelle operazioni. Ascoltare le parole di Eugenio, ci proietta immediatamente alle terribili immagini che si sono presentate da subito davanti ai nostri occhi increduli subito dopo la tragedia che ha cambiato la vita di tutti noi.

“La mattina del 26 novembre mi svegliai presto poiché era in atto l’allerta meteo quindi dovevo essere reperibile in caso di criticità. Il caso volle che proprio quella sera il telefono non si era ricaricato e lo trovai spento. Non ebbi nemmeno il tempo di metterlo in carica che iniziarono ad arrivare una marea di messaggi e chiamate per un’emergenza in corso. Un messaggio in particolare di Fabio Mattera della Protezione Civile diceva di correre a Casamicciola perché era successo qualcosa di “grosso”. Prima che io arrivassi, tutti gli altri componenti della squadra stavano operando attivamente ed avevano già provveduto ad estrarre dal fango il signor Giovan Giuseppe. Arrivai a Casamicciola intorno alle 8, all’altezza dell’incrocio dell’Ancora, dove mi aggiunsi a tutti altri per liberare la strada dal fango e poter permettere così ai mezzi di proseguire verso piazza Bagni e piazza Maio.

Verso la metà di quella mattinata infernale, durante la quale la pioggia non cessava di cadere, ci allertarono per recuperare sacchi per salme poiché già si prevedevano molti dispersi. In ospedale ne avevano pochissimi e prima che ne arrivassero altri dalla terraferma ci rivolgemmo ad un paio di agenzie funebri del territorio. Intorno ad ora di pranzo riuscimmo a raggiungere Piazza Maio, dove la situazione mi si presentò disastrosa. Dall’altezza dei semafori iniziammo ad operare per lo sgombero della strada per Santa Barbara e via Celario. Fu mentre spalavo fango senza sosta che vidi passare avanti a me il sacco con il corpo della prima vittima ritrovata, Eleonora”.

“Il giorno dopo si attivò il COC ed arrivano le squadre di supporto dalla terraferma. Ci dividemmo in squadre per organizzare il lavoro ed io, essendo geologo e conoscendo bene la zona poiché avevo già fatto vari rilievi geofisici ad agosto scorso, ebbi il compito di supporto logistico alle squadre dei Vigili del Fuoco che operavano a Via Celario. Li raggiunsi proprio nel momento del ritrovamento dei corpi della famiglia Monti. La prima ad essere estratta dal fango fu la bambina, poi il fratello e man mano gli altri corpi grazie al supporto dei cani. Io, Alberto Mattera e due componenti dei Vigili del Fuoco ci concentrammo sulla casa della famiglia Scotto Di Minico dove, dopo aver spostato un serbatoio e vari armadi che ostruivano le operazioni, scavammo a mani nude tra il fango che ricopriva tutto, sempre con il supporto prezioso di due cani della Guardia di Finanza, East di Francesco D’Urso ed Efrom di Angelo Centi.

Procedemmo cautamente, scavando tanti piccoli buchi a mani nude come vuole la procedura. I cani iniziarono ad agitarsi e a mostrare sempre più interesse, ma procedemmo comunque con molta oculatezza perché purtroppo il fango, essendo organico, tende a nascondere gli odori. Nel momento in cui iniziammo a scorgere un pezzo di materasso tra il fango, immediatamente i cani si allertarono ed iniziarono ad abbaiare e scavare. Fu il segnale. Con molta delicatezza intervenimmo a cerchio e pian piano iniziammo a scorgere la testa di Giovanna che, una volta liberata dal fango, scoprimmo abbracciata al suo piccino Giovan Giuseppe e vicino il marito: al momento della tragedia stavano dormendo tutti e tre nel lettone. Contemporaneamente ci arrivò notizia del ritrovamento di Giovanna che si trovava nella casa situata un po’ più sopra di noi”. 

“Ritornati sul posto alle prime luci dell’alba del giorno dopo, iniziammo subito le operazioni per estrarre il terzo bambino della famiglia Monti. Provvedemmo a ritrovare anche degli animali domestici, cani e gatti delle famiglie che purtroppo non ce l’hanno fatta. La mia attività fu concentrata a via Celario, come supporto logistico. Ho conosciuto persone eccezionali quali Domenico Schiano (che troverà il corpo di Gianluca) e Domenico Senese: loro hanno avuto un ruolo fondamentale nella ricerca e ritrovamento dei dispersi. Nel pomeriggio, appena risalito per le ricerche, mi comunicarono il ritrovamento del corpo di Valentina nella parte bassa di S. Barbara ad opera dei Vigili del Fuoco e di Domenico Schiano”.

“Nei giorni a seguire perlustrammo da capo a fondo tutta la strada di S. Barbara e Celario, ma purtroppo a vuoto. Qui conobbi Nicola Amalfitano che ebbe un ruolo fondamentale nel ritrovamento del corpo di Mariateresa, durante l’ultimo giorno di ricerche. Seguendo l’istinto, mi infilai in un sottobosco vicino a dei gradini che portano a piazza Maio, mentre Giuseppe Morgera del Soccorso Alpino e Domenico Schiano che mi comunica che ha avvertito un odore strano e ci concentriamo in quella zona ma senza risultati. La nostra attenzione viene colpita dalla presenza di un prefabbricato e decidiamo di perlustrarlo. Rompiamo un telone e ci accorgiamo che c’è un ambiente pieno di fango, materiale edile, legni, rami. Giuseppe allerta il Soccorso Alpino e la Guardia di Finanza e nell’attesa che arrivassero con il cane, iniziai ad infilarmi in orizzontale nel piccolo spazio che ancora persisteva tra il fango e il soffitto. Spostando dei legnetti intravidi qualcosa simile ad un canotto e pian piano l’odore si faceva sempre più forte. Lo spazio ristretto non mi permise di andare oltre e mi raggiunse Nicola che, essendo più piccolino di me, riuscì a penetrare più in fondo: toccando il fango intravide una mano. Lasciammo poi procedere ai Vigili del Fuoco per il recupero del corpo”.

Eugenio da quanto tempo sei volontario?
“Dal 2006 opero come volontario in Protezione Civile. La mia prima esperienza mi catapultò letteralmente nella drammatica situazione del terremoto dell’Aquila. Avevo compiuto da poco i diciotto anni e affrontai una situazione che, da adolescente quale ero, mi rivoltò la vita come un calzino e mi spinse, appena subito dopo il diploma alberghiero, a studiare geologia per capirne di più su certi fenomeni e dare una mano fattiva in determinate situazioni per poter prevenire quanto più possibile eventuali catastrofi naturali.

Ho avuto modo di prestare soccorso durante i terribili momenti della frana del 2009 in cui perse la vita Anna De Felice, e successivamente ero operativo anche dopo il terremoto del 2017, ma ciò che mi ha colpito di più emotivamente è stata quest’ultima, terribile, esperienza che mi ha visto coinvolto personalmente in quanto conoscevo alcune delle vittime. E’ solo dopo questi lunghi giorni passati con le mani nel fango che i pensieri si fanno spazio e si concretizzano in sentimenti di dolore che non mi fanno dormire. Chiudo gli occhi e vedo le immagini di queste persone che conoscevo e che purtroppo non vedremo più alle quali si sovrappongono i duri momenti passati a scavare tra il fango per ritrovarli poi cadaveri. La mia vita è cambiata”. 

Eugenio, cosa successe quella terribile mattina? Qual è il tuo parere da geologo e conoscitore della zona?
“Il sopralluogo che facemmo la mattina del ritrovamento di Salvatore e Gianluca, con il geologo Giovanni Caterino della Protezione Civile di Casal di Principe e i suoi ragazzi, abbiamo notato che la frana era partita dalla sommità dell’Epomeo. Si è trattato di un evento eccezionale e imprevedibile che non si poteva evitare. Ciò che si poteva evitare era l’incuria a valle dei sentieri, la mancata manutenzione delle briglie e terrazzamenti di contenimento. Ciò avrebbe potuto mitigare la potenza della frana fermandone una parte della massa solida. Da geologo dico che bisogna puntare sulla cura e pulizia dei sentieri.

Mettere in sicurezza l’intero territorio, portare a conoscenza dei cittadini che abitano in un luogo pericoloso e dunque fargli capire come agire. Ad esempio nel caso di Mariateresa se fosse rimasta in casa si sarebbe salvata poiché la sua abitazione era intatta. La consapevolezza del rischio e’ fondamentale quanto il sapere come comportarsi. 

Purtroppo, vista la natura intrinseca del nostro territorio e i cambiamenti climatici che comportano eventi meteorologici sempre più estremi e violenti dobbiamo entrare in una nuova ottica di pensiero. Queste evacuazioni temporanee diventeranno sempre più frequenti, e dovranno diventare la normalità, non solo ad Ischia, ma anche in altre parti d’Italia caratterizzate dal dissesto idrogeologico. Non è la natura che si adegua a noi ma noi che dobbiamo adeguarci ad essa. È così dall’alba dei tempi e continuerà ad esserlo.

Questa è la quinta emergenza che affronto, il mondo dopo ogni tragedia sembra fermarsi ma invece non è così… la vita prosegue e le tragedie sono come cicatrici, da queste cicatrici bisogna imparare e impegnarsi al massimo finché certe tragedie non avvengano più. Il caso vuole che proprio il giorno prima della tragedia ero in giro per gli istituti scolastici del comune di Ischia, sono stato alla scuola media e all’istituto Alberghiero per presentare il Piano di Emergenza Comunale del comune di Ischia di concerto con tutte le associazioni di volontariato presenti nel COC, ed ho incontrato la massima disponibilità da parte dei dirigenti scolastici… stessa cosa non posso dire del dirigente dell istituto nautico li vicino che era impegnato in “cose più importanti”

Ho notato che a riflettori spenti la tematica della prevenzione, della conoscenza sia quasi un fastidio, una perdita di tempo. Chi mi conosce sa, e mi ha visto, che anche a riflettori spenti ho sempre lavorato per la mia isola e per la mitigazione del rischio, ad esempio catalogando frane ed inserendole insieme al Dottor Toccaceli nel catalogo nazionale IFFI. Mitigazione, perché per la natura intrinseca del territorio è impossibile eliminare il rischio ma si può solo limitarlo cercando di evitare la perdita di vite umane.

Spero che questa tragedia, anche quando i riflettori andranno spegnendosi, faccia capire l’importanza della prevenzione e della conoscenza del rischio, la consapevolezza salva vite, non è uno slogan ma la verità”.

“Desidero ringraziare i civili, Domenico Senese, Domenico Schiano, Giuseppe Ranera, Nicola Amalfitano che si sono impegnati instancabilmente. I carabinieri Sergio De Luca, Ermanno Cigliano e Marco Pallante. I volontari Peppe Sepe, Giovanni Caterina e tutte le loro squadre. Giuseppe Morgera del Soccorso Alpino.  I membri del Soccorso Alpino Guardia di Finanza Francesco d’Urso e il suo cane East, che la sorte ha voluto ritrovassi in questa tragedia dopo aver condiviso insieme senza saperlo l’emergenza del terremoto del 2009 a Poggio Piacenze. Ancora oggi, quasi giornalmente, ci sentiamo per aggiornarci sulla situazione. Un ragazzo dal cuore d’oro, un vero amico col quale ho condiviso momenti duri ma senza mai arrenderci.

Simone Catalini e il cane Sparta, Angelo Centi e Efrom, Luca Tursini, Carlo e Giovanni. Roberto Mattera, Fabio Mattera, Mario Balestrieri. Sono tantissimi i ringraziamenti da fare perché sono state tutte persone fantastiche che tutt’ora si preoccupano per la nostra situazione”. 

Redazione Web
L'autore
Redazione Web

Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

Podcast

Ascolta Il Dispari su Spotify: interviste, approfondimenti e storie dall'isola.

Ascolta ora →
Seguici
Leggi anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contenuti sponsorizzati