Dal box alla gara internazionale: Vincenzo Calise porta Ischia nel cuore del Crossfit
Vincenzo Calise racconta l’esperienza all’UBL Italian Championship di Napoli e rilancia il valore del Crossfit: «Una disciplina aperta a tutti, capace di unire allenamento, salute e spirito di comunità»
Vincenzo Calise, atleta e coach di Cross Training Ischia, torna dalla Mostra d’Oltremare di Napoli dopo la partecipazione all’UBL Italian Championship, competizione internazionale di Crossfit che ha richiamato atleti da tutto il mondo.







Per Calise, impegnato nella categoria master 35, non si tratta di un’esperienza nuova: alle spalle ha già partecipazioni europee e la convocazione nella nazionale italiana di Crossfit. Ma la gara di Napoli ha un significato particolare, perché è la gara “di casa”, quella che ogni anno entra nel calendario personale come obiettivo della fase di preparazione.
Vincenzo, partiamo dalla gara di Napoli. Prima ancora della competizione, c’è stato un percorso di qualificazione abbastanza complesso.
“Assolutamente sì. È una gara a cui tengo particolarmente, perché è la gara di Napoli, la gara di casa. Partecipo a questa competizione dalla primissima edizione e ci tengo tantissimo. Ogni anno la mia fase di off season parte sempre con l’obiettivo di riuscire a qualificarmi per questa gara. Poi c’è tutto il contorno, perché nel Crossfit non andiamo a fare partitelle di calcetto. Bisogna per forza costruire un calendario, anche perché un weekend di gara significa tre giorni di competizione, con tanti workout”.
Senza entrare troppo nella terminologia tecnica, come si sono sviluppate le tre giornate? Che tipo di esercizi avete affrontato?
“Nella giornata di venerdì abbiamo fatto un solo workout, che comprendeva esercizi con il bilanciere, esercizi alla sbarra di ginnastica ed esercizi agli anelli, sempre di ginnastica, mixati tra loro. È stata una bella mazzata. Il sabato, invece, abbiamo fatto tre workout, intervallati da appena un’ora, un’ora e mezza di pausa. In uno di questi abbiamo utilizzato una slitta, che oggi, anche con l’Hyrox, va abbastanza di moda. È stato molto duro per le gambe”.
La slitta, in poche parole, è un carico di pesi da spingere.
“Sì, usavamo 175 kg da spingere. Era abbastanza impegnativa, soprattutto perché prima bisognava andare su un ergometro, in questo caso la bicicletta, e le gambe erano già congestionate”.
In tutto questo non vi siete fatti mancare neanche la piscina.
“Subito dopo, infatti, siamo dovuti andare in piscina. È vero che il percorso era breve, appena 200 m, però per un crossfitter, che non è un nuotatore, fare 200 m di nuoto, uscire dall’acqua e poi affrontare tante ripetizioni con due manubri pesanti è abbastanza tosto”.
Quanti partecipanti c’erano nella tua categoria?
“Nella mia categoria eravamo 15, ma nei mesi precedenti c’era stata una selezione. In due settimane esce un workout a settimana e si fanno le qualifiche. Eravamo 66 iscritti e, su questi 66, solo 15 accedevano alla fase live. Nella fase live, poi, si decretava chi era primo, secondo e terzo. La classifica veniva stilata in base ai risultati dei sei workout”.
Al di là della posizione, che in questa occasione passa in secondo piano, quanto era grande la manifestazione nel suo complesso?
“È una gara importantissima. Non voglio dire solo a livello europeo, forse anche mondiale. C’erano atleti dal Venezuela, molti cinesi, atleti dal Nord Europa e un po’ da tutto il mondo. Credo che complessivamente siano stati oltre 1.500 atleti”.
Tre giorni alla Mostra d’Oltremare. Intanto il Crossfit, anche a Ischia, sta diventando una disciplina sempre più familiare. Possiamo definirla la palestra 2.0?
“Secondo me sì. Credo che sia la disciplina del futuro, perché comprende tante discipline: la pesistica olimpica, la ginnastica artistica, il condizionamento metabolico. Sono tre ambiti che vengono uniti insieme. In questo modo riesco ad allenare tutti e tre i sistemi energetici, prima di tutto per stare bene e in salute. Poi vengono le gare”.
Chi cerca Crossfit o Cross Training su internet trova spesso immagini di super atleti e può impressionarsi. Per chi inizia, però, è una disciplina aperta a tutti?
“Esattamente. È una disciplina altamente modulare. Io e te possiamo allenarci e fare lo stesso identico allenamento, ma in modalità diverse: io con un peso più alto, tu con un peso più basso; un movimento più complesso per me, un movimento più semplice per te. Non deve fare paura a nessuno. Questa disciplina non è pericolosa e non è rischiosa. Nei video che vediamo su Instagram ci sono supereroi con fisici statuari, che corrono e alzano pesi come se fossero caramelle. Però anche loro non sono partiti subito da lì. Si parte gradualmente, step by step, un passo alla volta: da un peso più basso, da un movimento più semplice. Poi piano piano il corpo migliora, sta più in salute e va sempre meglio”.
Dalle immagini può sembrare un’attività individuale, invece chi la pratica si trova inserito in una classe, in una squadra.
“In una squadra e soprattutto in una famiglia. Il bello è che mentre ti alleni ti confronti con il tuo compagno. Ti sfidi, per modo di dire, perché poi ti sproni sempre a fare meglio. La cosa bella è che si diventa un gruppo. C’è la classe delle 9.30, quella delle 19.00, quella delle 20.00: diventano tanti piccoli gruppi. Poi, alla fine, tutti insieme si cena, spesso al box si portano dolci per festeggiare un compleanno. Si diventa una sorta di seconda famiglia. Oltre all’allenamento, c’è anche l’aspetto della community vera e propria”.
