Accolti dal sorriso familiare e professionale del direttore Mario Borsò del Relais Corte degli Aragonesi in Piazzetta San Girolamo ad Ischia, con il presidente Luigi Lauro facciamo il punto sul presente, sul passato e soprattutto sul futuro del club gialloblù.
Sette mesi alla guida dell’Ischia Calcio, una salvezza conquistata in extremis all’ultima giornata con la doppietta di Belloni al Mazzella, e ora la testa già proiettata verso il primo campionato di Serie D da affrontare con una struttura societaria profondamente rinnovata. Luigi Lauro, presidente del club gialloblù, si siede e fa il punto della situazione senza schivare nessuno degli argomenti che hanno tenuto banco nelle ultime settimane: dall’accordo con l’amministrazione comunale per il futuro dello stadio Mazzella alla conferma dell’allenatore Enrico Platone sulla panchina, fino all’annuncio del nuovo direttore sportivo atteso per luglio e alla spinosa questione del settore giovanile. Un’intervista a tutto campo in cui il patron napoletano non si sottrae alle domande più delicate, ripercorre i mesi difficili della stagione appena conclusa e prova a disegnare i contorni del progetto che ha in mente per l’Ischia che verrà.
Presidente, la questione stadio ha tenuto banco per mesi. Sembra però che qualcosa si stia muovendo nella direzione giusta.
“Con il sindaco c’è stata una bellissima apertura, e questo mi fa piacere, perché anche le amministrazioni — non solo quella di Ischia, ma tante amministrazioni — stanno cominciando a capire che è importante riqualificare le realtà sportive. Un processo del genere, ovviamente, non lo può fare la pubblica amministrazione da sola, ma non lo devono fare nemmeno i club che si limitano a investire senza pensare al contesto più ampio. Noi vogliamo creare uno zoccolo duro anche per il sociale, perché è importante. Quando abbiamo chiesto la possibilità di gestire lo stadio, non abbiamo mai detto che togliamo la realtà sociale all’isola. Anzi, nello stadio si faranno tante altre attività. Ero al Mazzella nei giorni scorsi e ho visto una giornata bellissima, ragazzi e bambini ai Giochi della Gioventù che si divertivano. Io non ho mai detto di togliere quello, per me è una cosa importante, anche perché vivo per i bambini, facciamo tante iniziative per far crescere le persone. Lo sport è la salvezza dei bambini: ti crea la disciplina, ti insegna tante cose. Questo è quello che vogliamo costruire attraverso lo stadio”.
Dietro il progetto sportivo c’è però anche un progetto economico. Lei non l’ha mai nascosto.
“Lo dissi il primo giorno, alla conferenza stampa: si crea un progetto commerciale che automaticamente traina il progetto sportivo. Quando costruisci la parte tecnica, la parte commerciale va di pari passo. E la parte commerciale è tutto. Dal merchandising — il 9 giugno ci sarà la presentazione della nuova maglia, che sarà bellissima, sempre legata al territorio — fino a tutto ciò che ruota attorno al club. Questo è la realtà che andremo a costruire. Siamo molto entusiasti di portarla avanti, perché crediamo davvero in quello che stiamo facendo”.
Sul piano tecnico: chi allenerà l’Ischia nella prossima Serie D?
“Sarà confermato Vincenzo Platone. Ho scelto di puntare su di lui perché vedo in lui una persona prima ancora che un tecnico, qualcuno che può sposare in pieno il nostro progetto di crescita. È un allenatore che lavora, che ha concettualità e nozioni che mi piacciono tantissimo, che lavora molto con i giovani e che ha il coraggio di fare determinate scelte. Detto questo, è normale che non potevo pretendere che a quattro partite dalla fine della stagione potesse incidere in maniera decisiva sul piano tattico. Cosa può fare un allenatore in quel momento se non cercare di compattare l’ambiente e tirare fuori l’aspetto motivazionale? Eravamo entrati in un vortice difficile e lui ha lavorato esattamente su quello, più che sui concetti tecnici. Il calcio è bello perché è opinabile, e ognuno ha le sue opinioni, ma una cosa è certa: non esiste un allenatore che ti dà la certezza di vincere. Altrimenti lo farei firmare domani mattina senza pensarci”.
Lei ha anche annunciato l’arrivo di un direttore sportivo. Quando e chi?
“Il direttore sportivo lo annunceremo il 1° luglio. I nomi, lo sa già, non li faccio prima. Ma quello che posso dire è che l’Ischia oggi ha già una struttura organizzata: c’è un’area scout con un gruppo di lavoro che comprende l’allenatore, il suo vice e il futuro direttore sportivo. E c’è il presidente che legge tutto quello che passa, tutte le segnalazioni, tutti i profili che arrivano. C’è una progettualità vera, una squadra che valuta e decide in modo collegiale. Non sceglieremo i giocatori a caso, non li sceglieremo per il nome o per la notorietà: verranno scelti in base a una progettualità tecnica e a un equilibrio che chiede l’allenatore. L’obiettivo resta salvaguardare la categoria”.
Non sappiamo ancora in quale girone sarà inserita l’Ischia, se il G o l’H. Il girone H è storicamente più competitivo. Questo potrebbe cambiare i piani di mercato?
“La squadra verrà fatta a prescindere dal girone. Abbiamo già delle idee precise sui giocatori e stiamo lavorando per portarle in porto. Posso però dire una cosa sul campionato di Serie D in generale, perché l’ho studiato: il problema di questo torneo è che una squadra vince e tutte le altre perdono, nel senso che se sbagli quattro o cinque partite a metà novembre sei già praticamente fuori dalla lotta per il titolo. E questo non è giusto, perché alla fine finisce per influire anche sulla lotta salvezza: alcune squadre si ridimensionano, mollano la presa, e il campionato perde di valore. Ci sono squadre che partono forte, si staccano di dieci o dodici punti e poi diventa impossibile riprenderle. Sono contento che l’avvocato Barbiero stia lavorando per dare più peso e più significato ai play-off, ci auguriamo che in futuro le cose possano davvero cambiare”.
La rosa sarà rivoluzionata rispetto a quella che ha concluso la stagione?
“Sarà rivoluzionata, sì. Stiamo ridimensionando con nuove scelte, ma queste verranno integrate in un gruppo base che avevamo già individuato come punto di partenza, visto che alcuni giocatori ci sembravano validi per restare anche nel prossimo campionato. Non è una demolizione totale, ma una profonda trasformazione con una logica precisa dietro”.
C’è chi sostiene che il settore giovanile potrebbe essere spostato a Napoli. Come stanno davvero le cose?
“Non so da dove venga questa storia, ma è il momento di chiarirla definitivamente. Ho trovato un settore giovanile che, diciamolo chiaramente, non era organizzato secondo la nostra visione. La prima cosa che pensiamo è che il settore giovanile deve derivare dalla prima squadra: quest’anno l’allenatore lavorerà in stretta sinergia con gli allenatori del vivaio, perché il settore giovanile è la fucina della prima squadra, non un organo separato che fa quello che vuole. Purtroppo avevo preso un impegno col precedente presidente di mantenere le cose così per un anno. Quell’anno è finito e ora riorganizzeremo tutto. Ma il settore giovanile resta a Ischia. Creeremo delle Academy sulla terraferma, cercheremo sinergie con scuole calcio per portare ragazzi validi sull’isola, questo è normale. Ma la Juniores e le altre Under rimarranno qui. Daremo un organigramma preciso, le figure giuste, e una volta a settimana gli allenatori del settore giovanile si confronteranno con l’allenatore della prima squadra, perché tutto deve partire da lì. Vogliamo che i ragazzi crescano con un’idea di gioco, un’idea di calcio e delle regole chiare”.
Quanto conta l’identità ischitana nella scelta dei giocatori? Durante questa stagione qualcuno ha avuto l’impressione che quel legame si sia un po’ allentato.
“Con i senatori avevo un buonissimo rapporto, sempre di rispetto reciproco. Ma parto da un presupposto di fondo: ogni calciatore che entra in questo club deve avere la mentalità del professionista. Non è una parola vuota: avere la mentalità professionale significa portare un giocatore a dare il massimo di sé stesso perché il calcio è il suo lavoro. Se un ischitano ha le qualità giuste, il club lo prenderà sicuramente in considerazione, non c’è dubbio. Ma il criterio principale non può essere la provenienza geografica, deve essere il valore e la dedizione. Ogni calciatore deve rispettare il club che lo accoglie e dare tutto per quella maglia. Questo è il concetto che deve passare, chiaramente”.
Com’è il rapporto con la tifoseria? La curva di Ischia è composita, ha più anime.
“Credo di avere un buonissimo rapporto con la tifoseria, anzi ne sono convinto. Loro sono parte integrante del progetto Ischia, non una comparsa. Vedere l’ultima giornata di campionato, lo stadio pieno con quella meravigliosa coreografia, è stato per me un motivo di orgoglio autentico: mi hanno chiamato in tantissimi a dirmi che era una cosa bellissima, e io mi sono inorgoglito davvero. Il tifoso vero è quello che nel bene e nel male c’è sempre, e noi speriamo di dargli sempre il bene, anche se il calcio, si sa, non è una scienza esatta. Loro sugli spalti e i ragazzi in campo: insieme possiamo fare qualcosa di importante. Sono aperto a tante idee e confronti, vedremo col corso del tempo cosa si potrà costruire”.
Nella prossima Serie D ci sarà anche il Real Forio. Il primo derby isolano nella stessa categoria è una realtà.
“È una cosa importante, e di questo sono convinto. Abbiamo fatto i complimenti al Forio per la promozione, se la sono meritata. Non ho ancora avuto il piacere di conoscere il presidente, ma sicuramente avremo modo di farlo presto. Quello che mi preme dire è che la sana competizione deve restare tale, sia a livello di club che di tifoserie. Un derby è un’opportunità per tutta l’isola, non un problema. Io l’ho sempre vissuta così: sportività, lealtà, rispetto. Il calcio non deve portare odio, deve essere qualcosa di bello, qualcosa che porta le famiglie allo stadio e le fa divertire insieme. Ho vissuto in stadi dove i tifosi di squadre diverse erano seduti vicini e guardavano la partita insieme, e quello per me è l’anima vera dello sport: la competizione, sì, ma dentro un contesto di amicizia. Andare a vedere una partita, vincere o perdere, e tornare a casa con una bella giornata di sport alle spalle. Questo è il calcio che voglio”.
Sette mesi da presidente dell’Ischia Calcio. Che bilancio traccia?
“Sette mesi sono pochissimi per fare un bilancio serio, bisogna essere onesti. In questi mesi io e il mio gruppo di lavoro abbiamo fatto tanto: abbiamo sistemato le situazioni fiscali, abbiamo lavorato per avviare la questione stadio, abbiamo operato sul mercato e alla fine abbiamo salvato la categoria in una situazione che a un certo punto era diventata critica. Eravamo partiti bene, stavamo in classifica in una posizione tranquilla, poi le cose si sono complicate. E devo dirlo: arrivare a 43 punti e rischiare la retrocessione è una cosa assurda, soprattutto se si considera che in altri gironi ci si è salvati con 40-41 punti. È la dimostrazione plastica di quello che dicevo prima sul valore del campionato. Ma al di là di questo, tracciare oggi un bilancio definitivo, positivo o negativo, sarebbe prematuro. Quello che posso dire è che stiamo lavorando sulla strada giusta per far crescere questa realtà. Vogliamo essere un club stabile, serio e duraturo nel tempo. In un momento in cui nel calcio succede di tutto, questa è la cosa che più mi sta a cuore”.
Si sente già un po’ ischitano?
“Ma io vengo a Ischia da quando avevo quattro anni. Chi abitava a Napoli è sempre venuto qui, anche a Pasquetta. È sempre stata una realtà che chi viene dalla terraferma napoletana ha vissuto fin da bambino. Per me Ischia non è mai stata una scoperta, è sempre stata parte della mia vita”.
