Da tanto pensavo di ricordare questa coppia, e sono contenta di esserci riuscita. Dire Severo Scoti significa per me tanti ricordi legati al mio essere alunna dell’Istituto tecnico per ragionieri e geometri, in cui lui era il preside e che a quel tempo non si chiamava ancora Istituto Enrico Mattei.
Di conseguenza i ricordi mi portano a mio padre, che fu professore di inglese proprio lì e per molti anni vicepreside. Mai un nome fu più appropriato per un bambino, poi futuro uomo e professore. In classe era severo e non faceva sconti a nessuno, ma come preside era molto umano, anche se manteneva quel modo di fare di persona sempre presente e attenta a tutto intorno a sé.
Severo Scoti nacque a Ischia Ponte il 23 novembre 1915, in una famiglia con sei figli maschi e una femmina.
Mostrò fin da piccolo voglia di studiare e nel 1939 si laureò in Filosofia all’Università di Napoli, abilitandosi poi per l’insegnamento della lingua italiana. Erano tempi in cui si cominciava subito a insegnare e così lui girò per varie scuole. Insegnò a Napoli all’Istituto Professionale Casanova e al Liceo Umberto.
Tornò poi, dal 1944 al 1949, a Ischia per insegnare al Liceo classico, e poi a Procida, all’Istituto Caracciolo, dove fu anche preside. Finalmente poi ritornò a Ischia e nel 1957 insegnò a una sezione distaccata di Ragioneria dell’Istituto Mario Pagano di Napoli, che poi da Ischia fu spostata a Casamicciola, dove si aggiunse anche il ramo per geometri e dove Severo fu incaricato preside.
Come professore gli capitò di avere in classe dei suoi fratelli e li trattò con la stessa severità degli altri, fino a giungere a rimandarne uno di loro. Severo Scoti credo che abbia inventato il metodo di interrogare tirando dei bigliettini con numeri che corrispondevano a quelli degli alunni nel registro. Succedeva così che alcuni potevano essere interrogati spessissimo e altri meno.
Si interessava sempre del rendimento degli alunni, collaborando con i professori, e se qualche alunno aveva insufficienze gravi avvisava subito i genitori. Allo stesso tempo, con i professori di materie tecniche, in particolare con Fascione, abituò gli alunni, grazie anche a dei laboratori, a fare pratica per poi inserirsi prima nei loro settori lavorativi. Fu anche un precursore della collaborazione con una rappresentante dei genitori.
Severo conobbe sua moglie, Bianca Cibelli, nata a Napoli il 27 dicembre 1915, perché il suo papà ebbe l’incarico di direttore dell’Ufficio postale di Ischia Ponte, incarico che al suo pensionamento passò poi a sua figlia Bianca.
La famiglia Cibelli, arrivata a Ischia, prese in affitto una casa di proprietà della famiglia di Severo. Come a dire che era quasi naturale che loro due si incontrassero e si innamorassero. Si sposarono nel 1944 e abitarono sempre nella zona di Ischia Ponte, dove sono cresciuti i loro due figli, Giuseppe ed Enrico. Quando il papà di Bianca andò in pensione fu la figlia a prendere il suo posto. Bianca morì a Ischia il 18 agosto 2011 dopo una vita dedicata a famiglia, figli e lavoro.
Severo fu appassionato anche di politica, diventando segretario della sezione della Democrazia Cristiana, che lui stesso, insieme ad altri, aveva contribuito a fondare. Severo Scoti è stato un uomo tutto di un pezzo, come si diceva e si dice di chi privilegia l’onestà come valore di vita. Volle vivere, ma non farsi vedere vivere, come succede sempre più spesso oggi, e posso scrivere che in fondo ha fatto quello che aveva scelto di fare e lo ha fatto bene. Severo Scoti ci lasciò per sempre il 10 giugno 1972.
Ringrazio Enrico Scoti per aver collaborato con me.







