E questo giovane uomo lo conobbi da ragazzo e mi colpì di lui la grande passione per il voler creare, per il sapere soprattutto di lavoro e passioni, come quella di fare l’ebanista. Tante cose avrebbe voluto fare Benedetto, proprio tante, e questo lo rendeva sereno e sicuro di poter lavorare tenendo in testa tutte le sue passioni.
Benedetto nacque il 10 luglio del 1963 da Gina Farese e da Giovan Giuseppe Cuomo, che oltre a lui ebbero due figlie, Lucia e Mariaconcetta. Giovan Giuseppe era nipote del parroco di San Domenico, Don Peppe Cuomo, e di altri preti che insegnarono al seminario. I nonni paterni erano Benedetto Cuomo, che fu corriere e si batté insieme ad altri per la libera navigazione nel golfo di Napoli, e Lucia Mazzella, della razza “A Suglia”.
Ma Benedetto crebbe a Ischia Ponte praticando di più la nonna materna Lucia Mascolo, il cui cognome porta subito a un nostro grande artista nel campo di sculture e serigrafie, Aniellantonio Mascolo, che aveva lo studio proprio di fronte alla Chiesa Cattedrale di Ischia Ponte e dove fece amicizia con i suoi amici fraterni, Anselmo Lanfreschi e Lello Tuccillo.
Benedetto passava tanto del suo tempo di bambino e poi di ragazzo con Aniellantonio e imparò le tecniche da lui usate. Ma, come ho scritto all’inizio, Benedetto era un vulcano di idee e di cose che gli piaceva fare, come studiare a fondo il diritto, e fu grande amico dell’avvocato di Barano Giovanni Di Meglio, che ammirava per il suo essere un uomo colto e di grande intelligenza.
Un’altra passione era il funzionamento delle armi e per questo frequentava il poligono di tiro a Napoli. Benedetto, dopo la terza media, si iscrisse e si diplomò al Nautico di Procida, ma come faceva fin da quando aveva 12 anni restò a lavorare con il padre, prima per la distribuzione di gasolio e poi, dagli anni Ottanta, anche di benzina. Incredibile quello che ha fatto vivendo solo 56 anni. Benedetto trovava sempre il tempo per i suoi affetti familiari ai quali era molto legato, dai genitori alle sorelle, alla moglie e ai figli.
Era colto, di una cultura che spaziava in vari campi, privilegiando sempre il diritto. Fu proprio andando a scuola a Procida che Benedetto conobbe Angela Maria Di Costanzo, una bella ragazza dal viso dolce e delicato che frequentava il magistrale. Era il 1979 e nacque tra loro un amore che li ha legati per molti anni, perché si sposarono il 4 ottobre 1987 nella Cattedrale di Ischia Ponte e fu loro testimone di nozze proprio l’avvocato Giovanni Di Meglio di Barano.
Dopo il matrimonio andarono ad abitare a via Leonardo Mazzella e nacquero tre figli: Giovan Giuseppe, che continua il lavoro avviato dal nonno e dal padre; Marisa, che si è laureata in legge avvertendo la passione di suo padre con 110/110 e lode; e Raffaella, che sta frequentando la facoltà di Medicina a Napoli. Un amore che era amore, e che si interruppe nel 2019 con la morte di Benedetto a soli 56 anni e che Angela Maria continua a provare seguendo i loro tre figli, cresciuti con tanto amore.
Benedetto, ovunque andasse, sia per lavoro e non, aveva sempre con sé un libro di diritto che lasciava nel camion e che diceva di questa sua voglia di approfondire la materia che amava di più. Io, scrivendo, mi rendo conto che Benedetto non ha conosciuto noia o riposo, che non faceva solo una cosa ma ne amava fare tante e mi chiedo come facesse a conciliare tutto, eppure ci riusciva sempre. Oggi ci sono due nipoti con il nome di Benedetto e Angela, figli di Giovan Giuseppe, che fanno rivivere in parte la storia di un uomo straordinario, che morì troppo presto lasciando un ricordo incancellabile, come tutti quelli che vivono privilegiando i valori di onestà, lavoro e amore.
Ringrazio la dolce maestra Angela Maria Di Costanzo per aver collaborato con me.







