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4ward
22 giugno 2026 · 3 min

Attenti a quei due: stanno realmente ammazzando l’Ischia! | #4wd

La vicenda Ischia Calcio vs. Comune di Ischia sa ormai di grottesco e, di certo, non per colpa del presidente Luigi Lauro e della società che rappresenta. Non conoscendolo, non posso esprimermi né a suo favore e né contro, come invece hanno fatto altri “opinionisti” ischitani vicini al “palazzo” per grazia ricevuta.

Ma conosco perfettamente Enzo Ferrandino, Gianluca Trani e la loro cultura amministrativa del tutto fuori dal tempo e dalla logica. E al di là degli aspetti squisitamente giuridici che, come annunciato da Lauro, saranno oggetto di eventuali rivendicazioni nelle sedi opportune (pubblicare sui social una PEC rivolta a un privato rappresenta una violazione bella e buona della privacy a prescindere dal dolo nei contenuti), quello a cui non mi sottrarrò di certo è l’analisi dei fatti e di ciò a cui, per colpa del sindaco d’Ischia, del suo successore in pectore e della schiera di dirigenti e funzionari compiacenti che li circondano, ancora una volta il calcio ischitano sta per andare incontro.

Sintetizzare le conclusioni di Lauro dopo il niet del sindaco Ferrandino alla concessione pluriennale dello stadio Mazzella è estremamente semplice. Della serie: “Volevi ammazzare nuovamente il calcio a Ischia nonostante un progetto di tutto rispetto? Negandomi la concessione dello stadio ci stai riuscendo in pieno! Portami -direttamente o indirettamente- i 450.000 euro che ho speso finora e l’Ischia Calcio è tua. Diversamente, trovo io a chi venderla, da dovunque provenga!”.

In questo modo, Enzo Ferrandino e Gianluca Trani hanno letteralmente sbattuto la porta in faccia a quello che, con tutta probabilità, rappresentava l’ultimo imprenditore sportivo moderno disposto a investire in modo serio nel pallone, a Ischia e nell’Ischia. Le ragioni, naturalmente, dovreste chiederle a loro, insieme al perché abbiano deciso di trattare Lauro allo stesso modo in cui, per colpa di un suo amico commerciante, nel 2014 Giosi Ferrandino trattò Lello Carlino fresco fresco di promozione in C.

Bene ha scritto ieri su Facebook il mio giovane amico Stefano Di Meglio: “Non comprendo lo stupore di molti riguardo alla decisione dell’Amministrazione Comunale sulla questione dello Stadio Enzo Mazzella. La stessa amministrazione è promotrice della desertificazione economica e sociale del territorio: dalle zone del silenzio, che hanno devastato la Riva Destra, fino a Via Roma, dove si fa prima a contare le attività commerciali ancora aperte che i locali sfitti.

Un socialismo per pochi: o con loro o contro di loro. Non importano lo sviluppo dell’indotto, l’iniziativa imprenditoriale e i posti di lavoro del settore privato. L’unica preoccupazione sembra essere quella di mantenere lo status quo, creando voragini nei bilanci pubblici per alimentare logiche clientelari e sostenere i fedelissimi. Nel frattempo i giovani scappano. E non scappano dall’isola: scappano da voi che, nonostante il 93,71% del 2022, oggi come ieri, non ci rappresentate neanche per un decimo.”

Eppure la politica distruttiva di Ferrandino, Trani e compagni sembra non conoscere soluzione di continuità, così come per le “Terme di Ischia”, neanche rispetto all’opportunità di ritrovarsi a costo zero una struttura sportiva rimodernata, attiva e al centro di un progetto di sviluppo organico alla tradizione centenaria dell’Ischia Isolaverde.

Rinunciando, tutto lascerebbe presupporre che essi abbiano pronto il classico piano B… Invece, come sempre accade, la toppa sarà peggiore del buco. E al danno (la cacciata di Lauro e soci per favorire chissà quale associazione sportiva vicina al “bottone” e improvvisamente interessata al Mazzella) seguirà la beffa ai tifosi e al Paese: l’ennesima emigrazione dell’Ischia Calcio in chissà quali lidi della terraferma e il ritorno alle collette (non azionariato popolare, per carità) per ripartire dalla prima categoria o giù di lì.
Signore, liberaci una buona volta -amministrativamente, s’intende- da questi esseri sempre più pericolosi!

Davide Conte
L'autore
Davide Conte

DAVIDE CONTE Classe '66, marito di Catrin, papà di Alessandro e Simone, padroncino di Oliver, Moka, Pepe e Trump. Laureato in scienze della comunicazione, imprenditore pubblicitario e immobiliare, giornalista dal 1997, comunicatore da sempre con la politica nel sangue e l'assertività ad ogni costo. Non fa nulla con la sinistra, neppure guidare. Si definisce "nato pubblico e mai sottrattosi a tale natura. Perché non è facile eludere le predestinazioni".

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