Vertice in Prefettura con i primi cittadini di Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno e Forio per affrontare l’incremento turistico e le criticità legate alla sicurezza
L’estate ischitana entra nella sua fase più delicata e, questa volta, l’intervento delle istituzioni è ufficiale. La Prefettura di Napoli ha convocato per questa mattina, alle ore 10, i sindaci di Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio per partecipare al Comitato provinciale per l’Ordine pubblico e la Sicurezza.
L’incontro, presieduto dal prefetto Michele di Bari e con la partecipazione della Questura di Napoli, è dedicato all’analisi dell’incremento turistico e delle problematiche legate alla sicurezza e all’ordine pubblico nella corrente stagione estiva. Al tavolo saranno valutati interventi mirati per fronteggiare criticità che si concentrano soprattutto nelle settimane di Ferragosto, con l’obiettivo di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine e definire misure straordinarie per le aree più sensibili.
Dalla Chiaia di Forio al rione Ortola di Lacco Ameno, dalla zona di San Pietro fino alla Mandra a Ischia, passando per Monterone e altri punti caldi, la mappatura in discussione dovrà individuare con precisione dove concentrare pattugliamenti e controlli. La regia, affidata alla Prefettura e alla Questura, punta a un’azione coordinata che metta insieme forze di polizia, municipali e Guardia Costiera per garantire un agosto meno turbolento, prevenendo episodi che negli ultimi anni si sono ripetuti con preoccupante regolarità.
Il concetto stesso di “zona rossa” — destinato a entrare nelle valutazioni anche per Ischia — ha una cornice operativa ben precisa, chiarita dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in un’intervista a Carlo Bertini, pubblicata sul Messaggero Veneto nel giugno 2025. Per il ministro, queste aree servono a rafforzare in modo capillare il controllo del territorio, con una presenza costante e incisiva delle forze dell’ordine.
Nel dibattito anche l’applicazione del modello Piantedosi sulle “zone rosse”, controlli rafforzati su ZTL e spiagge libere, e un’azione coordinata per arginare fenomeni che minacciano convivenza civile e attrattività dell’isola
Non si tratta, secondo Piantedosi, di un presidio statico e fine a sé stesso, ma di uno strumento che produce effetti concreti: dalla direttiva emanata a dicembre sono segnalati 600 mila controlli di identità, 5 mila allontanamenti, oltre a numerosi arresti e rimpatri. Numeri che, a suo dire, dimostrano l’efficacia del metodo e l’apprezzamento diffuso da parte della cittadinanza.
Il ministro sottolinea che le zone rosse non sono risposte isolate, ma parte di una strategia integrata che abbina il rafforzamento della sicurezza a interventi sociali, educativi e infrastrutturali. Richiama in tal senso il “modello Caivano”, in cui il potenziamento dei controlli è accompagnato da risorse per il recupero urbanistico e sociale, con l’obiettivo di prevenire il degrado che alimenta fenomeni criminali.
Piantedosi respinge le critiche secondo cui queste aree finirebbero per “stigmatizzare” i quartieri, sostenendo invece che la presenza dello Stato ne accresce attrattività e vivibilità, e che la ghettizzazione nasce semmai dall’assenza delle istituzioni.
Operativamente, le zone rosse sono strumenti flessibili, attivi solo finché necessario, su decisione delle autorità provinciali e in risposta a criticità reali. L’intento dichiarato è quello di trasformare i contesti più problematici in luoghi sicuri e fruibili, senza penalizzarne l’economia né la vita sociale.
Parallelamente alle misure di prevenzione, restano al centro i controlli sul rispetto delle ordinanze comunali. Le polizie municipali sono impegnate a contrastare la violazione sistematica delle ZTL da parte di biciclette elettriche e monopattini, utilizzati a tutte le ore del giorno in spregio ai divieti. Un fenomeno che, oltre a compromettere la sicurezza dei pedoni, alimenta il senso di impunità in alcune aree del centro.







