sabato, Maggio 15, 2021

ZAVORRA INVITALIA. Affare d’oro del terremoto di Ischia e il “super commissario” d’Italia: Domenico Arcuri. Oltre 2 milioni di € per fare nulla

In primo piano

Ida Trofa | Questo terremoto di Ischia è solo un bordello! L’ennesimo affare mangiasoldi. In questi giorni è stato pubblicato sul sito del Commissario per la Ricostruzione l’accordo quadro stilato nel gennaio 2019 tra Commissario Straordinario e Invitalia per la ricostruzione post sisma.
L’ultimo arrivo nella multiforme “galassia” delle attività di Invitalia è Ischia. Un documento di 36 pagine di cui le prime 13 riguardano la convenzione internazionale, 13 articoli sottoscritta a 4 mani da Carlo Schilardi e Domenico Arcuri. L’altro commissario per l’emergenza Sanitaria che, neanche a dirlo, con il concittadino onorario di Casamicciola Terme, Angelo Borrelli, divide la poltrona ai vertici della Pandemia COVID-19.

Invitalia, un carrozzone mangia soldi a traino della tesoreria dello Stato che, ufficialmente, avrebbe dovuto collaborare alla ripresa e economica dell’isola di Ischia dopo il sisma del 21 agosto 2017 attraverso un supporto tecnico-specialistico nell’attuazione degli interventi per la riparazione, ricostruzione e assistenza alla popolazione nei territori dei Comuni di Casamicciola Terme, di Forio e di Lacco Ameno. E’ questo l’obiettivo dichiarato della Convenzione stipulata tra il Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dell’isola d’Ischia e Invitalia, l’Agenzia per lo sviluppo del Paese.
Invitalia, già da due anni e fino al 2021, dovrebbe affiancare il Commissario coordinando tutti i processi della ricostruzione e favorendo le condizioni per mettere in atto tutte le azioni necessarie a garantire una ricostruzione unitaria e omogenea, anche attraverso specifici piani di delocalizzazione e trasformazione urbana per ridurre al minimo le situazioni di rischio sismico e idrogeologico e per salvaguardare il paesaggio. L’obiettivo doveva essere quello di garantire l’efficacia dell’azione commissariale per un corretto avvio del processo di ricostruzione in ambito pubblico e privato.

Per assicurare la piena efficacia e operatività degli interventi, le attività di supporto alla struttura del Commissario saranno realizzate da Invitalia coinvolgendo tutti gli attori del processo di ricostruzione: dal Dipartimento della Protezione Civile, ai Comuni colpiti, alla Regione Campania. Nei fatti nulla di tutto questo è stato fatto, anzi.

Eppure, sulla base delle attività previste e del fabbisogno di supporto tecnico – specialistico descritti nell’allegato Piano operativo di dettaglio, l’importo oggetto della convenzione è quantificato in € 2.104.204,43 IVA esclusa.
La parte più sostanziosa degli accordi riguarda il Piano Operativo di dettaglio per attività di assistenza e supporto al Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’Isola d’Ischia colpiti dall’evento sismico del 21 agosto 2017.
Se non ci fosse da piangere davvero ci verrebbe da ridere per le porcherie che ancora si mettono in campo.
Più di 2 milioni di euro che andiamo a togliere dai fondi della ricostruzione per favorire il solito amministratore delegato Domenico Arcuri che, con la predetta agenzia nazionale di attrazione, doveva fare tutto con il commissario Carlo Schilardi e di fatto non fa niente se non incassare il bonus ricostruzione di Ischia. È accaduto nel centro Italia, a La Aquila, in Emilia Romagna e accade anche ad Ischia. La gran parte di questi soldi, infatti, sono spesi in viaggi di missione, perizie e consulenze varie.

Il terremoto paga invitala per fare niente
Ma leggiamo insieme l’elenco delle cose pagate dal sisma di Ischia..
Ricognizione del danno e determinazione del fabbisogno: € 412.549,56
Assistenza tecnica per le Ordinanze Commissariali: € 137.516,52
Supporto al procedimento di concessione e monitoraggio: € 825.099,12
Per un totale detto “A“ di € 1.375.165,20.
A seguire ci sono le altre voci di costo. Ovvero:
Spese missione e trasferte: € 90.000,00
Beni e Servizi: € 30.000,00
Servizi di consulenza specialistica: € 188.198,34
Per un totale detto “B“ di € 308.198,34.
Il totale A+B è di 1.683.363,54 € con Le spese generali (25%) pari a € 420.840,89
Con un totale complessivo di 2.104.204,43 € e l’ IVA al 22% per € 462.924,97

Ed ecco qui la stratosferica cifra di 2.567.129,40 € che paghiamo ad INVITALIA del mirabolante commissario Arcuri per non fare praticamente nulla.
La convenzione avrà durata fino al 31 dicembre 2021 e avrà effetti tra le parti solo dopo la registrazione da parte degli organi di controllo. Quindi sta per scadere e di pratico e utile per la comunità non abbiamo visto nulla se non la nomina di un enorme stuolo di tecnici, task force e tavoli di concertazione.
Arcuri per Ischia con Schilardi ha invidiato quale referente responsabile di Invitalia, Matteo Campana.
Aggiungiamo così alla lista dei fallimenti di Arcuri anche il terremoto di Ischia. Ha fallito con il terremoto del Centro Italia. Ha fallito sui banchi a rotelle, ha fallito sulle terapie intensive con la distribuzione del vaccino gli hanno affidato anche il terremoto di Ischia! Non c’è mai limite al peggio.

La vicenda della convenzione del Commissario Schilardi con il “Commissario“ Arcuri ed INVITALIA non è solo Personale, i Fondi Pubblici dello Stato vanno usati per la Collettività e dare ricchezza al Paese con attività che aiutino a portarlo fuori dalla “Crisi”. Invece sembra quasi che si tratti dell’ennesimo accordo per fare proseliti per conferire incarichi e prebende e costituire l’ennesima task force con voti di scambio e posti di lavoro. Tutto mentre la comunità terremotata lentamente muore.

Invitalia, voragine da milioni di euro. Così le holding di Stato mangiano soldi
I veri sprechi del Ministero dell’Economia e Finanze si nascondono anche nella sua controllata Invitalia, società pubblica che galleggia da tempo all’ombra del ministero portandosi dietro un carrozzone di 14 partecipate con 669 dipendenti che costano più 46 milioni di euro (i dipendenti sono il 57%, 25% quadri, 9,3% dirigenti e 6,7 atipici), perdite per quattro milioni, debiti per 45 milioni e passività patrimoniali per 1,1 miliardi. Il fortunato amministratore delegato, di nomina governativa, si porta a casa da solo quasi un milione di euro.

L’agenzia che fa capo al Ministero come unico azionista, chiamata a promuovere lo sviluppo produttivo e imprenditoriale fungendo da catalizzatore delle risorse pubbliche e private. La Corte dei Conti ha già messo sotto la lente la situazione sua e delle controllate. Bata cominciare dagli emolumenti di chi guida la società pubblica. Tra cariche di rappresentanza e direttive, cda e collegio sindacale il costo di chi amministra Invitalia è superiore ad 1,3 milioni di euro l’anno. L’amministratore delegato Domenico Arcuri, uomo della finanza cresciuto all’Iri e poi attraverso joint venture e società di consulenza (Diloitte).

Al secondo mandato, il suo compenso è passato da 601mila euro a 806 mila euro nel giro di tre anni grazie al cumulo di tre compensi che comprende 357mila euro come dipendente dell’ente stesso, 192mila euro come amministratore e 252mila euro come premio di risultato legato al raggiungimento degli obiettivi che lo stesso Cda ha definito e il comitato remunerazioni ha ratificato. Peccato che lo stato patrimoniale ed economico della società non abbiano avuto lo stesso andamento positivo. Su questo la Corte dei Conti ha già fornito un’analisi impietosa rilevando che “ chiudono in perdita quasi tutte le controllate“ e troppo spesso veicoli di affari spericolati come “Italia Turismo” che ha rilevato complessi e villaggi sull’orlo del fallimento per poi darli in affitto a operatori privati ed ottenendo realtà dove le perdite sono pubbliche e i ricavi sono privati. Invitalia dovrebbe sostenere poi lo sviluppo di impresa e il sostegno alle aree di crisi. Una pioggia di milioni che non sempre porta i frutti sperati. Speciale riflessione meritano – dicono i giudici – i criteri sulla base dei quali vengono realizzate le iniziative ed accolte le domande, anche con riferimento alle priorità riferite alle aree del Mezzogiorno”.


L’altro mestiere del “commissario” Arcuri: fare disastri nel nome della nazione

Non c’è solo il COVID ad accendere i riflettori sul “commissario“ Arcuri. Anche solo dando un’occhiata al sito dell’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, guidata da 13 anni da Domenico Arcuri, azionista unico il tesoro, l’impressione è che l’espansione dello strumento nato nel 1999 come Sviluppo Italia, sotto il governo D’Alema, non conosca limiti.
Cominciamo con i numeri esposti sul sito: 7,5 miliardi attivati per 8.258 nuove imprese create, 1.024 start up innovative e 167 grandi investimenti. Molto di nuovo per arricchire la platea di interessi di Arcuri è stato fatto nell’ ultimo anno, il che ricollega l’ espansione dell’Agenzia all’azione del governo giallo-rosso e in particolare alla volontà del premier Giuseppe Conte che ha voluto riconfermare Arcuri amministratore delegato. Raddoppiandogli pure le competenze, nominandolo Commissario per l’ emergenza Covid.
E che non si tratti di due percorsi separati lo dimostra il fatto che alcuni dei compiti assegnati al Commissario sono stati eseguiti da Invitalia, come l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione, la piattaforma per i fornitori, la gestione degli incentivi per la messa in sicurezza delle imprese e ora la gara per i banchi nelle scuole.
E’stato cosi anche per i terremoti italiani. Lo scempio del sisma di Ischia prosegue!
Basta scorrere un po’ il web per apprendere che quella di “stazione appaltante“ è solo una delle tante vocazioni di Invitalia, peraltro recente, delle quali qui tentiamo una mappatura.

Sviluppo Italia nacque dalla sintesi di alcuni strumenti dell’interventismo statale (Spi, Itainvest, IG, Insud, Ribs, Eni-Sud Finagra), una mission che con il governo giallo-rosso e il Covid ha ripreso slancio, se è vero che ormai è un percorso irreversibile quello che porterà Invitalia a diventare azionista dell’ ex Ilva con una dotazione pubblica di 470 milioni.

E se la più volte ventilata ipotesi di un ingresso in Alitalia pare tramontata, di un possibile ruolo di Invitalia si è sentito parlare anche nella partita di Autostrade. Insomma, è come se questo strumento avesse potenzialmente la flessibilità di adattarsi alle molteplici necessità d’ intervento dello Stato, laddove la rigidità dello Statuto impedisce a Cassa depositi e prestiti di fare altrettanto. Risale al 2007 la riorganizzazione di Sviluppo Italia in Agenzia con l’ obiettivo della ripresa della competitività del sistema-Paese, e particolarmente del Mezzogiorno, che si ritrova nella strumentazione messa a punto negli anni e ancora in atto: Resto al Sud per i giovani (456 milioni concessi), Sistema Italia Start up, SmartStart Italia (362 milioni di investimenti attivati), Nuove imprese a Tasso zero (100 milioni concessi) per la nuova imprenditoria, oltre a iniziative per il selfemployment per 141 milioni di investimenti previsti. Scrive la Corte dei Conti nell’ ultima relazione su Invitalia, che la riorganizzazione del 2017 amplia «la missione di accelerare le politiche di investimento sulle aree più deboli, sui settori economici più strategici, dando attuazione ad azioni di affiancamento delle amministrazioni» impegnate in programmi finanziati a livello comunitario. Ma da Invitalia passano anche molti incentivi, alcuni destinati alla riconversione energetica: dalla gestione del Fondo nazionale per l’ efficienza energetica a quella degli incentivi come l’ Ecobonus per i veicoli a basse emissioni. Così come le spetta il finanziamento e la valorizzazione dei brevetti, la ricostruzione economica di zone colpite da calamità naturali (terremoto de L’ Aquila), il sostegno a iniziative di carattere sociale (Italia economia e sociale) e culturale (Cultura Crea). Il Piano industriale 2014-2020 aveva previsto il disimpegno progressivo dell’ Agenzia da alcune partecipazioni: la cessione di Italia Turismo SpA (non ancora effettuata), la chiusura del Fondo Nord Ovest, la riorganizzazione del perimetro di Invitalia Partecipazioni (in corso), l’ acquisizione della Banca del Mezzogiorno da Poste Italiane (ora impegnata nel salvataggio della Popolare di Bari) che i grillini vorrebbero convertire in una Banca del Sud. Fra le partecipazioni permane anche quella in Infratel per l’ attuazione dei Piani di banda larga e ultralarga. Ma l’ attività più nota di Invitalia resta quella del recupero di aziende e aree industriali in crisi attraverso i 167 contratti di sviluppo e i 300 interventi ex legge 181/89, o i più recenti quattro contratti istituzionali di sviluppo, voluti da Conte per il Molise, Foggia, Taranto e Matera. «Sono in arrivo quelli della Basilicata e di Cagliari» anticipa Arcuri. Il sito dell’ Agenzia elenca innumerevoli casi di intervento i cui nomi ci sono diventati familiari (dalla Blutec all’ ex Alcoa, dall’ ex Embraco alla Whirlpool) ma il cui esito resta incerto. I piani di rilancio si susseguono da anni, regolarmente finanziati, ma gli investitori sono lenti o lasciano. La gestione di Invitalia molto spesso non risolve ma garantisce al governo di procrastinare chiusure difficili da gestire sul piano sociale. Un palleggio continuo che Arcuri sembra gestire molto meglio del pressing che accompagna da mesi il suo ruolo di Commissario all’ emergenza Covid. Un ruolo che forse nasconde il fallimento nella gestione dei terremoti. Palleggia ed incassa danari ma non risolve problemi, anzi li acquiesce.

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