Yaye Kanoute: «Ischia, hai la mentalità giusta. Bitetto è un vincente”

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Alessandro Mollo | Ne è passato di tempo da quando con la sua valigia piena di sogni arrivò in Italia. Fu il Tor di Quinto a puntare su di lui, appena diciassettenne, e su quelle qualità che ben presto ammaliarono l’ambizioso Benevento. Mamadou Kanoute – per gli amici Yaye – è una delle note più liete dell’inizio stagione gialloblu. Dopo la convincente prestazione con la Fidelis Andria, l’attaccante si è ripetuto anche a Martina, dove ha siglato la prima rete con la maglia dell’Ischia e si è procurato i due rigori che hanno deciso il match. E non ha nessuna intenzione di fermarsi. Anche perché è arrivato il momento di svuotare la valigia, e di lasciare che il posto dei sogni venga occupato dai gol e dalle sue giocate.

L’Ischia Isolaverde batte il Martina Franca e passa il turno di Coppa, ma soprattutto convince con una prestazione positiva.

“Siamo contenti di esserci qualificati e penso che abbiamo disputato una bella partita. Siamo stati compatti. Abbiamo cercato il risultato, perché siamo andati là per vincere. Non è stata una gara semplice, ma noi avevamo la mentalità giusta per affrontarla e vincerla”.

Il Dispari nelle sue pagelle ti ha nominato migliore in campo nella gara di ieri. Ancora una prestazione positiva per te, che sei partito molto forte quest’anno.

“Mi fa piacere essere stato nominato migliore in campo. Ne sono molto soddisfatto, ma ad essere importante è la prestazione della squadra ed il risultato ottenuto. Per quanto riguarda me, io provo sempre a dare il massimo durante gli allenamenti settimanali, perché solo allenandosi bene si possono disputare prestazioni convincenti la Domenica”.

Il Benevento ti ha ceduto in prestito ma ti osserva con attenzione. Questa per te è una stagione molto importante.

“Sì, voglio fare bene. Il Benevento mi ha mandato in prestito per trovare il giusto minutaggio ed io lavoro per farmi trovare pronto”.

A che punto è l’intesa con i compagni di reparto, Nicola Mancino ed Ameth Fall?

“ C’è una bella intesa tra di noi. Mi trovo bene con tutti e due, in allenamento proviamo le giocate con il mister e ci riescono bene. L’intesa già c’ è e crescerà ancora”.

Nel 4-3-1-2 di Bitetto giochi da seconda punta. In realtà fino a quest’anno hai ricoperto il ruolo di esterno. E’ stato un problema adattarsi alla nuova posizione?

“Sono un esterno, però sono grato al mister che ha disegnato per me questo nuovo ruolo. Anche perché gioco più vicino alla area di rigore, e con i movimenti giusti arrivo subito in porta. Mi fa piacere giocare lì. Per me non vi è differenza tra il ruolo di esterno e di seconda punta, mi trovo bene dove mister Bitetto mi sta impiegando così come mi trovavo bene sulla corsia esterna”.

L’Ischia vista all’opera in queste settimane dà la sensazione di essere una squadra valida, ma incompleta.

“Il campionato ancora non è iniziato e dobbiamo migliorare ancora. Giocando insieme giorno dopo giorno e seguendo le indicazioni del mister, cresceremo ulteriormente. Poi chi arriverà potrà fare bene”.

Se dovessi tracciare un profilo di Bitetto, che parole impiegheresti?

“E’ un allenatore molto valido, ti fa comprendere le cose e ciò che desidera, ti trasmette la sua mentalità vincente con cui noi scendiamo in campo”.

L’obiettivo dichiarato dell’Ischia Isolaverde è la salvezza. Ci sono i presupposti per poterla raggiungere con qualche patema d’animo in meno rispetto alla passata stagione?

“Ci possiamo salvare, però noi dobbiamo pensare a giocare partita dopo partita. Non dobbiamo concentrarci sui punti, ma vivere ogni partita come se fosse una finale”.

Ti sei posto un obiettivo personale per l’attuale stagione?

“Desidero fare bene quest’anno, realizzare tanti gol, e fare il salto di categoria. Voglio aiutare la squadra a salvarsi il più presto possibile, poi mi auguro l’anno prossimo di giocare in Serie B”.

C’è un giocatore al quale ti ispiri?

“Ronaldinho, mi piaceva molto. Mi ispiravo molto a lui, perché amavo il suo modo di giocare”

Prima di arrivare in Italia, come te l’aspettavi il mondo pallonaro italiano?

“Me l’aspettavo così, perché quando mi parlavano del calcio italiano me lo descrivevano come un gioco tattico, molto intenso e fisico. Prima di arrivare in Italia, mi allenavo tenendo conto di quanto mi dicevano del calcio italiano e devo dire che non si sbagliavano”.

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